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	<title>Marzo 2025 | A very normal guy</title>
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		<title>IBIZA È ANCHE UN&#8217;ISOLA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 20:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Il qui e ora è una cazzata!&#8221;, mi aveva sbalordito Erika, quella Person from Ibiza che già aveva avuto un discreto successo nello scagionarmi dalle mie comode certezze. &#8220;Il qui e ora è solo un modo per tenerci ancorati qui, senza né sogni né radici. Parla con te stesso di quarant&#8217;anni, di cinquanta, chiedigli la [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il <em>qui e ora</em> è una cazzata!&#8221;, mi aveva sbalordito Erika, quella <em><a href="https://averynormalguy.com/2024/04/28/person-from-ibiza/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2024/04/28/person-from-ibiza/">Person from Ibiza</a> </em>che già aveva avuto un discreto successo nello scagionarmi dalle mie comode certezze. &#8220;Il <em>qui e ora</em> è solo un modo per tenerci ancorati qui, senza né sogni né radici. Parla con te stesso di quarant&#8217;anni, di cinquanta, chiedigli la direzione, instaura un rapporto col tempo viaggandovi attraverso.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti prego vai avanti,</em> dicevano i miei occhi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Getta un seme là dove pensi di non poter arrivare. Pensa in grande Jacopo. Esagera!&#8221;, <em>che anche se anche fossero tutte cazzate, quanto è bello sentirselo dire</em> <em>e respirare a pieni polmoni l&#8217;aria della libertà?!, </em>&#8220;Siamo nel bel mezzo di due eclissi: è il momento giusto per espandere. Non stare lì a crogiolarti su quale strada prendere. Manifesta cose che mai avevi pensato: l&#8217;Universo, in questo momento, accoglie.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ti prego fermati, </em>diceva il mio respiro: affannato nel rincorrere tanta ispirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo poi concessi un dolce, anzi due.<br>Abbiamo riscoperto il verde di una Ibiza raramente così rigogliosa.<br>E ci siamo salutati in un abbraccio, lasciando uno spiraglio aperto per quel domani, con il quale ho scoperto essere lecito confrontarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ABBRACCIARE L&#8217;ACQUA FREDDA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ibiza è prima di tutto un&#8217;isola.<br>Prima di essere terra di discoteche, milionari, radical chic, e persone vestite da invidia, Ibiza è un&#8217;isola che nutre un proprio cielo e una propria terra. Terra inaspettatamente, e fortunatamente, verdissima: merito dei giorni di pioggia che avevano anticipato il nostro arrivo: mio, di Gobi e di Thibault. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È domenica mattina e già sono in debito di sonno: ho dormito 3 ore, per via dell&#8217;aereo troppo presto e della <em>zanchetta</em> troppo tardi. Il volo non dura il tempo di un abbiocco, che alle 8 siamo sfatti e affamati fuori dall&#8217;aeroporto. Il bus numero 10 ci fa da Caronte verso 3 ore di stasi seduti in un bar, nell&#8217;attesa che il van che abbiamo affittato si manifesti ai nostri occhi. <br>Mandiamo Gobi a nascondersi (avevamo prenotato un van per sole due persone) e chiudiamo le pratiche burocratiche: giro dell&#8217;isolato, marce che faticano a ingranare, e <em>Gobi fatti trovare all&#8217;angolo che ti passiamo a prendere.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascun punto sulla cartina dell&#8217;isola pare essere collegato da un intervallo di tempo che si attesta pedissequamente intorno ai 20 minuti. La distanza non è più un&#8217;unità di misura. Vince il desiderio, in un edonistico esercizio di autocelebrazione del sé. Per primo un <em>mercadillo</em> tutto hippies coi soldi (<em><a href="https://medium.com/@fredjarl/les-bobos-chi-sono-davvero-6fe51bd4c78a" data-type="link" data-id="https://medium.com/@fredjarl/les-bobos-chi-sono-davvero-6fe51bd4c78a">Les bobos,</a></em> come bene dicono i francesi), poi un gradino al sole, e la voglia di Thibault di andarsene al mare rompe l&#8217;incantesimo. Vince il desiderio, sempre. Così mare e la spiaggia di <a href="https://maps.app.goo.gl/bf5pPgiQiqaeUiL6A" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/bf5pPgiQiqaeUiL6A">Cala Xarraca</a> a fare da chioccia alle nostre occhiaie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo pare rincorrersi a tal punto da inciamparsi sui suoi stessi passi, e assopiti dal sole, e assopiti dal mare, ci dirigiamo verso <a href="https://www.juntoshouse.com/" data-type="link" data-id="https://www.juntoshouse.com/">Juntos,</a> dove ci aspettano <a href="https://averynormalguy.com/2024/04/22/schiaffoni/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2024/04/22/schiaffoni/">Sonia</a> e i suoi amici. Una sorsata di birra e un&#8217;occhiata all&#8217;orto: quanto basta per ricordarsi dell&#8217;eterna battaglia tra la città e la natura. Annuso tutte le piante che incrocio tra i filari, sorprendendomi della mia memoria olfattiva, ancora salda ai suoi bucolici princìpi; Gobi intanto si ricorda di essere un agronomo e sferra bordate di acquaponica che noi, rilassatamente ignoranti, non avevamo colto come mirabolanti opportunità.<br>Ci sediamo in giardino.<br>Poi ci alziamo e ce ne andiamo all&#8217;ennesimo <em>mercadillo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Qua la situazione è come la precedente ma peggio/meglio/ o qualsiasi altro accrescitivo. <br>I banchi disegnano un mantra sulla ghiaia e da lontano musica <em>tribal </em>attira noi giovani ribelli, noi vecchi sognatori, noi uomini, noi donne, noi pitture rupestri, noi urinatoio di Duchamp&#8230; attira noi tutt* a muovere i corpi mentre il sole inizia un timido tramonto. D&#8217;un tratto la musica si interrompe: un uomo, che potrebbe essere uno sciamano, o l&#8217;amministratore delegato della Rolex, prende il microfono e ci invita a ringraziare il Sole. Il mondo si gira. Il mondo ringrazia. E la musica riprende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sera, che poi è già notte, è una scatola di latta su ruote parcheggiata a una manciata di metri da una scogliera. In alto le stelle. In basso sabbia mista a roccia. Intorno il buio, riempito solo dal pendolio del mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lunedì abbiamo meno sonno e più voglia di natura. Così ci perdiamo, profetici autosabotatori, in un trekking a <a href="https://maps.app.goo.gl/ncVJ4xD9sRkUQELG8" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/ncVJ4xD9sRkUQELG8">Punta Moscater.</a> &#8220;Shall we continue or shall we go back? Do we need to be on the west coast by 6pm?&#8221;, domando incauto ai miei compagni di viaggio.<br>&#8220;How much is left to finish the trip?&#8221;, puntuale Thibault.<br>&#8220;Falta como una hora y pico, creo.&#8221;, mi improvviso capo scout.<br>&#8220;Vale, vamos&#8221;, e ci rimettiamo in cammino verso un ipotetico giro ad anello.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-26-ore-10.26.15_07d7094d-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-1434" srcset="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-26-ore-10.26.15_07d7094d-980x735.jpg 980w, https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-26-ore-10.26.15_07d7094d-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un canyon, il mare.<br>In testa il sole.<br>In corpo il sole.<br>E la voglia di un prequel d&#8217;estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci spogliamo, e nudi, abbracciamo l&#8217;acqua fredda, lasciandole fare altrettanto. Anche lei nuda. Anche lei ci abbraccia.<br>Come lucertole cerchiamo il sole, fingendo indifferenza nei confronti degli altri esploratori, e mentre ci asciughiamo dichiaro la mia colpevolezza: &#8220;No quiero hablar. No quiero escuchar.&#8221; Seguiranno i soliti venti minuti di silenzio. I più belli. I più onesti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le successive due ore sono tentativi di riscoperta della via maestra, zero bestemmie e l&#8217;arsura a vacillare tra l&#8217;acqua e la cerveza. Poi di nuovo van, e altra scogliera sulla costa ovest, a <a href="https://maps.app.goo.gl/Y4WBg7YrJh4J5KMq7" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/Y4WBg7YrJh4J5KMq7">Sa Figuera Borda.</a> Gobi compieva gli anni, e il mondo gli aveva regalato la gratitudine di un abisso sul mare, del cibo, delle stelle, e degli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo trascorso una notte senza renderci conto dell&#8217;unicità dell&#8217;istante.<br>Però abbiamo goduto delle nostre passioni: della musica, del cibo, della libertà.<br>Se c&#8217;era qualcuno qualcosa da ringraziare, quella cosa eravamo noi, e la nostra scelta di stra-vivere.<br>Il resto era una cornice bellissima di un quadro invisibile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/03/Immagine-WhatsApp-2025-03-27-ore-23.07.33_dfc066ed-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1432"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Martedì sono andato a trovare Erika a <a href="https://maps.app.goo.gl/rC8HyDi1XpQsnUBX8" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/rC8HyDi1XpQsnUBX8">Sant Agnès de Corona:</a> ho aspettato la migliore tortilla dell&#8217;isola, mentre mi mangiavo una focaccia avocado e salmone; e in tale incoerenza gastronomica, lei mi ha aperto il cranio, ci ha rovesciato dentro zuffe di parole, ha agitato per bene, e mi ha rispedito sul continente.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;aeroporto di Valencia a casa, regna il silenzio: <em>&#8220;la bellezza costa fatica&#8221;</em>, scriveva un me con meno barba e più capelli. <br>Arrivo a casa, e mi siedo sulla sedia da ufficio abbandonata in balcone: racconto a Sarah degli ultimi tre giorni, ma le parole sono contenitori troppo piccoli per tanta semplicità. <br>Così mi interrompo, mi accendo un zanchetta e muto, mi riscopro travolto da un&#8217;immensa gratitudine. </p>
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		<title>FROCIO TRA I FROCI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 22:17:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché si dice così, no? Frocio?Tanti froci lo fanno.Tanti eterosessuali anche, senza sapere cosa stanno facendo. Matteo mi ha insegnato che, la prima volta, si può anche non scopare.Una vera e propria rivoluzione nel mondo omosessuale maschile, fatto di così tante libertà che spesso sconfinano nell&#8217;inadeguatezza. Sono uscito con Matteo, ci siamo bevuti due Campari, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Perché si dice così, no? Frocio?<br>Tanti froci lo fanno.<br>Tanti eterosessuali anche, senza sapere cosa stanno facendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Matteo mi ha insegnato che, la prima volta, si può anche non scopare.<br>Una vera e propria rivoluzione nel mondo omosessuale maschile, fatto di così tante libertà che spesso sconfinano nell&#8217;inadeguatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono uscito con Matteo, ci siamo bevuti due Campari, Soda io, Spritz lui, poi siamo saliti da lui, abbiamo fumato, e&#8230; e abbiamo parlato. Distrattamente sì, perché l&#8217;alcool&#8230; perché il fumo&#8230; perché il sangue&#8230; abbiamo parlato e&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230; e ci siamo baciati. Ci siamo baciati PUNTO.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ci rivediamo?&#8221;, lui, o io, in fondo che importa?<br>&#8220;Sì&#8221;, o &#8220;No&#8221;, in fondo che importa?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ascensore mi sono guardato allo specchio e, vietandomi categoricamente di giudicarmi, ho nutrito compassione: <em>si può anche non scopare Jacopo. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho imparato una cosa nuova.</p>



<h2 class="wp-block-heading">The world is on fallas</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Valencia tra febbraio e marzo diventa guerriglia urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Cuidado&#8221;, mi dicevano, stendendo un velo di riservatezza sull&#8217;innominato.<br>&#8220;Descubrirás&#8221;, provocando un ghigno.<br>&#8220;Te gustan los petardos?&#8221;, come chiosa di qualsiasi discorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valencia, tra l&#8217;ultima domenica di febbraio e il 19 marzo, diventa Las Fallas: un climax crescente di indigestioni urbane fatte di petardi, missili, lanciarazzi, fuochi d&#8217;artificio ad ogni ora del giorno e della notte, tendoni bianchi a chiudere le strade, paellas a nutrirle, giganti costruzioni di legno e cartapesta a fare occupazione nelle piazze, bande improvvisate, bande organizzate, le donne che diventano falleras, gli uomini falleros, le 14:00 l&#8217;ora della Mascletà in Plaza del Ayuntamiento, e l&#8217;improvvisa voglia di uscire senza alcun programma, <em>tanto vamos por fallas.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Indosso le vesti del divulgatore: </p>



<p class="wp-block-paragraph">Las Fallas sono circa tre settimane di celebrazione. E questo dovrebbe bastare. È una festa. Di chi? Per cosa? Per questo c&#8217;è ChatGPT &amp; friends: chi è curioso nutra la propria curiosità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine esperienza da divulgatore.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i giorni, alle 14:00, nella piazza centrale di Valencia, un corpo specializzato di piromani si cimenta in uno show di circa 5 minuti di bombe, il tutto autorizzato dal comune con tanto di area riservata, palco, marionette e maxi schermi a riprendere l&#8217;attesissimo frastuono.<br>Io, che lavoro a 1,1 km dal centro nevralgico della sparatoria, alle 14:00 sapevo che erano le 14:00 senza che nessuna lancetta me lo suggerisse. <br>Io, che vivo a 2,4 km dal centro nevralgico della sparatoria, alle 14:00 sapevo che erano le 14:00 senza che nessuna lancetta me lo suggerisse. <br>I bombardamenti poi, si susseguono lungo tutta la superficie calpestabile e non (sì, <em>lungo tutta la superficie calpestabile E NON) </em>di Valencia, con un disseminato esercito di esseri umani (di genere, età, estrazione sociale e gusto di gelato variegato) che giocano al gioco di fare rumore. Perché sparare petardi all&#8217;impazzata, ai miei occhi da sedicente valenciano, altro non è che fare rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre i giorni passano, e marzo inizia a fare la voce grossa, le assurdità si moltiplicano: gigantesche sculture caricaturali compaiono magicamente al centro di vie, strade, piazze, bloccando il traffico anche la più ligia ambulanza. Perché <em>Las Fallas</em> è una democratica bastarda: non guarda in faccia a niente e a nessuno, e se devi morì muori nell&#8217;agonia di un ritardo, ma se devi divertirti rinasci crisalide drogata e assuefatta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contemporaneamente compaiono tendoni bianchi sparsi qua e là come i danni della grandine: all&#8217;interno musiche tech/tehc-house/minimal/tribal, <em>cervezas </em>a 1.50€ e l&#8217;antropologico esperimento sociale di una miriade di corpi che si fanno uno. Un unico, grande, amorfo corpo che vocia casino e semina urina su qualsiasi parete semi-verticale gli si presenti davanti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I giorni passano, il 19 marzo si fa sempre più vicino, e il fervore si fa quasi incontenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le strade si riempiono di recinti per far scoppiare i petardi ai bambini &#8220;in sicurezza&#8221;.<br>I marciapiedi diventano cucine di <em>paellas </em>improvvisate.<br>Agli angoli spuntano come funghi food trucks di <em>churros </em>e <em><a href="https://recetasdecocina.elmundo.es/2021/09/bunuelos-de-calabaza-postre-tradicional.html">bunuelos.</a></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i migliori propositi di una vita equilibrata si scansano dinnanzi a tanta veracità.<br>Di giorno si lavora, il pomeriggio si sta in giro, la sera si beve, la notte si balla, per strada, fino alle 4, perché poi chiude tutto, e vai all&#8217;Eskombrera (centro sociale a nord di Valencia), o raccogli i sogni delle vite precedenti e mestamente rincasi, promettendosi che domani farai il bravo. Domani, sì&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/03/WhatsApp-Image-2025-03-20-at-23.31.26-1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-1420"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Domani c&#8217;è il Nit del Foc. A mezzanotte. Alla Ciudad de las Artes.<br>Uno spettacolo magistrale di fuochi d&#8217;artificio che sembrano lanciati da Marte più che essere sparati dalla Terra.<br>Prima il casino di migliaia di persone che si sparano petardi nel gioco di una guerra senza né morti né feriti.<br>Dopo lo stesso, ma peggio.<br>In mezzo, il Nit del Foc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come il ruggito del leone che rimette ordine nella foresta.<br>Prima le iene, gli avvoltoi, i suricati&#8230; prima chiunque a dire la sua ritagliandosi il proprio spazio tra le infami leggi della sopravvivenza. <br>Dopo lo stesso, ma peggio.<br>In mezzo, la voce grossa e potente di uno spettacolo che ha segnato il record di kg di polvere da sparo. L&#8217;elogio del fuori misura. Un Kandinsky rumoroso, assai rumoroso.<br>Il re leone, dinnanzi al quale gli occhi, le orecchie e la bocca di migliaia di valenciani ammutoliscono, in segno di prodigiosa reverenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">3 scoppi.<br>Applauso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guerriglia urbana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino al 19 marzo. Ultimo giorno di <em>fallas.</em><br>Il peggio è passato. Il meglio pure. <br>Ora non rimane che bruciare tutto.<br><em>Hai capito bene, </em>bruciare tutto.<br>Tutte quelle gigantesche sculture caricaturali comparse magicamente per le vie della città vengono date alle fiamme.<br>La festa si fa malinconica e silenziosa.<br>Gli ultimi botti fanno quasi tenerezza.<br>Un sentimento nostalgico e grato tocca le centinaia e centinaia di teste rivolte verso il cielo a guardare il fumo nero farsi aggressivo.<br>Perché c&#8217;è onore anche nel lasciarsi andare, e nel dare il benvenuto ad un nuovo inizio: il benvenuto alla primavera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Las Fallas </em>sono la cosa più pazza che abbia mai visto, la cosa più umana a cui abbia mai assistito.<br>Tutto passa, e non v&#8217;è motivo per non celebrarlo.<br>Si dà fuoco a tutto, e si rinizia.<br></p>
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		<title>SUI TETTI DI VALENCIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 10:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Porrito en la terraza?&#8221;, avevo fornito l&#8217;assist a fine serata.&#8220;Si, claro&#8221;, Thibault senza esitazione.&#8220;Vale vale&#8221;, a ruota Gobi. Ascensore fino al sedicesimo e poi ancora un piano a piedi. Tutto intorno a noi, la notte di Valencia fingeva di dormire. &#8220;Do you know that when I&#8217;m here, or on the mountain, or anywhere high, I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Porrito en la terraza?&#8221;, avevo fornito l&#8217;assist a fine serata.<br>&#8220;Si, claro&#8221;, Thibault senza esitazione.<br>&#8220;Vale vale&#8221;, a ruota Gobi. <br>Ascensore fino al sedicesimo e poi ancora un piano a piedi. <br>Tutto intorno a noi, la notte di Valencia fingeva di dormire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Do you know that when I&#8217;m here, or on the mountain, or anywhere high, I see things from a different point of view? Like, detached, from above…&#8221;, si era sovrapposto a Thibault a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=DOIizxW0X_w" data-type="link" data-id="https://www.youtube.com/watch?v=DOIizxW0X_w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Empireo Risolti di Marco Castello.</a><br>Mi alzai anch&#8217;io per affacciarmi su Avenida de Catalunya.<br><em>&#8220;</em>You know,&#8221; provo a mettere a fuoco il concetto, &#8220;when I lived in the Netherlands, I used to ask people how the landscape affected their mentality.&#8221;<br>Lo sguardo di Thibault sembrava dirmi: <em>&#8220;Non sto capendo, ma prosegui.&#8221;</em><br>&#8220;Yeah, because imagine being born there, in the Netherlands. Around you, only flatness. And the limit of the horizon—I mean, the reason why you can&#8217;t see further—is in yourself, in your sight. You know what I mean? Like, I&#8217;m from Turin, I&#8217;m surrounded by mountains: so the reason why I cannot see further is the mountains themselves—there’s an external obstacle between me and the unknown. While for Dutch people, the obstacle is in their own sight. That’s maybe why, culturally, they are so open, so projected toward the future: because they just need to overcome themselves. If they step forward, they can see a bit more of the horizon, and then more and more&#8230; If I step forward, I&#8217;ll just see a bigger mountain—and so, a bigger obstacle.&#8221;<br>Pausa.<br>&#8220;I don&#8217;t know if I explained myself&#8230; but yeah, I do believe that our mentality is affected by our surroundings.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fine del viaggio.<br>Fine del pippone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di nuovo Marco Castello, e noi tre affacciati sui tetti di Valencia a pensare a quale regista avrebbe meglio rappresentato quella scena. </p>



<h2 class="wp-block-heading">DI SILENZIO E DI CONTATTO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Dall&#8217;altra parte del Turia c&#8217;è il parco Real: ci sono le voliere, i pavoni, e se non sbaglio c&#8217;è anche un cigno nero&#8221;, riconoscendo i miei limiti da guida turistica quando si fuoriusciva dal campo enogastronomico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La mia famiglia è venuta a trovarmi a Valencia. Una cospicua delegazione di 7, tra parenti congeniti e acquisiti, è montata su un aereo per fuggire dall&#8217;inaspettato sole di Torino. La mamon, il babbo, Rebe, Rich, zio, zia e Marina: mezzo secolo intergenerazionale di stomaci, palati, occhi e gambe avvezzi all&#8217;esplorazione. <br>4 giorni e briciole per riprendere da dove ci s&#8217;era interrotti: ossia dagli abbracci. <br>Perché quando mi chiedono della mia famiglia fatico a parlarne in termini di identificazioni marmoree: la mia famiglia non ha passioni definite, definizioni professionali o marchi da lasciare in eredità. Non ci sono musicisti in famiglia. Non ci sono artisti. Non ci sono avvocati, medici, agricoltori. Non ci sono tossici, divorzi, scandali. Non ci sono lontananze, le vacanze dai parenti di giù, viaggi <em>comandati.</em> Non ci sono assidue frequentazioni né vertiginose assenze. Non ci sono case di proprietà, eredità fortunose, debiti infausti. Non c&#8217;è niente di appetibile per la trama di un romanzo. <br>La mia famiglia è l&#8217;elogio della normalità.<br>E di questa normalità, che tutto setaccia fino all&#8217;osso scarno delle cose, non rimangono che gli abbracci. Persino le parole diventano superflue. <mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-luminous-vivid-orange-color">Solo gli abbracci: dei lunghi e caldi momenti di silenzio e di contatto.</mark> Così, appena sono entrato nel loro Airbnb nel cuore di <a href="https://es.wikipedia.org/wiki/Ruzafa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Russafa,</a> siamo rimasti in silenzio, lasciandoci respirare a quattro polmoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi chilometri a piedi sballotati tra la fretta di mostrar loro la &#8220;via Valencia&#8221;, i miei bar, la mia casa, i miei mercati; e il senso del dovere di mostrar loro la &#8220;Valencia di tutt&#8221;: quella delle principali attrazioni turistiche e degli scenari venuti bene in foto. Fosse per me gli avrei portati pure ad <a href="https://www.instagram.com/electropura_club/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ELECTROPURA,</a> una <em>bar torcido</em> dalla struttura a spirale che ti risucchia, ti mastica e ti risputa mentre intanto tu pensi semplicemente di stare solo ballando. Ma i miei neanche trent&#8217;anni non trovano <em>compañeros</em> devoti all&#8217;esagerazione. Meglio così: questa tripla vita è insostenibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sabato mattina mi sveglio lungo, e di <em>resaca </em>mi trascino a lavoro: vorrei dell&#8217;acqua, ma le mie scelte professionali mi hanno indotto a diventare <em>catador</em> e tra le 11 e le 13 ho già assaggiato, respirato e gustato 6 bicchieri di vino. <br>Bevo un caffè come fosse una doppia seduta dallo psicologo: <em>sistemerà tutto, </em>mi convinco.<br>Con le nuvole a farmi fare brutta figura, monto in bici e raggiungo la mia famiglia al <a href="https://barelpatio.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bar El Patio,</a> un posto suggeritomi da una mia collega e approvatissimo da Bacco, Dioniso o a chiunque sia devota sua maestà <em>La Lussuria.</em> Da lì, ci muoviamo verso il Turia, questo ricordo di fiume tramutatosi in parco di serpente, ma l&#8217;indecisione sul da farsi ci porta a scansare la grande impresa di guadarlo, ripiegando su un più modesto parco Real.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per prime le tortore: &#8220;ogni volta che le sento, mi ritorna in mente <a href="https://maps.app.goo.gl/YJ3ckNxo58yrS4Ns8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spigno</a>&#8220;, commento a voce alta.<br>&#8220;Eh già&#8221;, dice la mamon.<br>&#8220;Pensavo lo stesso&#8221;, chiude babbo. <br>Spigno, per gli amici, Spigno Monferrato, sui documenti officiali. Paese natio di nonna, è stato per anni il luogo dove tutta la famiglia (nonni, zii, cugini&#8230;) si ritrovava d&#8217;estate. Dei ricordi vividi mi riconducono a quel paesino di poche centinaia di abitanti: le passate di pomodoro fatte in cortile, le more al giardino dei Nani, la festa con la lotteria di settembre, la chiesa la domenica, l&#8217;odore di umido e di salame, e il canto mattutino e regolare delle tortore. Istantanee di un posto ormai abbandonato, sepolto sotto la polvere che si lascia dietro la vorace modernità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E dopo le tortore i pavoni.<br>&#8220;Magari sono gay&#8221;, inveisce Marina delusa dal fatto che nessun pavone l&#8217;avesse omaggiata di una ruota.<br>Ridiamo. E la prendiamo un po&#8217; in giro. Perché ciascun sistema si fonda su un equilibrio, e lo <em>sfottò</em> ne rappresenta la controprova fisico-scientifica: &#8220;ad ogni sfottò corrisponde una reazione uguale e contraria di una forma d&#8217;amore, per incapacità, inespressa&#8221;, scriverebbe Gio Evan su un pizzino di carta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E prima del cigno nero, la voliera con canarini, pappagalli e tantissimi altri piccoli uccelli che il mio Atlante degli Animali di quando ero piccolo non aveva osato insegnarmi. <br>Marina li rincorre.<br>Lo zio la guarda, seduto su una panchina.<br>Babbo e Rebe li osservano vicini.<br>Rich si trattiene a stento da sferrare battute.<br>La zia si riposa, un po&#8217; in disparte.<br>Mentre la mamon parla, fischia e tesse un legame <em>α-lessico</em> (ossia privo di parole) con un uccellino che la mia ignoranza definirebbe scientificamente un pappagallino. Io, alle sue spalle, le rubo una fotografia e, meravigliato, mi sforzo di non voler capire. Per qualche secondo ci riesco, fino a quando il genere <em>Homo</em> mi impone una spiegazione, e sereno mi dico: &#8220;sono proprio suo figlio.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quattro giorni poi, sono passati in fretta.<br>E i saluti si trasformano così, in un&#8217;altra scusa per abbracciarsi.<br>&#8220;Fai il bravo&#8221;, mi fa il babbo stringendomi nel suo corpo rassicurante, &#8220;fai il bravo, ma non troppo&#8221;, aggiunge, riconoscendomi quella libertà che mi ha reso ciò che sono, e che un giorno di tanti anni fa, confusi con la felicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;<br><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-luminous-vivid-orange-color">Adesso dei lunghi e caldi momenti di silenzio e di contatto.</mark></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br> </p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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		<title>RITORNO SILENTE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 14:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.L&#8217;orgoglio [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cavallo e se ne torna a piedi.<br>L&#8217;orgoglio parte a cav&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà solo la curiosità di chiedere a Bart Simpson quante righe servano per imparare la lezione a fermarmi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;NADA.&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Noto un leggero fastidio agli occhi: colpa dello schermo, sentenzio.<br>Quello stesso schermo che mi porge la mano raccontandomi di come l&#8217;uomo, in quanto animale, ha vissuto per millenni allenando la vista agli spazi aperti.<br>&#8220;Esci!&#8221;, sembra suggerirmi, da buon amico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noto una scomoda calamita alla testa: colpa di&#8230; colpa dell&#8217;oggetto del mio pensiero? O colpa mia che ci casco e <em>overthinko?</em><br>L&#8217;oggetto del pensiero è la solidità della mia adultezza: il <em>project work</em> da consegnare entro maggio, la soglia di galleggiamento dei numeri del mio conto in banca, la vita in un appartamento condiviso dove è l&#8217;aggettivo stesso &#8220;condiviso&#8221; ad essere divisivo&#8230; cose. Cose che, non appena mi sveglio, catturano la mia attenzione, rendendo distratta la mia pratica meditativa quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la mia prima settimana qui a Valencia, incontrai un ragazzo: il solito amico di amici di amici che &#8220;ah vai a Valencia? Ti giro il contatto di un mio amico che vive là! Andrete sicuramente d&#8217;accordo!&#8221; Ma le persone non godono della proprietà transitiva. Non sono numeri. Né tantomeno sono materia. Le persone sono un&#8217;indecifrabile costellazione di volti, spazi, sentimenti, sorrisi&#8230; ed in questo insorgere di definizioni che mi scaravento sullo scoglio come un polpo, ritornando alla linearità della narrazione. Durante la mia prima settimana qui a Valencia, incontrai un ragazzo, anche lui scrittore. Ci presentammo e subito iniziammo a parlare del nostro rapporto con le parole e del luogo dove ci piaceva incontrarle. <br>&#8220;Scrivi su carta?&#8221;, una domanda assai frequente; oppure: &#8220;Come gestisci l&#8217;impegno e l&#8217;atto creativo?&#8221;, per i più audaci che hanno intrapreso la strada della carriera letteraria. Domande che, sentite e risentite, definiscono una sorta di comunità di persone avvezze all&#8217;uso, o alla ricerca, del racconto come mezzo per <em>dileguarsi rettile</em> nella realtà. <br>Insomma conobbi questo ragazzo che, nell&#8217;atto impavido di scrivere un libro, si imbatté nella mia burrasca: &#8220;Come lo scrivi? Ti imponi tot battute al giorno? Hai già in testa il plot? Parti da una scaletta o vai di flusso?&#8221;<br>&#8220;Guarda Jacopo, non ti voglio dire molto. E non lo voglio fare per preservare il mio personalissimo modo di fare le cose. Quel che è certo però, è che anche adesso, in questo istante durante il quale io e te stiamo parlando qui in questa piazza, anche in questo momento io quel libro lo sto scrivendo.&#8221;<br>Il silenzio non fece in tempo a materializzarsi che un sorriso l&#8217;aveva già rapito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;E come ti senti quando pensi a tutte queste cose?&#8221;, mi aveva domandato Anita la mia psicologa di fronte alla piena di pensieri che mi martoriavano la testa.<br><em>Come mi sento?,</em> pensavo: &#8220;&#8230; overwhelmed&#8221;, dissi, facendo fatica ad esprimere il corrispettivo in italiano. <br>&#8220;E ci sono momenti in cui invece non ti senti <em>overwhelmed?&#8221;</em>, affilata come uno spillo. <br>&#8220;Quando sono presente. Quando c&#8217;è la consapevolezza. Ecco in quei momenti non esiste nient&#8217;altro che quello che sto facendo.&#8221;<br>&#8220;E quando ti capita?&#8221;, gagliarda lei.<br>&#8220;Quando <em>sto</em>.&#8221;<br>Pausa.<br>Ancora.<br>Ancora un pochettino.<br>Stop.<br>&#8220;Solo che quando <em>sto </em>non faccio. E se non faccio, mi sento in colpa.&#8221; <br>&#8220;E se il <em>non fare niente</em> fosse esso stesso un <em>fare</em>?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi chino per raccogliere le scorie di una serie di inidizi capitati sulla mia strada: lo schermo, la vista, la mente, il tizio che scrive anche quando non scrive, Anita&#8230; riempio lo zaino di possibili vie di fuga ed esco con il solo intento di guardare lontano. Non so dove andare, e lascio che il primo bus mi faccia da destriero verso sud. Che belli i pullman quando ripuliti dalla gogna del tempo e della puntualità. Le strade sono semideserte: è domenica pomeriggio e il cielo sembra essere ormai a pronto a mantenere la promessa di pioggia. Scendo a una fermata che credevo sconosciuta, fino a quando, avanzando di qualche metro, riconosco l&#8217;insegna del <a href="https://www.instagram.com/mat32__/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/mat32__/">Mat32:</a> uno di quei posti che trasformano il <em>piacere</em> in <em>invidia</em> e poi di nuovo in <em>piacere.</em><br><em>Ci risiamo: non sono neanche più capace di perdermi</em>, mi bullizzo in cagnesco. <br>Cammino collezionando serrande di negozi chiusi.<br>Siamo io, la pioggia e un dalmata di <em>food truck </em>di churros. <br>Nonostante il bisogno di smarrimento, mi osservo costruire un recinto mentale oltre il quale sarebbe pericoloso uscire. <br>Il telefono è ben custodito in tasca: non cerco distrazioni. Vorrei solo lo spazio aperto delle strade e quello caleidoscopico dei palazzi. Sono gli occhi il vero soggetto di questo silenzio.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Qué has hecho ayer?&#8221;, mi avrebbe chiesto Sarah, amica e coinquilina, lunedì sera.<br>&#8220;Nada.&#8221;</p>
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