E SE FOSSE L’ULTIMA VOLTA?

da | Gen 20, 2025 | Gennaio 2025

Da lontano, una ragazza sconosciuta mi ripete una frase che non ricordavo di aver condiviso.

“Puoi andare ovunque, ma puoi anche stare qui”

E lei che ne sa?, penso tra me e me.
“E tu che ne sai?”, dopo aver preso il coraggio di chiederglielo.
Ma poi, soprattutto: “Tu chi sei?”

Superato l’imbarazzo, scopro che, per una volta, non era colpa della mia fallace memoria: quella ragazza non l’avevo davvero mai incontrata.

“Sono un’amica di Elia, e sì, pure io ho vissuto ad Olde Vechte.”

Il mondo si riduce a un granello di sabbia al microscopio.
Ed io mi chiedo come, al suo interno, possano stare racchiuse così tante illusioni.

COME UNA FIONDA

Chiudo la settimana con il conto in sfacelo: non è così facile tornare a fare lo studente. L’euforia di questa nuova veste mi ha indotto all’acquisto compulsivo di una bicicletta, del baccalà, dei maledettissimi e costosissimi pinchos, e di tre biglietti per Valencia-Real Sociedad. Quegli stessi abiti mi hanno poi riportato ad una dimensione presente dello stare al mondo: “cosa mangio?”, “che c’è stasera?”, “cervezina?”, tutte domande immediate, le cui risposte non lasciano spazio alla programmazione.

Persino le migliori intenzioni si fanno soverchiare dall’instancabile marea della disinibizione. Che forse è perdizione. Che forse è distrazione.

Nella ricerca di una definizione che faccia rima con il proprio alter ego precedente, e che allo stesso tempo ne evochi un chiasma rimbombante di contenuto, inciampo nella parola “frustrazione”. Avrebbe tutte le caratteristiche per continuare la litania, penso, ma il 3 è un numero che vive di un bilanciamento naturale e…
… e non posso ammettere di essere un frustrato.

Sono solo uno studente un po’ disabituato ad esserlo. Uno studente che alla soglia dei trent’anni si concede ancora un Erasmus in Spagna e che, tra il sogno di un thé caldo e di una famiglia, e quello delle 7 del mattino ballando la techno, naufraga nella voragine che vi si apre nel mezzo.

Allora chi sono?, ancora non mi sono chiesto, paralizzato dalla paura di restare intrappolato in questo nuovo personaggio.

Ho di nuovo sporadici brufoli sul viso.
Metto lo smalto.
Faccio tardi.
Ma soprattutto dormirei fino a tardi.
Ho ripreso a fumare.
A volte, mangio cibi preconfenzionati (non ho ancora premuto il tasto AUTODISTRUZIONE)
Ma soprattutto mi trascino dietro i miei doveri da giovane adulto.

La scrittura del blog, la scrittura di un libro, la scrittura della tesi, la lettura delle scritture altrui grazie alle quali dovrei prepararmi agli esami di fine anno… l’attenzione sembra essersi trasformata in uno di quei minuscoli granelli di sale con cui insaporisco fin troppo il guizzo dei nuovi piatti che sto imparando a cucinare. In fondo sono qui per questo, no? Per studiare il sistema enogastronomico locale. E sia.

Sofia dice: “passano in fretta quando mi concedo di vivermeli”, riferendosi a questi momenti un po’ spiazzanti, durante i quali vuoi essere uno e sei un altro.

“Quanti cazzo di anni hai Jacopo Masi? 28 anni? 29 anni? Minchia ma spacca il mondo. Mangia i tavolini. Salta tutto. Non dormire. E se fosse l’ultima volta?”

Sempre Sofia, che con una cozzaglia di parole spazza via tutto

Come una fionda.
Per lanciare lontano bisogna ritornare indietro.
Come se fosse un rito di passaggio.
Un ri-mettersi alla prova,
un ri-conoscersi,
un ri-salutarsi per un’ultima volta.

Per diventare adulto devo tornare ragazzino.
Concedermi questa nuova lunga sosta.
E aspettare che l’elastico sia ben teso.
Se non voglio commettere l’errore di restare fermo.
Qui.
Dove sono.
E dove ero.

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