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	<title>Novembre 2025 | A very normal guy</title>
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	<title>Novembre 2025 | A very normal guy</title>
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		<title>LA FIGA E IL PALLONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 15:58:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ei Ja. Manca solo più un mese al tuo compleanno. Questo è il tuo ultimo mese da 20enne.&#8221;Che se il mio fiato avesse potuto parlare l&#8217;avrebbe subito interrotto con un affannoso susseguirsi di battiti e respiri. &#8220;Cazzo.&#8221;, toccandomi il petto, abbracciandomi le spalle.&#8220;Cazzo.&#8221;, alzando lo sguardo verso A., &#8220;Woo non me l&#8217;aspettavo.&#8221;E dopo aver atteso [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ei Ja. Manca solo più un mese al tuo compleanno. Questo è il tuo ultimo mese da 20enne.&#8221;<br>Che se il mio fiato avesse potuto parlare l&#8217;avrebbe subito interrotto con un affannoso susseguirsi di battiti e respiri. <br>&#8220;Cazzo.&#8221;, toccandomi il petto, abbracciandomi le spalle.<br>&#8220;Cazzo.&#8221;, alzando lo sguardo verso A., &#8220;Woo non me l&#8217;aspettavo.&#8221;<br>E dopo aver atteso che l&#8217;emotività si rintanasse sotto la logica del dialogo, A. continuò: &#8220;Ti va di dirmi 29 momenti di questi tuoi 29 anni?&#8221;<br><br>A me. <br>Ad uno storyteller.<br>Ad uno storyteller narcisista.<br><br>Sorrido. <em>non avrei potuto fare altrimenti</em><br>&#8220;29 momenti&#8230; ripeto, per prendere tempo e iniziare il viaggio a ritroso della mia esistenza.&#8221;<br>A. fumava, mentre io aspettavo me la passasse, per dare alla bocca il sollievo del fumo tra l&#8217;incedere delle parole.<br>&#8220;Allora&#8230; quando caddi dallo scoglio in Liguria&#8230; quando, alle elementari, piansi perché volevo tornare a casa dal mio cane&#8230; quando diedi il mio primo bacio, a stampo&#8230; quando dal riflesso del bus mi giudicavo uno sfigato, con quei boccoli&#8230; quando facemmo l&#8217;ultimo giro di bar con Pigna&#8230; il 27 ottobre 2020, sì, il 27 ottobre 2020&#8230;<br><br>&#8230; quanti ne mancano?&#8221;<br>&#8220;2 mi sa.&#8221;<br>&#8220;Solo più due? No dai.&#8221;<br>&#8220;Eh Ja.&#8221;<br>&#8220;Allora <a href="https://averynormalguy.com/2023/05/06/approvato/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2023/05/06/approvato/">la Grecia, per forza: il dolore che si tramutò in lacrime e sangue dal naso.</a> E poi&#8230; e poi la Sicilia: non mi sono mai conosciuto così cattivo. Tu sei mai stato, consapevolmente, cattivo?&#8221;<br>&#8220;29.&#8221;, abbraccio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">LE MANI DEL DEMIURGO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ho uno strano rapporto con le unghie. Anzi, con le pellicine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">🐢 <em>che caos che c&#8217;è in questo bar</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dicevo, ho uno strano rapporto con le pellicine: vorrei tanto riuscire a non mangiarmele più, ma tre condizioni me ne impediscono il successo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ansia, grande classico, che trova sbocco gaudente tra giochi bocca e denti: unghie, pellicine, sigarette, interno delle labbra&#8230; tutti vittime della bocca che, vai a capire, forse istinto primordiale, sfocia tale irrequietezza in un moto cannibale di atavica fame. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nulla, il vuoto, l&#8217;assenza, la noia. Ci sono momenti durante i quali il nulla mi genera ansia e quindi vedi sopra. Una bella scorpacciata di epidermide cotta a puntino tra polveri e tracce di sangue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;estetica: ho sempre pensato di avere delle mani da lavoratore, mani da contadino, mani consumate. Dalla presa salda e le dita forti. Poca eleganza all&#8217;estremità delle mie braccia, pochissima. E tra le mani, le dita, tonde, adulte, secche, dalle unghie corte e dalla cuticola vogliosa di crescere. Ecco è la cuticola la causa della mia fissazione estetica: divorarla con ferocia mi dona sangue e bellezza, ferro e autostima, cerotti e sollievo che, tra le mani del mondo, anche le mie passino inosservate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">🐢 <em>sempre al bar chiassoso, la coppia davanti a me ha appena ordinato, lei pancakes cioccolato e fragole (a novembre&#8230;) e lui agonolotti affogati nel formaggio</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso che scrivo e mi guardo le mani, noto che di pellicine me ne sono rimaste ormai poche.<br>Forse perché poca è anche l&#8217;ansia. <br>L&#8217;ansia di un lavoro, l&#8217;ansia di una casa, l&#8217;ansia dei soldi.<br>Perché se <a href="https://averynormalguy.com/2025/11/14/non-posseggo/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/11/14/non-posseggo/">nell&#8217;articolo precedente</a> scrivevo che tutto pareva essersi allineato&#8230; beh, non credetemi, non ancora. Era l&#8217;entusiamso a parlare. <br>Qualcosa certo si muove, ma è ancora nelle mani plasmatrici del Demiurgo. E io le mani del Demiurgo non le ho mai viste: chissà se anche lui/lei si mangia le pellicine per l&#8217;ansia di dover generare una vita ad un narcisista storyteller&#8230;<br>Il lavoro arriverà. Chi mi piaccia o no. E farò pace con le mille altre vite che bussano alla porta: lo sport troverà il suo spazio, la socialità le sue notti, la scrittura i suoi bar caotici e tutti uguali. Forse sarà il tempo libero a mancare, ma nella lista dei desideri, in effetti, non l&#8217;ho scritto. E mo&#8217; chi glielo dice al Demiurgo che la comanda era sbagliata? Chissene. Guardo lontano: tutto fieno in cascina. Il vino e gli eventi, come la figa e il pallone di quando ero adolescente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro capitolo è invece la casa. Inevitabilmente legata al lavoro, e ai soldi. E inevitabilmente legata ad uno <em>status</em> che sì, voglio raggiungere, ma che ancora ho difficoltà ad inquadrare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Perché anziché andare in affitto, non compri?&#8221;, mi fa babbo al pranzo del sabato. <br><em>Già, perché non compro?</em>, penso mentre mi osteggio per aver già fissato tre visite in tre appartamenti in affitto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema abitativo genera scompiglio. E disinteresse. Rimango un&#8217;ostracista del fare organizzativo a lungo termine. E questo forse solo un orto me lo toglierà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">🐢 <em>ma che fa? adesso la tipa al tavolo davanti a me fa la scarpetta nel piatto macchiato di sugo di lui?! dopo i pancakes? ma le regole? non che ci tenga alle regole&#8230; e che mi chiedo: che significato hanno avuto le regole in passato? che significato hanno avuto nella creazione del genere homo che viviamo oggi? e poi che cazzo ci fa una bandiera accartocciata dell&#8217;UDC appesa al muro? </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I soldi&#8230; ecco i soldi sono un tema. A lavoro pensavo mi pagassero di più. Sul conto credevo di averne un pizzico di meno. Uscite, tantissime: una bella botta per il mio compleanno<em> (&#8220;famo er panico&#8221;</em> dico al mondo), un paio di scarpe, un giubbotto, il regalo per Frenco, il regalo per Fede, il regalo per Ama, la pizzica, la ruota anteriore della bicicletta, il merch di Augusta, 100€ di vino, l&#8217;affitto, la benza, la bagna càuda, il Natale&#8230; spargo il seme del Dio denaro manco fossi l&#8217;unico leone in mezzo ad un branco di fertili feline. L&#8217;Universo mi ha insegnato così, anzi no, Sofia mi ha insegnato così: <em>più ne dai, più ne tornano.</em> Quando spero che non fosse stata l&#8217;erba a parlare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo pago il mio caffè americano.<br>Rimetto al mondo i miei debiti, diretto verso una riunione non retruibuita, e poi un&#8217;altra, invece riconosciuta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chissà se stasera mi butterò via&#8230; <br></p>
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		<title>NON POSSEGGO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 08:17:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Perché l&#8217;energia non stava nel non essere più dipendente&#8221;, Silvio mezzo ubriaco ad un me fuso a tre quarti, &#8220;la forza stava nell&#8217;accorgersi che non avevo bisogno di niente. Non ero riposato perché non mi sballavo più. Ero riposato perché mi sentivo forte&#8230; così forte da rinunciare allo sballo.&#8221;Io faticavo ad ascoltare, nonostante volessi. Aaah [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Perché l&#8217;energia non stava nel non essere più dipendente&#8221;, Silvio mezzo ubriaco ad un me fuso a tre quarti, &#8220;la forza stava nell&#8217;accorgersi che non avevo bisogno di niente. Non ero riposato perché non mi sballavo più. Ero riposato perché mi sentivo forte&#8230; così forte da rinunciare allo sballo.&#8221;<br>Io faticavo ad ascoltare, nonostante volessi. Aaah se volessi.<br>Volevo scriverla quella frase.<br>Ma da tempo ormai avevo abbandonato il taccuino a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Figlio del rincorrersi delle mie dipendenze, osservavo Silvio raccontarsi ragazzino innamorato, ma mai casto; sobrio, ma mai noioso; uomo, ma mai, forzatamente, controcorrente. </p>



<h2 class="wp-block-heading">MA OSSERVO</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per un istante ho pensato che pure fumare una sigaretta fosse cosa buona e giusta.<br>Da quel balcone ibrido, metà interno cortile, metà una via del centro, ho inalato nicotina e ringraziato <em>l&#8217;universo.</em><br>Certo, me lo sarei immaginato diverso il momento della redenzione&#8230; magari con più incensi e meno Camel Blu, con più tappeti e meno moquette da ufficio, con più pioggia e meno autunno torinese. Ma vallo a capire <em>l&#8217;universo.</em> Così impavido e maturo da sbattermi in faccia la triade dell&#8217;anima felice: l&#8217;amore, la casa, il lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incauti nel calpestare un passato fatto di Bacco, Tabacco e Venere; oggi porgiamo lo sguardo verso un dio diverso. Cosparso di tatuaggi e aberrazione verso l&#8217;altro diverso da sé: <em>l&#8217;anarchico </em>che giudica il bevitore di vini naturali un <em>radical,</em> il <em>radical</em> che giudica l&#8217;autista di una Tesla un <em>figlio di papà,</em> il <em>figlio di papà</em> che giudica l&#8217;autista di una Tesla un suo <em>dipendente</em>&#8230; niente più proletari, niente più borghesi. Nessun nemico quando i nemici sono troppi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così mi avvallo nel silenzio di una nuova scoperta: la cura di un possibile futuro.<br>Non sbandiero più l&#8217;entusiasmo di una potenziale novità. Il mondo guarda, a volte per curiosare, altre per distruggere. E non vale la pena correre il rischio dell&#8217;ennesimo capannone post-industriale, deceduto sotto le radici di una famelica natura. Meglio mantenere nella custodia salda dell&#8217;immaterialità: finché è solo pensiero, nulla potrà scalfirlo. Mi dico. Mi scrivo. Mi penso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E pensandomi mi ritrovo così al punto fermo della <em>non-esistenza</em>. Ma non entrerò in questo <em>loop</em> vertiginoso e austero. Non oggi che la fiacchezza delle palpebre sconfitte mi ricorda che, in realtà, sono ben più che materia: sono materia stanca, stanca e lenta.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://augustafieravino.com/" data-type="link" data-id="https://augustafieravino.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Augusta</a> mi ha strattonato e cullato con le medesime braccia. <br>Augusta è stata la boccata d&#8217;ossigeno del mio conto in banca e l&#8217;incoscienza di chi osa fare un qualcosa senza indugiare sul <em>non l&#8217;ho mai fatto, non lo so fare.</em><br>Augusta è stato un ricordo autunnale del &#8220;che fai nella vita?&#8221;, &#8220;lavoro negli eventi&#8221;: e allora notti sempre più piccole, amicizie sempre più lontane, di mangiare bene non se ne parla, e di fare sport solo se si è ossessionati&#8230; meglio l&#8217;ora lunga degli straordinari e la gola rigata dalle sigarette. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho lavorato, ancora una volta, di un lavoro &#8220;non mio&#8221;. Sì, perché, in fondo, in quasi tutti i lavori che faccio, mi sento&#8230; prestato. Non sono un cuoco, eppure cucino.<br>Non sono un professore, eppure insegno.<br>Non sono un professionista, eppure proferisco parola dall&#8217;autorevolezza della mia girevole sedia nera d&#8217;ufficio.<br>Perché sono gli altri a dirmi chi sono. Ed io eseguo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ramo trainato dalla corrente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che poi non ho degustato neanche un vino. <br>Anzi&#8230; premedito il sabotaggio: &#8220;odio il vino&#8221; dirà la mia t-shirt alla prossima edizione di Augusta, &#8220;la fiera dei vini naturali&#8221;. Così la spacciamo noi addetti ai lavori. <br>Stanco della politica dentro ai bicchieri.<br>Affogato dagli arcaici tecnicismi degli arrampicatori sociali.<br>Il vino ha perso.<br>E i sommelier hanno vinto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come giocare a calcio senza pallone, ma immersi nelle spiegazioni delle tattiche da lavagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto continuo ad innamorarmi di questa tessera del puzzle su cui sono cascato con tutti i piedi. Mi innamoro ogni qual volta gli tocco gli zigomi delineati da una barba pigra e liscia. E non mi accontento. Mi innamoro tutte le volte che il tamburo dà il via alla pizzica e finalmente cala il sipario sulla gobba postura dell&#8217;impiegato. Mi innamoro nell&#8217;abbraccio rubato, in quello cercato, promesso, stretto, morso, incuneato tra le vertebre dei corpi. Mi innamoro quando Berto miagola perché vuole mangiare ed io, di riflesso, miagolo, perché voglio dormire. Mi innamoro quando penso ad un&#8217;occasione speciale per stappare l&#8217;ennesima bottiglia di vino (che odio) comprata per dipingermi un bohémien. Mi innamoro se penso alla scrittura. Mi innamoro quando vaneggio sul pranzo della domenica. Sui funghetti del sabato. Sul mercato del sabato. Sul riposo del weekend. E sul sovrapporsi costante e bizzarro dei piani per il fine settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ormai ho abbandonato la lucidità.<br>Non oggi.<br>Non ci capisco più nulla di questa tessera del puzzle su cui sono cascato con tutti i piedi. <br>Mi limito a cavalcarla come tappeto volante, nell&#8217;attesa, forse mai sperata, che si incastri con un suo simile e trovi pace nella noia della continuità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Tu ci sai stare nel niente?&#8221;, mi aveva chiesto A. prima che, vigliacco, mi addormentassi.<br>&#8220;Ho imparato a riconoscerlo, e ad averne consapevolezza.&#8221;, ripensando a quel giorno in Olanda, quando tutto ebbe inizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E oggi, che ho tutto, faccio lo stesso di quando stavo forzatamente nel niente.<br>Non posseggo.<br>Ma osservo.<br>E contemplo silenzioso il mondo fiorirmi e sgretolarmi di fianco. </p>
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		<title>ALMENO QUI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Nov 2025 11:40:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Novembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Como zanahorias para no fumar. En plan&#8230;&#8221;, Lucas, da Valencia, e da una porzione di un qualsiasi abbraccio dato/ricevuto, &#8220;&#8230;porque es como si fuera una acción contraria al hecho de fumar.&#8221; Mangio carote per non fumare, ascolto, osservando l&#8217;angolo smussato della cucina. E se anch&#8217;io iniziassi a mangiare carote per smettere di fumare? Non funzionerebbe. [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Como zanahorias para no fumar. En plan&#8230;&#8221;, <a href="https://averynormalguy.com/2025/05/03/la-vibra/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/05/03/la-vibra/">Lucas,</a> da Valencia, e da una porzione di un qualsiasi abbraccio dato/ricevuto, &#8220;&#8230;porque es como si fuera una acción contraria al hecho de fumar.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Mangio carote per non fumare</em>, ascolto, osservando l&#8217;angolo smussato della cucina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se anch&#8217;io iniziassi a mangiare carote per smettere di fumare?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non funzionerebbe. Non amo mangiare prima di andare a letto.<br>Né tantomeno intigere le sigarette nel hummus.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CON BUONA PACE DI DOSTOEVSKIJ</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vestirsi eleganti per mettersi a scrivere è un atto dovuto per chi crede ancora nelle buone maniere.<br>È vero, aspettare che tutto il tavolo abbia ricevuto il proprio piatto prima di iniziare a mangiare, non farà di te una statua in qualche angolo del Gianicolo.<br>E guardarsi negli occhi durante il brindisi non disinnescherà l&#8217;incedere di nessuna maledizione.<br>Il fango rimane sporco, nonostante sia un prezioso alleato delle piante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;osservatorio delle ingiustizie sociali dichiara che il linguaggio rappresenta la prima discriminante, conscia e non, a partire dalla quale nascono le definizioni. <br>A leggere questa frase mi viene subito in mente l&#8217;Arc de Triomphe di Parigi. E quella piazza a partire dalla quale mille strade, mille vite, mille rapporti di vicinato nascono e crescono sgomitando per una saracinesca in più.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/11/Arc_de_Triomphe_Paris_pillars-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-1764" srcset="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/11/Arc_de_Triomphe_Paris_pillars-980x551.jpg 980w, https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/11/Arc_de_Triomphe_Paris_pillars-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;è motivo per smettere di suonare all&#8217;angolo tra l&#8217;Av. Marceau e la Rue Galilée. <br>Anche se i soldi sono sempre meno e i turisti sempre di più.<br>Passeranno di moda i croissant <em>ultrasfogliati</em> e <em>iperburrosi.</em><br>E torneranno di moda le buone maniere.<br>Quelle che si travestono per il gusto effimero della bellezza.<br>Con buona pace di Dostoevskij: perché la bellezza, il mondo, non lo salverà mai. La bellezza è tale proprio perché il mondo finisce. Altrimenti non ci sarebbe nessuna poesia scritta sull&#8217;orchestra che continua a suonare nonostante il Titanic stia affondando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiedere a chi a Parigi ci ha vissuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La visione che ho di me stesso è totalmente&nbsp;deformata&#8221;, mi inchiodo dopo che sia Lorenza sia A. mi hanno dato del piccolo Velociraptor. A me, che ero convinto di essere uno Stegosauro: lento, innocquo, chill 🍃<br>&#8220;Ma va, è normale! La visione che abbiamo di noi stessi è sempre diversa da quella che gli altr&nbsp;hanno&nbsp;di&nbsp;noi&#8221;, fermo e sicuro A, dall&#8217;alto dei suoi 26 anni.<br>&#8220;Ma dai, ma io sono chill. Guardalo!&#8221;, mostrandogli la foto dello Stegosauro de <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alla_ricerca_della_Valle_Incantata" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Alla_ricerca_della_Valle_Incantata" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alla ricerca della valle incantata,</a> &#8220;quant&#8217;è bello?&#8221;<br>&#8220;Questo è quello che ti piacerebbe essere Ja. Ma tu sei un Velociraptor.&#8221;, tagliente come la scheggia di un guscio d&#8217;uovo.<br>&#8220;Ma il Velociraptor è carnivoro!&#8221;, non capacitandomi di come possa io uccidere e sbaranare un altro essere vivente.<br>&#8220;E allora un Velociraptor transgender!&#8221;<br>&#8220;Un Velociraptor transgender&#8221;, ripeto per autoconvicermi della mia nuova identità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>E quindi?,</em> mi domando. <em>Dove sta il reale? </em><br><em>Quando ci incontriamo davvero?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse a Parigi. Nello sguardo di uno sconosciuto. Di un tale che non sa nulla di noi. <br>Ecco. Forse è lì che iniziamo piano piano a levarci la pelle del serpente che non siamo mai stati, per indossare chissà&#8230; magari un boa di struzzo, o il berretto da Capitano Uncino.<br>Dovremmo smetterla di conoscerci prima di parlarci. Così perdiamo un sacco di occasioni per essere uno tra tanti: tra i tanti noi. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna di queste parole è stata forgiata con intenzionalità o premeditazione.<br>Il gesto è il seguente: mi siedo, accendo il pc, accendo una candela, accendo la musica, mi vesto elegante, e scrivo. <br>A volte mi interrogo sul <em>cosa.</em><br>Altre sul <em>cosa è stato:</em> dal passato attingo spesso per trarne ispirazione.<br>Altre lascio che sia altro a decidere: forse le dita, o il flusso interrotto dal primo vagito al momento della nascita.<br>E seppure mi interroghi sul senso, mi torna in mente la promessa che mi feci quando iniziai ad essere <em>averynormalguy:</em> <em>almeno qui, sii libero. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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