{"id":285,"date":"2023-06-22T11:49:16","date_gmt":"2023-06-22T09:49:16","guid":{"rendered":"https:\/\/verynormalguy.wordpress.com\/?p=285"},"modified":"2023-08-01T18:35:55","modified_gmt":"2023-08-01T16:35:55","slug":"ragazza-sarda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/en\/2023\/06\/22\/ragazza-sarda\/","title":{"rendered":"RAGAZZA SARDA"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Io vorrei lavorare la terra, strappare l&#8217;erba&#8230; attenta solo a non rovinarmi le mani e distruggere il suolo. Che poi il suolo un po&#8217; lo distruggi. Di giorno nei campi, la sera a mangiare, a bere, a dormire e, se hai la forza, a fare l&#8217;amore. I bisogni primari soddisfatti. Tutto il resto \u00e8 strippare. La citt\u00e0 \u00e8 strippare. I musei? Ma che me ne faccio dei musei? Mi devo dare una calmata. Che fretta c&#8217;\u00e8? Se per\u00f2 penso a cosa voglio fare, la situazione \u00e8 molto pi\u00f9 tranquilla.&#8221; , poi c&#8217;era stato del silenzio. Forse Giulia si stava interrogando sull&#8217;effettiva tranquillit\u00e0 della situazione, salvo poi rinsavire e riprendere il suo dialogo col mondo: &#8220;Mi sembra che la mia vita sia gi\u00e0 finita. Ho 25 anni e non ho mai lavorato, non ho un master, non ho un&#8217;idea. Che me ne faccio di questo quarto di secolo?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;avevo sentito una serie pressoch\u00e9 infinita di volte questo discorso. <\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 come alienazione.<br>Il panico come situazione.<br>L&#8217;et\u00e0 come termine di paragone. <br>E poi l&#8217;IO come punto fermo di indagine e speranza. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-primary-color has-text-color\">Racconta i fatti<\/h2>\n\n\n\n<p>&#8220;Racconta i fatti&#8221;, mi diceva Trevor, lo scrittore americano incontrato a Spannocchia. <\/p>\n\n\n\n<p>I fatti. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma se non faccio nulla, come faccio a raccontare i fatti? Se resto immobile, anzi mi muovo un sacco, che poi \u00e8 la stessa cosa, come faccio a raccontare ci\u00f2 che non faccio?<\/p>\n\n\n\n<p>Allora torno dentro. Torno alle sensazioni. E&#8217; l\u00ec che mi rifugio, dicendomi che anche loro sono fatti. <\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta mi ritrovo con davanti a me il vuoto. Da met\u00e0 giugno sar\u00f2 senza alcun impegno. Non un viaggio, non un lavoro, non un biglietto del pullman, un sogno, un progetto, un&#8217;intenzione. Niente. <\/p>\n\n\n\n<p>Torner\u00f2 a met\u00e0 giugno dall&#8217;Umbria con davanti a me il tempo a prendersi gioco della mia indecisione. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;E&#8217; un periodo che le parole mi imbarazzano.&#8221;, mi avrebbe detto Giulia qualche giorno dopo quel suo ultimo sfogo. <\/p>\n\n\n\n<p>Io ero in mutande, nell&#8217;ingresso, a fare stretching. <br>In mutande, nell&#8217;ingresso, a fare stretching, che mi sforzavo di ascoltare.<br>&#8220;Anch&#8217;io&#8221;, avrebbe allora detto il custode della mia testolina. <br>Eppure mi giudico. Perch\u00e9 se sono uno scrittore non posso imbarazzarmi di fronte al vuoto delle parole. E se sono un essere vivente non posso allora imbarazzarmi di fronte al vuoto che da met\u00e0 giugno mi si presenter\u00e0 davanti. <\/p>\n\n\n\n<p>Scorro col cursore verso l&#8217;alto per vedere se ho scritto abbastanza, cos\u00ec da mettere a tacere il senso del dovere, o di identit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Racconta i fatti&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<p>Io non ho memoria. <\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Io vorrei lavorare la terra, strappare l&#8217;erba&#8230; attenta solo a non rovinarmi le mani e distruggere il suolo. Che poi il suolo un po&#8217; lo distruggi. Di giorno nei campi, la sera a mangiare, a bere, a dormire e, se hai la forza, a fare l&#8217;amore. I bisogni primari soddisfatti. Tutto il resto \u00e8 strippare. 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