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	<title>Settembre 2025 | A very normal guy</title>
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	<title>Settembre 2025 | A very normal guy</title>
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		<title>PROSOPOPEICO RONZARE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 09:12:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;angolo di marciapiede esposto alle scorribande delle biciclette sui sanpietrini ci rubava gli spigoli degli occhi. Il mio secondo Campari soda + vino non era sceso liquido come il precedente, mentre Franca era arrivata da poco e Anna era, ancora mentalmente, alle prese col trasloco. &#8220;C&#8217;è una discrepanza tra avere una fantasia e prendere l&#8217;iniziativa&#8221;, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;angolo di marciapiede esposto alle scorribande delle biciclette sui sanpietrini ci rubava gli spigoli degli occhi. Il mio secondo Campari soda + vino non era sceso liquido come il precedente, mentre <a href="https://averynormalguy.com/2025/05/26/la-geologia-della-stratificazione/">Franca</a> era arrivata da poco e <a href="https://averynormalguy.com/2025/09/08/tu-non-li-senti-i-solfiti/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/09/08/tu-non-li-senti-i-solfiti/">Anna</a> era, ancora mentalmente, alle prese col trasloco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;C&#8217;è una discrepanza tra avere una fantasia e prendere l&#8217;iniziativa&#8221;, aveva esortato <a href="https://averynormalguy.com/2023/10/30/quel-tanto-agognato-vermouth/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2023/10/30/quel-tanto-agognato-vermouth/">Salvini</a> all&#8217;attacco, scucendo le ragnatele di una solida relazione nella quale aveva paura di finire ingabbiata. <br><em>c&#8217;è una discrepanza tra avere una fantasia e prendere l&#8217;iniziativa, </em>mi ripeto a voce muta, tagliando lo sguardo per lo sforzo di memoria. Dopo un paio di rosari, a ripetere la frase tra le cervella e la gola, serro le pupille sull&#8217;immagine di <a href="https://averynormalguy.com/2024/03/17/permacultura-everyday-life-%f0%9f%a4%9f/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2024/03/17/permacultura-everyday-life-%f0%9f%a4%9f/">A.</a> nudo, sull&#8217;immagine di A. vestito, ricurvo tra i filari, di spalle col giubotto sulla spiaggia&#8230; sublimavano le fantasie anche la più nobile intenzione, mentre l&#8217;iniziativa restava bloccata là, tra il secondo e il terzo Campari soda + vino e Franca, che intanto aveva già disossato qualsiasi velleità di carnificazione dell&#8217;argomento: &#8220;Tanto a letto siamo tutti alti uguali, mi diceva sempre mia nonna&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">DAI UN TITOLO A QUESTA ZUPPA</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I ragazzi non vengono più. <br>E ora che sono un ragazzo anch&#8217;io faccio fatica a <em>s-personaficarmi</em> dal ruolo.<br>Non viene Matteo.<br>Non viene Lorenzo.<br>La libido di Alberto segue i flussi stagionali delle fragole.<br>Mentre quella di Marco muore sotto i buoni propositi di settembre. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trash è un affare di noi subdoli masochisti dello strapotere sessuale. E anche se io non ho mai chiuso a chiave una manetta, custodisco in camera il poster di Pinochet con le sopracciglia finte e lo smalto rosso <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jessica_Rabbit">Jessica Rabbit.</a> Dove nasce la paura delle perversioni?</p>



<p class="wp-block-paragraph">A cena con Claudietto e Maurino, mi sento dire: &#8220;Ja, te c&#8217;hai bisogno de scopà&#8221;.<br>Peccato per la margherita attesa oltre un&#8217;ora, perché la farinata era pure buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pagato il conto della nostra irrisoria presenza sulla terra, corro a casa a guardarmi allo specchio, agitato, tremante, eccitato, a tal punto da confondere l&#8217;agitazione con il brivido, fino a collassare nella cenere sparsa di una morte priva di dignità. <em>non dirò niente, in queste righe, che non sia compromettente. ma lo farò continuando a giocare sul filo delle immagini e dei suoni. </em>Dichiaro la mia colpevolezza. <br>Passa la notte e passo il mattino spiaccicato sul muro come una mosca vittima del suo stesso prosopopeico ronzare. <br><em>tornerò, come lama assente nel burro sciolto, </em>prometto davanti alla chiesa della mia prima comunione. <br>La noia, in paillettes, del mercoledì abbocca stolta al fascino della recidiva, e mi ritrovo ancora una volta con le ali spezzate, e coi miei miliardi di occhi puntati contro: &#8220;Cosa avevi detto, stronzo?&#8221;, mi fa il grillo parlante travestito da Gordon Ramsay.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi lecco le ferite, tanto ormai so benissimo come si fa.<br>Accendo il telefono e, mentre faccio la cacca, risento &#8220;Cos&#8217;hai detto stronzo?&#8221; perforarmi il cranio. Cerco il grillo tra i tubetti di dentifricio. Cerco la mosca tra le mie volubili pelli. Riaccendo il telefono, in astinenza come <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Renton" data-type="link" data-id="https://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Renton">Mark Renton</a>, ma stavolta è Enzo Iacchetti a darmi dello stronzo. Riavvolgo il nastro, ma non riesco a spingermi oltre la scena del bambino. È troppo!</p>



<p class="wp-block-paragraph">È tutto troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla strada si alzano grida e bandiere perforate dalle pallottole dell&#8217;indifferenza.<br>I passi sono lenti, ma decisi a lasciare un&#8217;impronta.<br>&#8220;Ce lo ricorderemo tutti questo 22 settembre!&#8221;, grida un giovane disarmato dalla scuola. <br>&#8220;Ce lo ricorderemo tutti!&#8221;, in coro noi altri, sperando di avere ragione. <br>E mentre i bambini fanno amicizia, proprio lì, dove un bambino non ci si immagina dover stare, noi adulti sorridiamo, stupidamente stupiti, della loro ingenua meraviglia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ah, ho pure imparato a dormire in questi giorni, senza il bisogno di trascendere ai piani alti del piacere, o a quelli bassi della perseveranza. Ma richiudendomi, sarcofago, tra i suoni del respiro altrui. Fino a quando le mani si addormentano, e le carezze non rimangono che l&#8217;ultimo afflato di vita di un giorno che non esisterà mai più, nella storia delle storie tutte dei pianeti tutti. Tutti, tranne i ricordi. </p>
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		<title>MARSIGLIA &#8211; BARCELLONA: 1X</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 14:25:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Che poi la stabilità emotiva si costruisce stando da soli.&#8221;Lancia la mina sul tavolo della gastronomia senza la minima intenzione di fare prigionieri.&#8220;No?&#8221;Ci ripensa Elia, osservando turbato il mio volto massacrato dalle schegge dell&#8217;esplosione.&#8220;Bo. Non lo so&#8221;, rubo al fato un ultimo sospiro, &#8220;se lo chiedessi a mio padre mi direbbe di no. Ora c&#8217;è [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Che poi la stabilità emotiva si costruisce stando da soli.&#8221;<br>Lancia la mina sul tavolo della gastronomia senza la minima intenzione di fare prigionieri.<br>&#8220;No?&#8221;<br>Ci ripensa Elia, osservando turbato il mio volto massacrato dalle schegge dell&#8217;esplosione.<br>&#8220;Bo. Non lo so&#8221;, rubo al fato un ultimo sospiro, &#8220;se lo chiedessi a mio padre mi direbbe di no. Ora c&#8217;è tutta sta retorica del<em> devi stare bene da solo per stare bene con gli altri&#8230;&#8221;</em><br>&#8220;Ed è vero!&#8221;<br>&#8220;Bah&#8230; è che poi a stare da soli uno si affeziona (a sé stesso) e fa fatica a stare con gli altri&#8221;, credo, esorcizzo, predico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tavolo rotondo di <a href="https://maps.app.goo.gl/uXBTeU7rQ94ozF2G8" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/uXBTeU7rQ94ozF2G8">Controvento</a> era ormai stato seppellito dai piatti vuoti di un pranzo fagocitato ascoltando racconti di scopate occasionali e tensioni verso i massimi sistemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il karma in ogni caso ci avrebbe premiato.<br>Se solo ci avessimo creduto. </p>



<h2 class="wp-block-heading">ALWAYS FOLLOW THE GUITAR</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di tornare a Torino, ero in Francia a vendemmiare.<br>Prima della Francia, ero in Sicilia a lavorare all&#8217;Opera Festival.<br>Prima della Sicilia, ero su un pezzo di terra compreso tra Ventimiglia e Barcellona, in sella a Baghera.<br>Con lo sguardo fisso sullo schermo del telefono, in attesa di un&#8217;illuminazione, tento di ricordare dove mi sono perso nel filo del discorso delle ultime settimane. Forse sullo sterrato della Camargue, quando il vento mi sussurrava: &#8220;non sei nel posto giusto&#8230;&#8221;, lasciando incompleta quella suggestione di fuga. Da quel momento, la restante porzione di pianeta che mi divideva da Barcellona è stato un susseguirsi di domande: <em>e se avesse ragione?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vaglielo a dire al vento che sta sparando una stronzata. C&#8217;ho paura di Cupido, figuriamoci di Zefiro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre le gambe si erano dimenticate di cosa fosse la noia, Montpellier guardava il mare da lontano come se avesse perso suo marito durante una battuta di pesca. Pippo e Pera erano stanchi quella sera, ed io ne approfittai per ricordarmi cosa volesse dire ascoltare il suono di nuove voci. Fatalità: <a href="https://averynormalguy.com/2025/02/11/2-mesi-e-1-2/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/02/11/2-mesi-e-1-2/">Thibault</a> ed <a href="https://averynormalguy.com/2023/04/19/io-appartengo/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2023/04/19/io-appartengo/">Emile,</a> nella stessa città, quella stessa sera. Il carico di emozioni riavvolge il nastro ai confini del Mediterraneo: Valencia il primo, Peloponneso il secondo; due nodi inconsapevoli delle cuffiette che Dio (o chi per lui) ama dimenticarsi nelle tasche. Per fortuna ci pensa il tempo a sbrigliare la matassa nel <em>sequel</em> mitologico che vede Crono trionfare sul figlio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà poi il suono di una chitarra a <a href="https://maps.app.goo.gl/RdTceQM4vhEhxqz98">Cadaqués</a> a farmi rinsavire: &#8220;Always follow the guitar&#8221;, aveva detto un padre a sua figlia scendendo le scale che davano sul porticciolo. Fu in quel momento che sollevai la testa dal caldo, dal sudore, dalla paura di essere di troppo, e ascoltai anch&#8217;io la strada regalarmi una melodia. Così mi dimenticai del fatto che soffrissi nel sentire Pippo in competizione con me, e mi diedi il permesso di raccogliere fichi e more dalla strada: &#8220;non sei sbagliato&#8221;, mi aveva messo una mano sulla spalla Lag, &#8220;è che semplicemente vuoi fermarti a raccogliere un fico d&#8217;india&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo tratto prima di salpare a Barcellona, ci condusse nella fattoria di un vecchio lupo: un ingegnere hippie che si era ritirato nella più classica delle case sperdute tra i boschi. La mia coda scodinzolante si inceppava sugli occhi cauti e diffidenti di Pippo e Pera, scioltisi poi nella stanchezza di una birra e di un&#8217;ultima chiacchierata. Prima però un ruggente &#8220;Cazzo! Che culo!&#8221;, arcigno e violento, in risposta ai miei occhiali da sole ritrovati <em>per caso</em> nel bosco. Ormai non interpretavo più: vedevo il mondo sotto una lente soltanto, e quell&#8217;affermazione inchiodava Pippo dal lato dei cattivi. Nel tentativo di non offuscarmi la mente con il bisogno di emergere vittorioso, ricordo di aver rifiutato quell&#8217;assegnazione di <em>fortuna:</em> si vedevano le stelle e a loro andarono i miei ringraziamenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giorno dopo arrivammo a Barcellona, tra i festeggiamenti a cui solo le nostre fantasie erano state invitate. Finalmente, dopo 953km, sarebbero stati, nel migliore dei casi, i piedi, nel peggiore, la metro, i nostri unici mezzi di trasporto. La <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_di_Gr%C3%A0cia">Festa di Gràcia</a> era lì, pronta a rivestirci degli strati che la stanchezza del viaggio aveva spazzato via. Ora si poteva di nuovo bere, fumare, parlare, sparire per una notte, fare colazione ad orari separati&#8230; ci si poteva di nuovo incrociare, senza l&#8217;obbligo, o la presunzione, di doversi sovrapporre. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando mi chiedono &#8220;Com&#8217;è andato il viaggio in bici?&#8221;, non so mai cosa rispondere. <br>Bene sarebbe riduttivo.<br>Male non sarebbe abbastanza.<br>In quel momento spero solo di sentire il suono di una chitarra.<br>E mi rassereno nello scoprire che le amicizie sanno evolvere, se si dà loro il permesso di farlo.<br></p>
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		<title>TU NON LI SENTI I SOLFITI?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 19:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Settembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ja, ce l&#8217;hai un preservativo?&#8221;, incappo in una voce del sud proveniente dalla stanza dei Pastis.Ci metto un attimo per mettere a fuoco; sorrido e annuisco.&#8220;Embè?&#8221;, ghigno avvicinandomi al suo letto.&#8220;Eeeh è successo&#8221;, ormai rassegnata all&#8217;ennesima cottarella estiva.&#8220;Ma aspe&#8217;, con chi?&#8221;, re degli ingenui, aspirante dittatore.&#8220;Eh&#8221;&#8220;Nooooo vabbè&#8221;, ballando tutte le musiche del mio corpo.&#8220;La vendemmia [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Ja, ce l&#8217;hai un preservativo?&#8221;, incappo in una voce del sud proveniente dalla stanza dei Pastis.<br>Ci metto un attimo per mettere a fuoco; sorrido e annuisco.<br>&#8220;Embè?&#8221;, ghigno avvicinandomi al suo letto.<br>&#8220;Eeeh è successo&#8221;, ormai rassegnata all&#8217;ennesima cottarella estiva.<br>&#8220;Ma aspe&#8217;, con chi?&#8221;, re degli ingenui, aspirante dittatore.<br>&#8220;Eh&#8221;<br>&#8220;Nooooo vabbè&#8221;, ballando tutte le musiche del mio corpo.<br>&#8220;La vendemmia è così, Ja.&#8221; sicura nel lasciarsi andare, &#8220;Tu non li senti i solfiti? Sono loro che danno st&#8217;effetto.&#8221; avrebbe poi aggiunto, prima che comparisse Benjamin: l&#8217;Adone con il quale si nascondeva tra le vigne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Annuisco, prima di imbarazzarmi alla vista di lui in mutande e bicipiti.<br>Monto un occhiolino con le ultime palpebre rimaste.<br><em>Bella per i solfiti, </em>penso, mentre esco di scena facendo attenzione a non dare le spalle alla regina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">POUILLY-FUISSÈ JE T&#8217;AIME</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Imposto la sveglia alle 6:30 senza concedermi nessun diritto di replica: i bagni sono pochi e la possibilità di commettere un errore è altissima.<br>Scodella di caffè, pane, burro e miele: mi travesto da nutrizionista imbottendomi di energia in vista della lunga giornata tra i filari.<br>Quello che rimane è un tempo aggrovigliato tra i passaggi, le corse, le colazioni, le sigarette&#8230;: i rituali vivi della mattina ai quali gli altri vendemmiatori/vendemmiatrici affidano la propria sopravvivenza. <br>&#8220;On voiture!&#8221;, rompe l&#8217;atmosfera ovattata un grido di voce maschile. <br>&#8220;On voiture!&#8221;, &#8220;On voiture!&#8221;, &#8220;On voiture!&#8221;: ne seguiranno poi altri dalle differenti tonalità.<br>Alle 7:30 siamo sul furgone: 3 davanti e il resto della squadra nel salotto arredato con due panche nel vano posteriore. Sulle pareti metalliche della vettura rimbalzano appesi marsupi, antipioggia, guanti, dita prudenti e attente alle discutibili abilità del guidatore. Il portellone laterale aperto ci schiaffa in faccia una sterminata distesa di filari, mentre l&#8217;aria fresca del mattino ci impone silenzio e ripensamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla vista della prima uva, la schiena scricchiola.<br><em>Come ci arrivo a fine giornata?, </em>pensa in tutte le lingue del mondo la testa di ognuno. <br>Poi il polso si scalda e la presa sui grappoli si fa sempre più istintiva e meno ragionata: ci sono degli occhi sulle mani che solo l&#8217;ossessiva ripetitività può destare. <br>A <a href="https://maps.app.goo.gl/pLDePMhudiczjiCe9" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/pLDePMhudiczjiCe9">Pouilly</a> ci sono tre vini e un&#8217;uva soltanto: <a href="https://domainepascalberger.wordpress.com/" data-type="link" data-id="https://domainepascalberger.wordpress.com/">Pouilly-Fuissé, Saint-Véran e Mâcon</a> si contendono chili e chili di rognoso e inerpicante Chardonnay. I grappoli, spesso piccoli e nodosi, costringono le dita a contorsionistici giochi di prestigio, mentre tra i filari suoni, presto diventati familiari, scandiscono il tempo come le vecchie campane di paese.<br><em>Allez on vide!, </em>mi abbraccia calmo Rico quando è il momento di svuotare il secchio già pieno d&#8217;uva.<br><em>Doubi doubi doubi, </em>sfringuella Anessa passandomi una zanchetta di nascosto.<br><em>Casse-croûte!, </em>perché sono già le 9:30 e dal furgone spunta un tavolino pieghevole, presto scomparso sotto varietà infinite di paté, terrine, paté en croûte, fromage, pane e, naturalmente, vino. Ci raduniamo, animali, attorno al cibo, azzannato con le mani ancora sporche di terra e uva, mentre i bicchieri si svuotano lentamente, come il mattino richiede. Da una parte le vigne lontane, batuffoli di lana increspata di verde vivido e sensuali linearità; dall&#8217;altra le vigne vicine, delle quali si percepisce invece la durezza di una terra rossa e disseminata di pietre. Nel mezzo, i cerchi concentrici di persone nuove che sfruttano il pane per iniziare una conversazione e una sigaretta per terminarla: in vigna ci si stufa in fretta, anche di parlare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto della giornata è un infinito copia-incolla delle stesse gestualità: guarda l&#8217;uva, taglia l&#8217;uva, mettila nel secchio e svuota il secchio. Nel frattempo impreca contro la tua incapace predisposizione di accettare il più classico dei lavori da ufficio, mentre sogni un futuro radioso, che il tuo mal di schiena ti impedisce di raggiungere. Un sinusoide interminabile di crisi ed entusiasmi, alla cui sommità si posa un bicchiere di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ricard_(liqueur)" data-type="link" data-id="https://en.wikipedia.org/wiki/Ricard_(liqueur)">Ricard</a> e una doccia calda che non toglierà il nero da sotto le unghie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo chiamano l&#8217;<em>apéro</em>: un varco spazio temporale durante il quale la stratificazione esperienziale dei membri della brigata si manifesta. I meno esperti adoperano quel tempo per pulirsi, faro lo stesso con i propri indumenti, togliere il fango dalle scarpe e dare un senso alla catasta di oggetti impilati dalla fretta sul letto. I veterani invece, ignorando qualsiasi forma di obbligazione sociale, piantano i gomiti sul tavolo scandendo il tempo a sorsi, chi di vino, chi di pastis, mentre aspettano la cena per sentirsi legittimati a bere dell&#8217;acqua. La cena ristabilisce la tanto decantata <em>égalité: </em>come sempre zuppa per antipasto, tripudio di carne e tagliere di formaggi, prima della promozione al tavolo degli adulti, dove troneggiano, impettiti, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_(distillato)" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Marc_(distillato)">Marc de Bourgogne</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chartreuse_(liquore)" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Chartreuse_(liquore)">Chartreuse.</a> A quel punto gli equilibri si snaturano definitivamente: Andy e Benjamin vanno in cantina a riempire un paio di bottiglie di vino, Anna gira una furbetta, io medito se fare lo stesso, Pierrick e Romaine cercano il buco nel bicchiere, mentre <a href="https://averynormalguy.com/2024/02/11/non-sei-un-albero/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2024/02/11/non-sei-un-albero/">A.</a> si interroga sul da farsi, quando <a href="https://averynormalguy.com/2025/06/23/mastica-e-sputa/">Mafi</a> già lo sa. <em>Genti diverse venute dall&#8217;est</em> <em>dicevan che in fondo era uguale</em>, avrebbe detto Faber se già non l&#8217;avesse dedicata a Tito: noi, vicini d&#8217;oltralpe che alla fine ci saremmo rinchiusi nel buio di un antico lavatoio trasformatosi in un bar per l&#8217;occasione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un blocco di pietra di una decina di metri quadrati, pieno d&#8217;acqua per metà, e circondato da mura alte (due) e mura basse sulle quali sedersi (due): questo il bar dove eravamo soliti iniziare le serate e finire le zanchette. Uno strappo di stelle verso nord, e il preludio del rimorso di una Luna raggiante a sud est. Anna che se ne va presto. Mafi che fa lo stesso. Io e A. che prima ci guardiamo, poi ci parliamo, poi lasciamo che il silenzio faccia di noi un atomo nell&#8217;infinito dell&#8217;Universo. Un unico corpo che ancora deve imparare a camminare, ma che già tiene lo sguardo ben alzato sulla strada. Chissà che i solfiti non si sentano pure da qua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle 23 si spengono i lampioni. <br>Il sonno rivendica i suoi spazi, mentre l&#8217;onere dello stare al mondo imporrebbe di vivere e stravivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Buona notte&#8221;, alla camerata colma di letti pieni e letti vuoti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Metto la sveglia alle 6:30&#8221;, come se fosse una novità.<br>Ma è sempre bello dire a mamma <em>ti voglio bene.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br><br></p>
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