{"id":1870,"date":"2026-02-14T08:02:35","date_gmt":"2026-02-14T07:02:35","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=1870"},"modified":"2026-02-14T08:02:39","modified_gmt":"2026-02-14T07:02:39","slug":"sei-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/en\/2026\/02\/14\/sei-occhi\/","title":{"rendered":"SEI OCCHI"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;La vedi quella cresta? \u00c8 l\u00ec che devi andare. Prendi la macchina e raggiungi la montagna prima che si faccia notte.&#8221;<br>Tra i miei ricordi non v&#8217;era pi\u00f9 alcun resto del come fossi finito in India. <br>Forse in India non c&#8217;ero mai arrivato.<br>Ma vedere Peppa avvolta dal <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sari_(indumento)\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sari_(indumento)\">sari<\/a> aveva sicuramente contribuito ad offuscarmi la mente.<br>I tornanti erano morbidi e familiari, ma il giorno sembrava voler chiudere il turno prima del solito.<br>Giunto in cresta, scendo dall&#8217;auto e inizio a camminare: non sapevo esattamente dove stessi andando, ma Peppa mi aveva detto che una volta giunto l\u00e0 avrei capito.<br>Pochi minuti, o chiss\u00e0 forse tantissimi, e il buio s&#8217;era gi\u00e0 fagocitato la mia ombra.<br>Spaventato e confuso da quel rito che sembrava non volersi compiere mai, decido di tornare alla macchina.<br>All&#8217;erba preferisco l&#8217;asfalto, meno onirico e pi\u00f9 schietto.<br>Ho paura di essermi perso, di non ritrovare pi\u00f9 la macchina, di venire fagocitato anch&#8217;io dalla tersa notte.<br>D&#8217;un tratto mi volto, aggiungendo alla paura il sospetto: prima due, poi tre, cinque, sei. <br>Sei occhi verdi e gialli contavano i miei passi.<br>Tre lupi, capisco immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sveglio.<br>Sudato.<br>Prima di venire sbranato.<br>Forse era quello il rito&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">MI SIEDO AL TAVOLO E L&#8217;ASPETTO<\/h2>\n\n\n\n<p>Le do appuntamento al bar.<br>Quello dalle pareti ingiallite e con il parquet che scricchiola.<br>Le do appuntamento al bar, senza prendermi troppo cura dell&#8217;apparenza: indosso i pantaloni di ieri, che erano gli stessi di due giorni fa, bucati sul retro della coscia destra e <em>umidati<\/em> dalla pioggia che al mattino rifiuta di alzarsi. Sopra una maglietta, quella di babbo, oversize e con una piccola, irremovibile, macchietta. Ai piedi le Birkenstock, finalmente le Birkenstock, nonostante le Olimpiadi invernali siano appena iniziate.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato al posto concordato, disturbo la barista chiedendole di quella ventina di barattoli colmi di erbe e spezie, ignorando cosa cercassi veramente. <em>Bancha, th\u00e9 verde, Bicierin, con caff\u00e8 e vaniglia, l&#8217;Avana, th\u00e9 nero al rhum, Bella Torino, nocciole e karkad\u00e8&#8230; <\/em>&#8220;qualcosa alla liquirizia?&#8221;, sferzo a partita finita.<br>&#8220;Forse l&#8217;<em>Aria di montagna&#8221;,<\/em> e sparisce dietro il bancone per annusarne il barattolo, &#8220;no, mi spiace.&#8221;<br>&#8220;Vai, va bene quello l\u00ec rosso&#8221;, indicando uno dei tanti barattoli che le avevo fatto prendere dallo scaffale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo al tavolo e l&#8217;aspetto.<br>La porta del bar si apre, mossa da una miriade di mani diverse.<br>Mani che afferrano calici di vini rossi e Campari come se fosse davvero domenica, e il grigio di una silenziosa Torino non avesse fatto effetto sugli umori della gente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Quiero una buena vibra para este domingo&#8221;, avevo scritto a Maikol, confidando nelle buone e nelle cattive intenzioni, ancora sotto effetto dei sanatori <em>om<\/em>. E tra le fusa e la malinconia, fu proprio l&#8217;appuntamento a farmi rinsavire dal torpore delle coperte. <\/p>\n\n\n\n<p>Seduto al tavolo, impercettibilmente troppo alto per poter essere definito comodo, la aspetto, iniziando a sospettare che non arriver\u00e0 mai. Premedito la fuga: non ho pi\u00f9 niente da dire neppure a me stesso.<br>La pancia ribolle.<br>Gli occhi stanchi si portano via pure la mente.<br>Dal petto sibila un sospiro lento e silenzioso.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 sempre quello che non hai?<\/em>, mi domando pensando a lei, e alle tre ragazzine sorridenti attraversare la vetrina. <\/p>\n\n\n\n<p>Sono circondato di libri.<br>Di infusi.<br>Di torte.<br>Di persone quiete come Torino sotto la pioggia sottile.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure lei&#8230; <br>Forse mi ha visto entrare, e disgustata dallo strappo sul retro della coscia destra, ha preferito dare un altro volto alla sua domenica. E arresomi al tempo presente, gi\u00e0 mi proietto nell&#8217;altrove: <em>e adesso? le riscrivo? e se poi passo per pesante? forse dovrei accettare la realt\u00e0 e passare oltre&#8230; <\/em>si incuneano i pensieri, giocando a tiro alla fune con una sola verit\u00e0. L\u00ec l\u00ec per accettare il verdetto, incalzo: \u00e8 che la frequenza abbatte le aspettative; e l&#8217;idea di non vederla pi\u00f9 la vestirebbe di un abito non pi\u00f9 soltanto suo. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 andata.<br>Lei non verr\u00e0.<br>Ed io&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>io non so pi\u00f9 se ci siamo dati davvero un appuntamento. <br><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;La vedi quella cresta? \u00c8 l\u00ec che devi andare. Prendi la macchina e raggiungi la montagna prima che si faccia notte.&#8221;Tra i miei ricordi non v&#8217;era pi\u00f9 alcun resto del come fossi finito in India. 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