IL GIOCO DEI SIGNIFICATI

da | Dic 19, 2025 | Dicembre 2025

Aspetta la neve, e sali in montagna.
Aspetta la neve, e solo allora, sali in montagna.

Nun ce pensà alle scarpe che si infracicano.
Nun ce pensà.

Aspetta la neve, e mentre guardi la montagna dal cavalcavia, pensa: “che ci mangiamo stasera?”
Roba semplice. Non strafare, che poi chissà come vanno a finire ste cose.
Facile.
Acchitta un aperitivino, due crostini, un piatto e il dolce.
Una bella bottiglia che fa sempre, e dico semprissimo, bene.
E al gran finale ci penseranno le luci soffuse.

Così: acciughine al verde, tomini e pane.
Agnolotti fatti in casa.
Boccia di Semplicemente Vino di Cascina degli Ulivi.
Dolce, delegato all’artefice di questa minuscola fuitina.

Nello zaino mettici pure il kit per l’evasione sensoriale 🍄, un abbondante set di abbracci, traboccante fantasia, e l’elogio dei silenzi.

A quel punto parti.
Datti appuntamento ad un’ora sommaria e lascia che sia il treno il punto d’intersezione delle vostre rette.
Seduti uno di fronte all’altro, discutete animatamente su come due mondi possano toccarsi senza però invadersi. Di come l’egoismo sia contraddittorio nel suo essere sistemico. Discutete delle responsabilità, individuali e collettive, e poi, quando improvvisamente dopo una galleria, dal finestrino compare la neve, fatela finita. E statevene in silenzio a dire quanto è importante, ancora una volta, meravigliarsi.

A casa fate il calduccio.
Il calduccio si fa con i divani, le poltrone, le coperte, le coccole, la musica lenta, la finestra sugli alberi, il tappeto, il legno.
Fatto il calduccio, lasciatevi trasportare dalle psichedeliche visioni.
Ci vorrà del tempo.
E quel tempo trasformatelo in istante.
Sarà la neve a scandirlo. Mentre le lancette si sciolgono al sole della monotonia.
Godetevi quel pizzico di paura che vi ha impedito di andare oltre.
E che vi ha concesso una lunga passeggiata azzurra neve e bianca cielo.

Poi, con lo stomaco mezzo pieno, e i passi stanchi, rientrate per giocare al gioco dei significati.
Svestite la realtà dai significati con i quali si è cicatrizzata ormai la pelle.
Alternate il sublime al vorace, il peccato all’amore, lo scherzo all’agonia delle profondità.
Rompete con la mente gli schemi, e con i fatti le azioni.
Giocate al gioco dei significati anche quando avete paura, perché è proprio lì che rattrappiscono le essenze.

E dopo aver assaggiato un po’ del vostro amore, fate della tavola l’ennesimo scenario di quest’esodo dal reale.
Il vino non sarà più solo vino.
Il pane non sarà più solo pane.
L’augurarsi buon appettito non sarà più solo educazione.
Tutto inizierà a ruotare vorticosamente attorno al micromondo di fantasie che da ore fioriscono nella stanza.
A quel punto sarà già troppo tardi.
E il momento più significativo dell’anno sarà di nuovo lì, di fronte a voi, come in una fotografia sgualcita nel portafoglio.

Mezzanotte arriverà troppo presto.
Così come i 30 anni.
“Insomma, che ne è stato di questi 20?”, ti chiederà lui, naturalmente curioso.
E tu non potrai evitare di sorridere mentre ripenserai al cortometraggio della tua vita.
Certo che non potrai.
Troppa la gratitudine, e troppo lo spavento nel voltarsi indietro.
Un sorriso che è riconoscenza ed esorcizzazione.
“È stato il decennio delle Ceres e dei Camparini”, gli dirai con gli occhi lucidi.
“Delle Ceres e dei Camparini”, sottolineerai emozionato, “il decennio dei bar, dei tavolini, della socialità. Il decennio dell’evasione, degli eccessi, degli aperitivi come fuga dal mondo. Ferma tutto. Siediti. E bevi. Non c’è niente da correre. Il decennio delle Ceres e dei Camparini come prolungamento dello stare insieme: come quando sei stato in gita con gli amici e al ritorno, prima di rientrare a casa, proponevi sempre l’ultimo bicchiere; così, per estendere il tempo. Il decennio delle Ceres e dei Camparini come ponte, zona franca per intavolare nuove inebrianti conoscenze.”

A quel punto avrai già soffiato le candeline.
Il dolcino lo portava lui. Così come la voglia empatica di celebrare un momento importante.
“Grazie”, gli dirai nella calda morsa di un abbraccio.
“Auguri Ja”, nella bellezza della sua semplicità.

La neve avrà cessato di cadere.
I corpi di vibrare.
I fumi di inebriare.

E per la prima volta, sarà notte, una notte stracolma di stelle.


Sono stati questi i miei vent’anni: un susseguirsi incessante di racconti.



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