{"id":684,"date":"2024-04-15T07:44:47","date_gmt":"2024-04-15T05:44:47","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=684"},"modified":"2024-04-22T17:40:20","modified_gmt":"2024-04-22T15:40:20","slug":"allora-vale-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/en\/2024\/04\/15\/allora-vale-tutto\/","title":{"rendered":"ALLORA VALE TUTTO"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Ma fai come me: io non mi ascolto pi\u00f9!&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma come?, <\/em>penso. Anni passati a predicare il verbo dell&#8217;<em>as<\/em> <em>you feel, <\/em>del <em>come ti senti<\/em>, dell&#8217;ascolto del rumore dell&#8217;anima come unica bussola in mezzo a un mare tutto onde e correnti. E adesso? L&#8217;unica spalla di sostegno alla mia rabbia mi dice di non ascoltarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non ho pi\u00f9 nemmeno uno specchio in casa&#8221;, rincalza la dose, &#8220;cos\u00ec non mi vedo, non mi giudico, non mi parlo sopra.&#8221;, mentre io distratto gi\u00e0 mi immagino tutti i momenti durante i quali, passandoci accanto (a uno specchio) ancora mi volto.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-d8ac2193cc322e8bb29e52e7c472efb3\" style=\"color:#15b312\">In loop<\/h2>\n\n\n\n<p>Infilo le cuffie, quelle che non mi piacciono dato che io ho le orecchie piccole e loro fanno di tutto per penetrarvici manco fosse l&#8217;Ultimo Impero, manco fossimo tutti sotto ecstasy. Le infilo ma non metto nessuna canzone, perch\u00e9 tanto gi\u00e0 lo so che tra le chiavi di casa, quelle della bicicletta e le buste dell&#8217;immondizia, mi si staccheranno un <em>n <\/em>innumerevole di volte, e io non ho voglia di sentire quella musica che tanto gi\u00e0 c&#8217;ho in testa, a spizzichi e bocconi.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec temporeggio: faccio tutto quello che devo fare, convinto pure di essere gi\u00e0 un po&#8217; in ritardo. Apro il cancello del cortile, butto la spazzatura, manca il cassonetto dell&#8217;indifferenziato (maledetta estetica\/etica\/politica o chiunque tu sia ad aver votato per i bidoni &#8220;privati&#8221;), ci penso un attimo prima di decidere di essere un cattivo cittadino e lasciare il sacchetto l\u00ec, esattamente dove il bidone immaginario dovrebbe essere. Slego la bici, riapro il cancello del cortile, lo chiudo, apro il portone, questo si chiuder\u00e0 poi da solo, faccio per mettere <em>play<\/em> ma&#8230; no. Devo prendere il pane, e ci sono due possibilit\u00e0: la panetteria vicino casa o quella vicino scuola&#8230; mi immagino come quel <em>meme <\/em>della signora bionda con tutte le formule che le passano per la <em>cabeza<\/em> e, fatti tutti i calcoli, decido: vicino casa. Rimando le prime note della canzone di ancora una manciata di minuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi risparmio la descrizione dell&#8217;acquisto di una spaccatella integrale, cos\u00ec esco dalla panetteria mentre sento la porta in legno dietro di me sbattere violentemente: &#8220;sono stato io?&#8221;, mi domando. Non ho tempo per l&#8217;introspezione, c&#8217;\u00e8 quella canzone che sgomita per risuonare in questo normalissimo mattino di aprile, dove fa <em>freschino<\/em> e tanto avremo sbagliato tutti come vestirci. <\/p>\n\n\n\n<p>Bici slegata, chiavi in tasca, portafoglio pure, cuffie che dopo aver mantenuto fede alla previsione <em>(<span style=\"text-decoration: underline;\">\u2191<\/span> vedi sopra)<\/em> vengono finalmente risistemate con vigore: ora ci siamo, posso finalmente pigiare il tasto <em>play. <\/em><\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p><em>il tuo autosabotaggio<br>e tutta la tua sincerit\u00e0<br>che non ti fa vergognare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>parlami e portami in orbita<\/em><br><em>portami dove non sento pi\u00f9<\/em><br><em>tutto il freddo che fa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>portami dove il tempo scorre<br>pi\u00f9 lento<\/em><\/p>\n<cite>Palermo Parigi e non lo so &#8211; Quomo<\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec sento quel pezzo in loop, una due tre quattro volte. Pedalo senza mani sulla comoda discesa di Principe Oddone mentre realizzo di non saper scegliere se sorridere o cantare, cos\u00ec faccio l&#8217;uno e l&#8217;altro, entrambi male ma comunque al meglio in quel limbo di indecisione. <\/p>\n\n\n\n<p>Al terzo ascolto, un punto esclamativo: <em>mi sarebbe piaciuto averle scritte io quelle righe! Averla avuta io quella leggerezza!<\/em> Poi tre puntini &#8230; una pausa, e l&#8217;ennesimo step dentro la stessa introspezione per la quale credevo di non avere tempo stamattina: interpreto e disegno con la mente lo stato d&#8217;animo di quell&#8217;artista al quale avrei voluto rubare carta e penna. Di nuovo un punto esclamativo: <em>No! mi sarebbe piaciuto essere innamorato, perch\u00e9 solo da innamorato potrei anch&#8217;io buttarle gi\u00e0 quelle parole<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<p>Parcheggio la bici nel cortile della scuola mentre la scia finale del pezzo accompagna i miei passi lungo il chiostro porticato. Salgo le scale e dal fondo del corridoio noto la porta della classe ancora chiusa: <em>meno male che dovevo essere in ritardo<\/em>, penso. Paola, la coordinatrice del corso, fa per cercare la chiave della classe tra il mazzo e dopo averla trovata si ferma un instante: &#8220;ma non entravate alle 10 stamattina?&#8221;. Appena termina la domanda ho gi\u00e0 capito: tutta quella furia \u00e8 valsa un&#8217;ora di sonno in meno, eppure continuo a sorridere, un po&#8217; come facevo in bicicletta. Scriver\u00f2 un articolo, o magari qualche mail per lo stage. Legger\u00f2 ancora un paio di pagine ch\u00e9 stamattina, sul cesso, mi sono distratto ad ascoltare Fabio Volo parlare di energie. <\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei innamorami, e non posso farlo se non passando attraverso del tempo di qualit\u00e0 passato con me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ma fai come me: io non mi ascolto pi\u00f9!&#8221; Ma come?, penso. 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