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	<title>Ottobre 2025 | A very normal guy</title>
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	<title>Ottobre 2025 | A very normal guy</title>
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		<title>DUE DONNE CON LE ALI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Oct 2025 20:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ma sei toscano?&#8221;, Francesca Chicca, rinunciando al camice da psicoanalista.&#8220;Nato e cresciuto a Torino&#8221;, ormai da repertorio. Poi attimo di suspense: &#8220;Ma sì, ho origini toscane. Tu? Pure del centro Italia vé?&#8221;&#8220;Toscana, Grosseto.&#8221;E dopo aver impostato lo schermo, Francesca Chicca si era trasformata in Francesca: &#8220;Mi dica 2-3 cose che vede osservando queste immagini.&#8221;, facendo [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ma sei toscano?&#8221;, Francesca Chicca, rinunciando al camice da psicoanalista.<br>&#8220;Nato e cresciuto a Torino&#8221;, ormai da repertorio. Poi attimo di <em>suspense</em>: &#8220;Ma sì, ho origini toscane. Tu? Pure del centro Italia vé?&#8221;<br>&#8220;Toscana, Grosseto.&#8221;<br>E dopo aver impostato lo schermo, Francesca Chicca si era trasformata in Francesca: &#8220;Mi dica 2-3 cose che vede osservando queste immagini.&#8221;, facendo <em>del lei</em> la bacchetta magica di questa sua transizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E galeotta fu la mia fantasia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Due donne che si baciano, due donne con le ali&#8230;<br>&#8230; un quadro di Kandinskij, com&#8217;era? Il carnevale di Alrecchino, no? Oppure aspetta, forse un cespuglio pieno di insetti: le formiche, quelli che sembrano delle foglie, quelli tipo <em>forbice&#8230;</em> wow non so neanche un nome di insetto&#8230;<br>&#8230; uno scettro, o della pelle d&#8217;animale conciata&#8230;<br>&#8230; oddio ma questa è una ballerina, con le scarpette e i cosi, come si chiamano? Tipo gli scaldamuscoli.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Va bene Jacopo, abbiamo finito.&#8221;<br>Fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarei potuto stare ore ad annoiarla mostrandole gli stanzini delle mie cervella. <br>Senza mai scoprire qual è <a href="https://www.youtube.com/watch?v=irbQfbsz8hs&amp;list=RDirbQfbsz8hs&amp;start_radio=1" data-type="link" data-id="https://www.youtube.com/watch?v=irbQfbsz8hs&amp;list=RDirbQfbsz8hs&amp;start_radio=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;animale che mi porto dentro.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading">QUANDO SI SMETTE DI ESSERE VORACI?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre il sabato si sta rivelando uno di quei grandi classici mai letti: bello, bellissimo, ma sempre in ritardo al cospetto della vita. La domenica è il giorno della pazzia di Piero, il mio capo. L&#8217;uomo al comando, in maglione e camicia, mani curate e lo sguardo a sinistra.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="862" height="232" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/piero.jpg" alt="" class="wp-image-1750" srcset="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/piero.jpg 862w, https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/piero-480x129.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 862px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Con un omaggio della casa, alle 6:37 di domenica mattina siamo in macchina: io, Piero e Gaia, che <em>la vita adulta</em> definiribbe colleghi di lavoro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; Quando si smette esattamente di essere voraci?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Me lo chiedo dopo un paio di venerdì sera passati, sobrio, a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; Quando si smette esattamente di essere voraci?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Me lo chiedo quando, sulla Torino-Piacenza noto che non ho più <em>la paura di essermi perso qualcosa</em> a curvarmi le spalle: i brunch della domenica, il compleanno del <a href="https://www.instagram.com/mou_vintagebar/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/mou_vintagebar/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mou,</a> la <a href="https://www.instagram.com/p/DPL2K2WjAiB/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/p/DPL2K2WjAiB/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" target="_blank" rel="noreferrer noopener">street parade,</a> il pranzo in famiglia&#8230; non c&#8217;è più nulla a spiaccicarmi la faccia sul finestrino mentre mi illudo di poter contare tutte le balle di fieno che costellano i campi della Pianura Padana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure&#8230; eppure giusto il giorno prima, un viaggio, satirico, metafisico, inutile ai fini della storia del pianeta, me l&#8217;ero concesso. Con il van ridotto in cenere dai moti di rotazione della Terra, avevo deciso che le 5 di pomeriggio erano un buon orario per salire sul <a href="https://maps.app.goo.gl/4jTzoxTh6BtiRiZ39" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/4jTzoxTh6BtiRiZ39" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lago del Moncenisio,</a> in Francia. Con il cambio rotto, il baule rotto, il portafoglio rotto, mi ero messo in marcia convinto di trascorrerci la notte: avevo voglia di montagna, quella fredda e austera che ti spezza le lacrime dagli occhi. Un dolore acuto, ma necessario per sgranchirsi il sorriso. Dopo una prima ora di viaggio trascorsa in silenzio, decisi che un po&#8217; di musica me la sarei comunque potuta concedere. Poco male. E poco bene. Tutto piatto come l&#8217;aria gelida e immobile dei quasi 2000 metri di altitudine. Giunto sulle sponde del lago, subito mi resi conto che stavo iniziando a mettere in discussione le mie intenzioni: 3 gradi, con ancora uno spiraglio di sole a tiepidare le rocce.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="237" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/moncenisio-1-1024x237.jpg" alt="" class="wp-image-1751" srcset="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/moncenisio-1-980x227.jpg 980w, https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/moncenisio-1-480x111.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La notte il panico.<br>Il rifugio chiuso.<br>Fame.<br>Freddo.<br>Buio.<br>E nessuna esitazione nel rimettermi in viaggio verso un altro letto, che non fosse il mio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad accogliermi Afrodite, lei che il van ce l&#8217;aveva fermo, parcheggiato in giardino, pronto al suo lungo e vero viaggio verso il nord d&#8217;Europa. <br>&#8220;Ma quanti gatti c&#8217;hai?&#8221;, le avrei chiesto il mattino, stordito dal <em>prrrrr</em> sul petto di un cumulo di peli nero.<br>&#8220;Four!&#8221;, iniziando ad elencarmi i nomi.<br>&#8220;Well, I slept with all of them I guess.&#8221;<br>Poi un caffè. O forse no. No, acqua e miele. Avevo mal di gola, e acqua e miele si sposava meglio con una sigaretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Volevo smettere di fumare, ma sto periodo va così: sono <s>troppo</s> tanto buono con me stesso da concedermi la cura e lo spreco, a distanza di un attimo di consapevolezza. <br>Mangio dolci tutti i giorni, e vado a letto presto.<br>Fumo quasi tutti i giorni, e stanco, faccio sport dopo lavoro.<br>Esco, dormo poco, dormo fuori, dormo dentro, ma il venerdì ho voglia di stare a casa, con una candela accesa a scrivere dei giorni passati. <br>Se qualche settimana fa era <a href="https://averynormalguy.com/2025/10/10/o-finalmente-sceglierai/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/10/10/o-finalmente-sceglierai/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la contraddizione</a> il tema. Oggi la contraddizione è l&#8217;essenza. E forse non dovrei neanche più chiamarla contraddizione; bensì abbraccio. Uno smisurato abbraccio che ora accoglie quelli che prima erano i poli della mia unità di misura del mondo. E chissà quali saranno adesso i nuovi muri contro i quali mi scaglierò quando avrò bisogno di farmi del male, per giudicarmi un po&#8217; e riconoscermi instancabilmente in qualcosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ora, mi limito a tornare dal <a href="https://thegrapereset.com/wine-events/vndima-festival" data-type="link" data-id="https://thegrapereset.com/wine-events/vndima-festival" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Vndima festival</a> in Slovenia*, con una cinquantina di assaggi di vini naturali in più, e zero, proprio zero, sigarette addosso. Senza nessuna voglia di scivolare nel patetico, né di volare sulle ali dell&#8217;illuminazione. Voglio starmene, così, con Piero, il mio capo, un uomo buono, dall&#8217;umorismo tagliente (nel quale mi riconosco molto), nei confronti del quale ancora mi sento in soggezione, e Gaia, principessa, che all&#8217;inizio guardavo con diffidenza, ma ora non vedo l&#8217;ora di abbracciare quando alle 18 y pico scatta l&#8217;ora del <em>cosa si fa dopo l&#8217;ufficio?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Volevo proporvi un aperitivo&#8221;, ci fa Piero, a fine riunione.<br>&#8220;Quando?&#8221;, io già mi immaginavo a casa, a fare sport, e morire stanco a letto.<br>&#8220;Oggi, il tempo di chiudere due mail. Che devi fà? Devi annà a correre?&#8221;<br>&#8220;No, c&#8217;ho la psicologa oggi.&#8221;<br>&#8220;E allora niente. Tu ci vieni Gaia?&#8221;<br>&#8220;Dove?&#8221;<br>&#8220;Da <a href="https://www.instagram.com/coucoutorino/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/coucoutorino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cou Cou&#8221;</a><br>&#8220;No dai, aspè. La faccio qui in ufficio la psicologa, e poi andiamo. Va bene?&#8221;<br>&#8220;Va bene.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">[&#8230;]</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Mi dica 2-3 cose che vede osservando queste immagini.&#8221;<br>La Luna. La pace. La stabilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">*ah consiglio non richiesto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il <a href="https://www.naturalwinedealers.com/products/maria-und-sepp-muster-graf-sauvignon" data-type="link" data-id="https://www.naturalwinedealers.com/products/maria-und-sepp-muster-graf-sauvignon" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Graf Sauvignon di Muster</a> è un inno al bosco e alla sua eleganza nell&#8217;essere silenzioso e potente allo stesso momento.</li>



<li>Il <a href="https://www.naturalwinedealers.com/products/schnabel-sauvignon-blanc-legionaer?_pos=1&amp;_psq=legionar&amp;_ss=e&amp;_v=1.0" data-type="link" data-id="https://www.naturalwinedealers.com/products/schnabel-sauvignon-blanc-legionaer?_pos=1&amp;_psq=legionar&amp;_ss=e&amp;_v=1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Legionär&nbsp;di Schnabel</a> è una condanna. Con lui c&#8217;è un <em>prima </em>e un <em>dopo</em>: la vita prima del Legionär, e la vita dopo.</li>



<li>La <a href="https://www.vinisudshop.com/shop/kmetija-stekar-malvazija/?srsltid=AfmBOop2ncJEaoye1hvongoWO8EIszZDfEEI1zFaY57jyQkAH4IEp39X" data-type="link" data-id="https://www.vinisudshop.com/shop/kmetija-stekar-malvazija/?srsltid=AfmBOop2ncJEaoye1hvongoWO8EIszZDfEEI1zFaY57jyQkAH4IEp39X" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Malvasia di <a href="https://www.vinisudshop.com/shop/kmetija-stekar-malvazija/?srsltid=AfmBOop2ncJEaoye1hvongoWO8EIszZDfEEI1zFaY57jyQkAH4IEp39X">Štekar</a></a> è la cosa giusta. Sempre. (o comunque la meno sbagliata)</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>ORGANICO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 15:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Che ti ridi?&#8221;, domando ad A., col volto mezzo sepolto dal cuscino.A. sbuffa, nitrisce, sgranchisce la bocca: &#8220;riflettevo sull&#8217;evoluzione del nostro rapporto, ma ci pensi?&#8221; Distolgo lo sguardo da quell&#8217;inquadratura metà-volto/metà-federa, mentre deformo impotente le labbra in un sorriso. Chiamali &#8220;tempi teatrali&#8221;, chiamali &#8220;tempi comici&#8221;, chiamali &#8220;tempi di ressa, SBANG, battaglia di pensieri che si [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Che ti ridi?&#8221;, domando ad A., col volto mezzo sepolto dal cuscino.<br>A. sbuffa, nitrisce, sgranchisce la bocca: &#8220;riflettevo sull&#8217;evoluzione del nostro rapporto, ma ci pensi?&#8221; <br>Distolgo lo sguardo da quell&#8217;inquadratura metà-volto/metà-federa, mentre deformo impotente le labbra in un sorriso. <br>Chiamali <em>&#8220;tempi teatrali&#8221;</em>, chiamali <em>&#8220;tempi comici&#8221;</em>, chiamali <em>&#8220;tempi di ressa, SBANG, battaglia di pensieri che si sovrappongono alla ricerca di una vitale boccata di ossigeno&#8221;</em> : fatto sta che a quella domanda non scaturiva risposta.<br>&#8220;Beh?&#8221;, A. audacemente incurante, spronandomi come cavallo indomito.<br>Sbrandello le mani per aria, pensandomi maestro d&#8217;orchestra: &#8220;C&#8217;è una parola ricorrente, che mi/ti, che risponde all&#8217;osservazione di quest&#8217;evoluzione: è organico. Mi sembra tutto così organico.&#8221;<br>A. non parla.<br>Io gesticolo il silenzio.<br>Fino a riempirlo di nuovo: &#8220;È come se&#8230; non lo so, non mi vengono altre parole per descriverlo. Forse potrei dire &#8220;naturale&#8221;, ma mi sembra che presupponga una sorta di percorso già segnato. Organico invece è tutto. Organico è la radice, la spina e il fiore. Organico non è la linea vertiginosa dell&#8217;innamoramento, ma il groviglio fitto fitto della matassa. Sono riuscito a spiegarmi?&#8221;, col dubbio messo al mondo dal corrugarsi delle sopracciglia. <br>A. mi offre il suo profilo cercando, nei disegni delle mani, la risposta.<br>&#8220;Sì&#8221;, azzarda senza inutili merletti. <br>&#8220;Organico.&#8221;, come un <em>amen</em> al termine della messa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">COME SEI BELLO CHICCO</h2>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">La palabra &#8220;orgànico&#8221; viene del latìn <em>organicus</em> y significa &#8220;que puede vivir, que se construye de manera natural&#8221;.<br>(La parola &#8220;organico&#8221; deriva dal latino <em>organicus </em>e significa &#8220;che vive, che si sviluppa naturalmente&#8221;).</p>
<cite><a href="https://etimologias.dechile.net/?orga.nico#:~:text=La%20palabra%20%22org%C3%A1nico%22%20viene%20del,o%20si%20encuentras%20alg%C3%BAn%20error." data-type="link" data-id="https://etimologias.dechile.net/?orga.nico#:~:text=La%20palabra%20%22org%C3%A1nico%22%20viene%20del,o%20si%20encuentras%20alg%C3%BAn%20error.">etimologias.dechile.net</a></cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Così me la sono andata a cercare sta parola, orfana, ai miei occhi, di sinonimi e significati. <br>Me la sono andata a cercare mentre <em>organicamente</em> stavo assumendo sempre più la forma della mia sedia in ufficio. Fredda, dritta, nera, senza lo stimolo del volo e lo scricchiolio dell&#8217;età. Una sedia così dannatamente ospitale da apparire scontata. Eppure io, su quella sedia, stavo iniziando a piantare radici: nel fertile tepore d&#8217;una stanza d&#8217;ufficio stavo cominciando la mia trasformazione in pianta. Ero organico nel mio essere parte del sistema. Di un sistema che non amo, all&#8217;interno del quale non mi riconosco. L&#8217;ufficio. Le mail. Le pause pranzo. I muri bianchi. Lo sport al mattino presto e le borse della North Face. <em>Bleah, che schifo.</em> Ma nonostante tutto <em>organico.</em> Disossato all&#8217;inverosimile da ogni istintiva velleità di fuga, e contemporaneamente sbranato dal sangue della voracità distruttiva. Io sto. E tra una mail e un&#8217;altra scrivo distratto dalle <em>call </em>dei miei colleghi. <br><em>Ma come fanno ad avere sempre da fare?, </em>mi chiedo, implorando me stesso di non scivolare sui succhi gastrici dei sensi di colpa. Non mi rispondo: in fondo non mi interessa.<br>Ho dei ricordi da portare avanti: ad ognuno le sue priorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uscire il venerdì sera è un&#8217;opinione diffusa, prima ancora che un gesto.<br>Starsene a casa, lontano dai fumi, lontano dall&#8217;alcool, lontano dalle parole di una forsennata socialità, è una magia che va preservata, senza la smania del successo.<br>Perché la cosa più bella del venerdì sera, ho scoperto essere il sabato mattina: un inchino alle fantasie più allettanti.<br>Sveglia spontanea, presto il giusto per poter essere apprezzata.<br>Datteri in numero 2: energia a rapido rilascio.<br>Abbigliamento approssimativo per le nuove mattine d&#8217;autunno e di corsa al parco prima che si popoli di marmocchi rampicanti.<br>Il premio sarà una focaccia calda e unta del mio forno nel podio dei forni.<br>Poi doccia e un&#8217;insolita voglia di vestirsi elegante. Anzi no, di essere Elegante.<br>Dall&#8217;armadio un pantalone nero, una t-shirt nera e un istrionico gilet. Mi fermo subito: <em>osa Jacopo, hai detto Elegante, ed Elegante sia.</em> Ritento: pantalone blu d&#8217;abito, camicia celeste, e immancabile foulard rosso rubato dall&#8217;armadio di nonna.<br>&#8220;Questa sarà la stagione dei foulard!&#8221;, non ho mai smesso di ripetere a chiunque incontrasse accidentalmente il mio pavoneggiante narcisismo.<br>Vestito così non potevo che andare al mercato.<br>Ma dopo un paio di isolati e cambio idea: vespa e casa dei miei. C&#8217;è mia nonna ad aspettarmi per fare i gnocchi.<br>Monto in sella e mi sento Mastroianni. Nella mia cellula di mondo c&#8217;ero solo io, il sole, la vespa e il friccicorio del motore. Il resto comparsa di una delle pellicole meglio riuscite della mia fantasia. Basta poco per essere bambini. <br>Arrivo a casa e la vedo lì seduta a tavola, spalle alla finestra e la sua sfilza di domande in canna: &#8220;Come sei bello chicco, chissà quante ragazze che hai? Quando mi presenti la tua ragazza? Ma adesso ti fermi un po&#8217; qui? Fortunata chi ti sposa. Bello chicco, quand&#8217;è che mi presenti la tua ragazza?&#8221;, un <em>loop</em> ininterrotto che i medici chiamano demenza senile, e che io, più semplicemente, chiamo <em>nonna.</em> <br>Ci gioco. <br>Le rispondo vagamente: &#8220;Ehhh, ne ho troppe di ragazze&#8230;&#8221;<br>Poi cambio idea. Le dico una piccola bugia: &#8220;Si chiama Anita&#8221;<br>Poi ci ripenso: &#8220;E se fosse un ragazzo?&#8221;<br>Ma la nonna fa la <em>nonna</em> e continua a superare le risposte con le domande.<br>&#8220;Come sei bello chicco. Quando mi presenti la tua ragazza?&#8221;<br>&#8220;O un ragazzo, magari è un ragazzo.&#8221;, mentre felice osservo mia mamma ascoltare con tatto.<br>&#8220;Non mi dire che sei gay&#8221;, abbocca la nonna, &#8220;sarebbe una delusione grandissima.&#8221;<br>&#8220;Perché?&#8221;, e rido di una risata piena d&#8217;amore.<br>&#8220;Perché sì.&#8221;, sentenzia lei, senza repliche.<br>Mi siedo e mi rimetto a fare i gnocchi. <br>&#8220;Che musica ti piace?&#8221;, le chiedo aspettandomi Battisti.<br>&#8220;Aaaah&#8221;, e già era felice, &#8220;a me piacciono tanto Gino Latilla e Claudio Villa.&#8221;<br>&#8220;Chi?&#8221;, io e mia madre in coro.<br>&#8220;Claudio Villa&#8221;, nonna con le spalle al muro.<br>&#8220;Sì lui sì, ma l&#8217;altro chi è?&#8221;<br>&#8220;E chi è?&#8221;, colpita di nuovo da quella macchietta d&#8217;anzianità.<br>&#8220;Gino Latilla&#8221;<br>&#8220;Ah sì, come mi piace.&#8221;<br>Lo cerco su Spotify, e scusandomi con Battisti, la faccio partire.<br>Nonna canta.<br>Io canto.<br>Mamma canta.<br>Poi nonna e mamma ballano.<br>Io faccio i gnocchi.<br>E quando nonna si siede: &#8220;Allora quando mi presenti la tua ragazza?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>O FINALMENTE SCEGLIERAI?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 08:35:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;&#8230; farai l&#8217;amore per amore,o per avercelo garantito?&#8221; Questa volta non mi spiazzi più Faber. Eppure ci sarebbero tutti gli ingredienti per una, l&#8217;ennesima, messa in discussione su quali colori usare per dipingere il proprio destino. C&#8217;è la notte, la solitudine, la zanchetta, la mancanza. C&#8217;è tutta la scenografia affinché si consumi la replica del [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;&#8230; farai l&#8217;amore per amore,<br>o per avercelo garantito?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa volta non mi spiazzi più Faber. <br>Eppure ci sarebbero tutti gli ingredienti per una, l&#8217;ennesima, messa in discussione su quali colori usare per dipingere il proprio destino. C&#8217;è la notte, la solitudine, la zanchetta, la mancanza. C&#8217;è tutta la scenografia affinché si consumi la replica del solito dramma. <br>Ma stavolta no, mio caro Faber.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie per la domanda.<br>Ma c&#8217;è dell&#8217;altro al di là dell&#8217;illusione delle garanzie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">LA CONTRADDIZIONE</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sono giorni di grandi letture. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Narciso_e_Boccadoro">Herman Hesse</a> ricuce le fila di due attimi distinti e lontani, nello spazio e nel tempo, ma vicini nel loro ritorcersi <em>anaconda</em> al corpo della madre. <a href="https://averynormalguy.com/2024/09/30/recap/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2024/09/30/recap/">La prima volta fu la morte</a> a parlarmi di lei: <em>potrei andarmene proprio adesso, e se così fosse, sarei al di là delle sensazioni della carne e dello spirito, </em>mi dicevo nella lingua del sangue. Ma fu l&#8217;immagine di mia mamma, distrutta dal corpo esamine del figlio, a ridestarmi e riportarmi alle cellule della mia cameretta nascosta tra le mille dei miei coinquilini. La seconda volta fu <a href="https://averynormalguy.com/wp-admin/post.php?post=807&amp;action=edit" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/wp-admin/post.php?post=807&amp;action=edit">Licenza, e una macchina in panne,</a> ad offrirmi lo spettacolo di un monologo scritto dalle note tese verso l&#8217;immagine di lei: <a href="http://instagram.com/p/DJOml-WO6SwZNfsPsoMCYOy0QZGNTDN93uxfCM0/" data-type="link" data-id="http://instagram.com/p/DJOml-WO6SwZNfsPsoMCYOy0QZGNTDN93uxfCM0/">madre, ritmo, religione, e ritorno al nucleo vuoto ed immobile delle cose.</a> E se oggi vivo, allora, non posso che spiegarmelo così: la sto ancora cercando. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://open.substack.com/pub/burbankpoetry/p/1505?r=6jd2z8&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web&amp;showWelcomeOnShare=false" data-type="link" data-id="https://open.substack.com/pub/burbankpoetry/p/1505?r=6jd2z8&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web&amp;showWelcomeOnShare=false">Burbank_poetry,</a> che nel mio <em>(ahimè o spero)</em> nuovo social preferito, scrive di Gaza e della Palestina, come di un paradosso: ormai incerto se ontologico e immaginifico. Un paradosso all&#8217;interno del quale la ridondanza della lente del mondo esporta fame e <em>remote job</em>: così che mentre la gente spara, la gente muore, la gente manifesta, la gente naviga, la gente si oppone, la gente si indigna, e suona i clacson perché le strade sono chiuse, e suona i clacson per sostenere coloro che quelle strade le chiudono; mentre il mondo si rincorre in un <em><a href="https://www.instagram.com/p/DPMUcBtDCJ5/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/p/DPMUcBtDCJ5/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==">ciuf ciuf</a></em> di azione-reazione, un ragazzo fa il personal trainer online dalla striscia di Gaza, per chissà quale gymbro (e questo è un giudizio, lo so), del pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così capita che quando hanno attaccato la Global Sumud Flotilla io me ne stavo al bar a bere Barbera Nebbiolato, a lamentarmi della grappa al miele (nonostante fosse quella buona, di Cortemilia), a incedere sulle ore riempite da poco sonno e tanti fumi. Così che quando hanno attaccato la Global Sumud Flotilla, ero troppo stanco per manifestare, e mentre dirigevo il mio corpo verso casa, parlavo a me stesso con voce carica di pietà (e questo è un altro giudizio, lo so): <em>i tuoi valori valgono meno delle ore di sonno, Jacopo? i tuoi valori valgono meno del fatto che domani lavori, Jacopo?</em> <em>i tuoi valori&#8230;</em> <em>BASTA!</em> Ho urlato, assicurandomi di non sentire, coperto dallo sbattere della porta. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="904" height="216" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/contraddizioni.jpg" alt="" class="wp-image-1719" srcset="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/contraddizioni.jpg 904w, https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2025/10/contraddizioni-480x115.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 904px, 100vw" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E prima di andare a dormire, ho rincarato la dose, coinvolgendo le chat dei superstiti del mio indomito naufragio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La contraddizione.</strong> <br>Tema libero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Svolgimento: </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lascio la pagina in bianco. Indosso le cuffie ritrovate e approfitto del sole in pausa pranzo per ascoltare un po&#8217; di musica e fare indigestione di vitamina D. Olivia Dean suona spensierata, Sam Garrett suona mantrico, Fulminacci mi ridesta dal mio assopirmi in Piazza Arbarello e come un Topolino che fischietta con le mani in tasca, ascolto: <em>Tanto come ho sempre detto, Non c&#8217;è niente che prometto, Sì però, Poi mi sono contraddetto </em>ASPÈ, CHE? Ha detto &#8220;contraddetto?&#8221;, ci risiamo. Segnali, segnali, segnali&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché contraddittorio è tutto. <br>E lo spiega bene Gianfranco Sardinaschi, in <a href="https://open.substack.com/pub/ringlight/p/entertainment-cute-panasonic?r=6jd2z8&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web&amp;showWelcomeOnShare=false">Entertainment &#8211; Cute &#8211; Panasonic,</a> quando scrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se intrattenere significa esistere</strong>,&nbsp;<strong>per alcuni significa sopravvivere</strong>. Perché mentre Netanyahu fa il suo show, paradossalmente, proprio per attirare l’attenzione del mondo,&nbsp;<strong>i palestinesi sono costretti a trasformare la propria tragedia in intrattenimento</strong>.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">E mi vomito addosso che contradditorio è il sistema che da <em>macro</em> diventa <em>micro</em>, stipandosi nello spazio irrisorio del pensiero di ciascuno di noi. Come fa a starci tutto? Dalle bombe alla busta paga? Dagli aiuti umanitari alla crisi diplomatica?<br>Se un insieme di barche sono, esse stesse, tutto il contrario di tutto. <br>Se una marea di persone scese in piazza è, essa stessa, tutto il contrario di tutto.<br>Se pure il 7 ottobre è, esso stesso, oggetto di presa di posizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre lo viviamo, viviamo instancabili la vita di tutti i giorni, fatta di ritardi, di amori, di cene, di messaggi non risposti&#8230; il tutto nello stesso calderone. Così che scendere in piazza diventa una forma di socialità: una birra, una zanchetta e una passeggiata in compagnia&#8230; e pure qua &#8220;no, non va bene! Così perde di senso il significato della protesta.&#8221;, e allora ginocchiere, volto coperto e mascherina&#8230; ma poi &#8220;così fate passare una manifestazione pacifica, per un&#8217;insurrezione violenta!&#8221;, giusto, incasso&#8230; ma quindi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivo <em>Free Palestine</em> sull&#8217;angolo dello specchio del bagno.<br>Non dà noia a nessuno.<br>Nemmeno al mio riflesso.</p>
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		<title>ME LA RIPASSA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 07:18:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ottobre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Albivagare, Giullando, Loopolisi, Shrekking&#8230; &#8220;Qual è la tua parola?&#8221;, mi chiede A., il Gulliver del Parco del Valentino. &#8220;La mia parola?&#8221;, penso, meditabondo, al concetto che personifico, ottenendo in cambio quello che ho paura di essere. &#8220;Sì dai, cos&#8217;è che fai che racconta ciò che sei?&#8221;&#8220;Aaaah. Mi sta venendo mal di testa, non mi far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Albivagare, Giullando, <a href="https://ringlight.substack.com/p/zombi-labubu-ipernulla" data-type="link" data-id="https://ringlight.substack.com/p/zombi-labubu-ipernulla">Loopolisi,</a> Shrekking&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Qual è la tua parola?&#8221;, mi chiede A., il Gulliver del Parco del Valentino. <br>&#8220;La mia parola?&#8221;, penso, meditabondo, al concetto che personifico, ottenendo in cambio quello che ho paura di essere. <br>&#8220;Sì dai, cos&#8217;è che fai che racconta ciò che sei?&#8221;<br>&#8220;Aaaah. Mi sta venendo mal di testa, non mi far pensare.&#8221;, giù cucinato da quell&#8217;inaspettata zanchetta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gliela passo.<br>Me la ripassa.<br>Condensa tra i polmoni.<br>Gliela restituisco.<br><br>&#8220;Il concetto di autogol!&#8221;, rimugino con la pancia a terra.<br>&#8220;Che?&#8221;, A. con la testa fuori dalla tana del bianconiglio.<br>&#8220;Sì, non ti capita mai di fare autogol? Quando, più o meno sai quello che vuoi, ma fai altro. Tipo come quando esco dall&#8217;ufficio, che so che ho bisogno di riposare, cucinare il pranzo per il giorno dopo, sistemare casa&#8230; e invece scrivo a chiunque nella speranza di un aperitivo pirata sulla strada.&#8221;<br>&#8220;Vabbè ma quello per me è tutto contenuto all&#8217;interno del concetto di <em>albivagare.&#8221;</em><br>&#8220;Giusto. Non mi piace <em>autogol.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Due corpi, e due biciclette, sdraiati sul prato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Dio bono che freddo. Ci spostiamo?&#8221;</p>



<h2 class="wp-block-heading">LA PRESENZA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Maurì embè?&#8221;, imbucatomi nella sua macchina alla ricerca di parcheggio.<br>&#8220;Oh e tu? Ah, io un&#8217;ora e mezza e me ne torno a casa eh&#8221;, lui convinto che lo stessi davvero a sentire.<br>&#8220;C&#8217;ho una rabbia Maurì, Dio bono!&#8221;, gettando lo sguardo fuori dal finestrino.<br>&#8220;E dì! Parla sù!&#8221;<br>&#8220;Due cose Maurì! C&#8217;ho due cose che mi stanno destabilizzando in sto periodo&#8221;, prendendo in prestito la parola <em>destabilizzando </em>dal suo più grande usufruitore: La Julienne. &#8220;Da dove parto?&#8221;<br>&#8220;Da dove vuoi Jacopì!&#8221;, empatia questa sconosciuta.<br>&#8220;Allora parto da sta roba, che è un po&#8217; il tema delle ultime settimane: Maurì non siamo più capaci a vivere!&#8221;<br>&#8220;Ah mò lo scopri?&#8221;, cinico, <em>ora ti riconosco.</em><br>&#8220;No ma aspè Maurì. Dico: non siamo più capaci ad organizzarci, a prendere un impegno; non siamo più capaci a dire &#8220;sì, ci sono!&#8221; È tutto un <em>non lo so, non so come mi sentirò, non so cosa faccio stasera figurati la prossima settimana&#8230; </em>è tutto un delegare al caos, al caso, alla fomo, alla paura di rinunciare a qualcosa e alla brama che qualcosa di imperdibile accada. Capisci cosa intendo? Eh ci sto dentro pur&#8217;io eh. Ci sto lavorando, ma pure io mi ci metto dentro.&#8221;<br>&#8220;Eh sì Jacopì. Ti capisco, è così. Però è pure vero che di cose ne abbiamo fatte eh. Cioè, forse se le avessimo organizzate non sarebbero successe. Questo dico. E poi ognuno c&#8217;ha i suoi periodi: mò che sto facendo <em>le notti, </em>per me, organizzare qualcosa diventa complicato&#8230; anche perché non so se di giorno sono morto, o c&#8217;ho l&#8217;energia di vedere persone.&#8221;<br>&#8220;No vabbè, ma ci sta Maurì. Quello che dico è che valgono entrambi: vale l&#8217;estemporaneità, anzi viva la roba acchittata all&#8217;ultimo, ma <em>bella </em>pure per le cose pianificate. L&#8217;uno non esclude l&#8217;altro. Poi boh&#8230; sarò io che sto cambiando, ma sto maturando un nuovo bisogno: <em>la</em> <em>presenza </em>Maurì. Pure coi messaggi: c&#8217;ho amici con i quali ci rispondiamo dopo settimane&#8230; tutti sotto la bandiera dell&#8217;<em>as you feel. </em>Diamine! Ero sulla prima nave battente <em>as you feel!</em> Ma ora non mi va più. Anche perché magari il mio <em>feel </em>non coincide col tuo, e quindi? Quando ci si becca? Mai! Maurì, vorrei più <em>presenza.</em> Anche solo nell&#8217;esserci e dire: &#8220;guarda in questo momento non posso.&#8221; È comunque segno di presenza no? Oppure con le uscite: prendersi l&#8217;impegno di organizzare, anche se si parla di un giorno della prossima settimana. <em>Io vorrei vederti. Io ti manifesto il mio piacere nel vederti. </em>E faccio fatica a comprendere il <em>non lo so. </em>Poi tra amici Maurì? Manco ti stessi chiedendo di andare a spalare merda. Sono un amico tuo che ti dice &#8220;ci vediamo?&#8221;. Bo, <em>bella </em>no? E sto parlando in generale eh. Sto parlando di te. Di me. Di La Julienne. Di tutte cose. È solo una roba che sto iniziando a notare, e che mi <em>triggera </em>un po&#8217;.&#8221;<br>&#8220;Oh, beh, <em>bella </em>Jacopì. Che ti devo dire, ci sta. E ci sta pure che lo fai notare. Io, da parte mia, ti chiedo scusa se sono stato un po&#8217; assente; e l&#8217;ho mezzo capito l&#8217;altra volta, quando mi hai detto che c&#8217;eri rimasto un male nel vedermi in giro in sansa. &#8220;<br>&#8220;Eh sì. Lo voglio comunicare questo mio bisogno. È l&#8217;unica cosa che posso fare.&#8221;<br>&#8220;Oh ma dove andiamo?&#8221;<br>&#8220;Ha aperto una nuova enoteca in sansa. <a href="https://maps.app.goo.gl/NL8LdUnWkgv2qroJ9">Vineria Popolare</a> si chiama. La proviamo?&#8221;<br>&#8220;Daje.&#8221;<br>&#8220;Daje.&#8221;<br>&#8220;Oh ma l&#8217;altra cosa?&#8221;, Maurino che, quando si tratta di memoria, è ingiocabile.<br>&#8220;L&#8217;altra cosa&#8230;&#8221;, prendo tempo, &#8220;l&#8217;altra cosa è il cuore Maurì.&#8221;, <em>SDAGADAN!</em><br>&#8220;Mbè?&#8221;<br>&#8220;Aspè, che beviamo?&#8221;<br>&#8220;Fai tu.&#8221;<br>&#8220;Faccio io.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grignolino alla spina è l&#8217;ennesima riprova della prepotenza umana sulla natura.<br>Le 5 del mattino quella della prepotenza degli istinti sulla ragione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Dormi qua Maurì!&#8221;, vedendo la nebbia attorno ai miei, e ai suoi occhi.<br>&#8220;Sì, ma che cazzo!&#8221;, Maurino ripensando a quell&#8217;ora e mezza passata a sprecare buoni propositi.<br>Apro il letto.<br>Fumo.<br>Maurino si lava i denti.<br>Io lo seguo, subito dopo.<br>&#8220;Qual è il tuo lato?&#8221;, mi fa lui, prima di coricarsi.<br>&#8220;Sempre a sinistra Maurì&#8221;<br>E dopo aver spento tutto, dopo aver detto tutto, dopo aver bevuto tutto: &#8220;Uè, abbracciami se vuoi&#8221;, scadagliato dai bisogni di affezione che fanno di un bambino un figlio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E per la prima volta ho dormito abbracciato ad un amico, maschio.<br>ABBRACCIATO AD UN AMICO, <br>MASCHIO.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br></p>
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