{"id":176,"date":"2023-05-18T21:28:22","date_gmt":"2023-05-18T19:28:22","guid":{"rendered":"https:\/\/verynormalguy.wordpress.com\/?p=176"},"modified":"2024-12-10T19:56:32","modified_gmt":"2024-12-10T18:56:32","slug":"il-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/en\/2023\/05\/18\/il-dopo\/","title":{"rendered":"IL DOPO"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 passano i giorni pi\u00f9 mi rendo conto della potenza di quest&#8217;esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Che poi i giorni passano, non posso farci nulla, e allora devo impararla a gestire questa potenza. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ne verr\u00f2 sopraffatto&#8221;, penso, forse attirandomi la sventura. Ma ora che ho paura so cosa farmene. <\/p>\n\n\n\n<p>Canalizzo. <\/p>\n\n\n\n<p>Osservo.<\/p>\n\n\n\n<p>E costruisco.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color\" style=\"color:#13b215\">Non ci sar\u00e0 altra fine del mondo<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultimo giorno a Hopeland il filo con tutte le buste appese era ormai solo pi\u00f9 un filo. <\/p>\n\n\n\n<p>Era stata un&#8217;idea di Gago\u00f9, quella di mettere un filo nella <em>dining area<\/em> con appese delle buste, ciascuna con sopra scritto il nome di uno di noi. Cos\u00ec chi voleva poteva lasciare un bigliettino, un ricordo, un pensiero nelle buste che pi\u00f9 desiderava.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;idea bella e malvagia allo stesso tempo. Come i ricordi: belli e malvagi. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono tornato a Torino dopo aver finito le lacrime sotto la quercia. <\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente sento che ci sar\u00e0 qualcosa che mi mancher\u00e0: erano troppi viaggi che evitavo la mancanza sotto uno strato di distanza. &#8220;Non mi affeziono, cos\u00ec non soffro.&#8221;, diceva il mio cervello all&#8217;anima. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta invece soffro. E sono contento. E sono vulnerabile. <\/p>\n\n\n\n<p>Il volo fa ritardo: mi sento in colpa. I miei genitori sono venuti a prendermi a mezzanotte e mezza a Malpensa. Il giorno dopo lavorano e saranno stanchi, mentre io sono tornato da un mese di assoluto godimento, e domani dormir\u00f2, credevo. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Siediti davanti cos\u00ec fai compagnia al babbo che senno si addormenta.&#8221;, la mamon prima di chiudere il bagagliaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Eseguo. Forse un po&#8217; svogliato. Ma sono migliorato. <\/p>\n\n\n\n<p>Racconto, tanto, non tutto. Siamo entrambi stanchi, il babbo pi\u00f9 di me, cos\u00ec lo lascio parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sto pensando che forse non voglio prendere pi\u00f9 aerei.&#8221;, interrompo un attimo di silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Interpreto il suo silenzio con un: &#8220;eccoci qua con un&#8217;altra delle sue&#8230;&#8221;. Gli spiego che \u00e8 per ragioni di inquinamento, e poi che viaggiare via terra \u00e8 molto pi\u00f9 autentico, e poi che ho conosciuto sti ragazzi francesi che facevano cos\u00ec, e poi che ci sono soluzioni alternative come l&#8217;autostop e le gambe&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse peggioro la situazione. Forse no. Mio padre \u00e8 un figo. <\/p>\n\n\n\n<p>Torno a casa e scopro che mi sbagliavo: dormo poco. 4 ore la prima notte, 5 la seconda, 5 la terza. Devo ricorrere alla siesta pomeridiana: &#8220;meglio, non saprei che farmene di tutto questo tempo libero.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda sera apro la busta piena dei bigliettini che quella gente che gi\u00e0 un po&#8217; manca s&#8217;\u00e8 presa il tempo di scrivermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Vado piano: voglio dare loro, al momento, alle mani che impugnavano quelle penne, ai ricordi, voglio dare a tutto ci\u00f2 il giusto valore. <\/p>\n\n\n\n<p>Quante cose che mi sono perso. Quanta bellezza ho lasciato scorrere via senza fermarmi semplicemente ad osservarla. E respirarla. Tornassi indietro&#8230; no, ho imparato qualcosa da questi viaggi: nessun rimpianto, le cose vanno come devono andare. <\/p>\n\n\n\n<p>La mattina ne pesco un altro: ancora Flo. Due volte Flo. Chi se l&#8217;aspettava. E&#8217; ritagliato male, come se appartenesse a qualcos&#8217;altro, come se non fosse stato pensato. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;a poem i love a lot,<br>       maybe you find some beauty in it<br>A SONG ON THE END OF THE WORLD.<br>                                         Czeslaw Milosz<br>                                                                                            xxxFlo&#8221;   <\/p>\n\n\n\n<p>Lo dimentico, fino al giorno seguente. Allora cerco la poesia: la trovo in inglese. Ma le poesie vanno lette nella propria lingua. E&#8217; un linguaggio che supera la conoscenza, e il cuore di lingue ne parla una sola. <\/p>\n\n\n\n<p>Trovo la traduzione in italiano su un sito di una ragazza che mi immagino avere una quarantina d&#8217;anni, e che lavora in un ufficio a Mantova, o Piacenza, o qualche altra piccola citt\u00e0 del centro nord, e che non ha mai smesso di volersi bene. <\/p>\n\n\n\n<p>Le ultime righe mi fanno pensare. Forse perch\u00e9 mi piacciono. Forse perch\u00e9 Flo aveva ragione.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>Solo un vecchietto canuto, che sarebbe un profeta,<br>Ma profeta non \u00e8, perch\u00e9 ha altro da fare,<br>Dice legando i pomodori:<br>Non ci sar\u00e0 altra fine del mondo,<br>Non ci sar\u00e0 altra fine del mondo<\/em><\/p>\n<cite>Czeslaw Milosz, Canzone sulla fine del mondo<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Intanto quella paura della quale so che farmene mi ha fatto incontrare Alessia, e Marco, e poi ho fatto i complimenti a Pigna per la vittoria del campionato, e ho chiesto a Roxy se ci prendiamo casa insieme per questo mese, e poi ho fatto il pane.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono ancora dei bigliettini nella busta. Il tempo ha le sue regole.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 passano i giorni pi\u00f9 mi rendo conto della potenza di quest&#8217;esperienza. 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