{"id":1612,"date":"2025-07-11T10:39:15","date_gmt":"2025-07-11T08:39:15","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=1612"},"modified":"2025-07-11T10:39:23","modified_gmt":"2025-07-11T08:39:23","slug":"il-rosa-shock-degli-elefanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/es\/2025\/07\/11\/il-rosa-shock-degli-elefanti\/","title":{"rendered":"IL ROSA SHOCK DEGLI ELEFANTI"},"content":{"rendered":"<p>Sono pazzo.<br>Non sono pazzo.<br>Sono pazzo.<br>No. Non \u00e8 possibile. Sei solo stanco.<br><br>E scorporato dal mio corpo, e dal mio tutto, mi rendo conto che inizio a darmi del <em>tu.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">LA PALPEBRA SORRIDE<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra <a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845934599\"><em>I baffi <\/em>di Carr\u00e8re<\/a> conservo due cartoline: il Vietnam, nella sua propaganda anti USA e una fatiscente galleria ferroviaria con sul retro la scritta &#8220;The gates of hell, enter the belly of the city.&#8221; Sul comodino, nello zaino, sul tavolo, sul divano: mi accompagno della fisicit\u00e0 del libro praticamente ovunque, senza per\u00f2 quasi mai leggerlo. Un paio di volte, questa settimana, sono riuscito tuttavia a farmici rapire.<\/p>\n\n\n\n<p>Sdraiato a letto, condannato da un insopportabile dolore prima al collo, poi alle spalle, alle gambe e a tutti gli avamposti del cranio, mi ci dedico con meticolosa attenzione, confidando nel silenzio come unguento per lubrificare gli ingranaggi arrugginiti dei miei sistemi. <br>La notte dormo poco, per via delle mie precarie condizioni di salute, e quando poco prima delle 5:30 ho gi\u00e0 aperto gli occhi, prima mi maledico e poi faccio lo stesso con Emmanuel Carr\u00e8re per l&#8217;avermi fatto credere pazzo. Mi sovrappongo, come i palmi delle mani giunti a preghiera, al suo personaggio, sprofondato nel vortice della messa in discussione del mondo: i suoi baffi e il mio martellante mal di testa carnefici di alto tradimento. <em>Niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima, <\/em>annego nell&#8217;oblio del mio disfattismo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Lore pensaci tu!&#8221;, prego il mio santo e la scienza delle sue mani, &#8220;sto a pezzi e sabato c&#8217;ho il <a href=\"https:\/\/www.kappafuturfestival.it\/\">Kappa.<\/a> Devi rimettermi in piedi.&#8221;<br>&#8220;Ho posto domani, alle 10:30.&#8221;, aprendomi le porte del paradiso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mattino dopo infilzo a spiedino una serie di impegni: da Decathlon per comprare una canotta per il Kappa, all&#8217;orto per raccogliere il raccoglibile, da Lore per ridare un senso alla mia schiena, e da Maurino per conoscere la sua creatura: lo <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Limone_Costa_d%27Amalfi\">Sfusato Amalfitano<\/a> fermentato. Da quest&#8217;ultimo per\u00f2 ci arrivo sciolto, invertebrato, amorfo, privo di una struttura capace di sostenermi: Lore aveva fatto di me il suo pongo, plasmandomi Demiurgo a sua immagine e somiglianza. &#8220;C&#8217;hai il bacino disallineato. Non sei in bolla. Hai la mandibola bloccata. La cervicale. La sciatica&#8230;&#8221;, una serie innumerevole di diagnosi accavallatesi, come i miei stessi nervi, nella geografia di un corpo solo. A fatica mi raccolgo, saluto Maurino e, come le bacchette di Shangai, mi getto a letto.<\/p>\n\n\n\n<p>Al mio risveglio \u00e8 ora di inscenare la festa.<\/p>\n\n\n\n<p>A mia sorella chiedo dello smalto.<br>Un gilet.<br>Dei glitter.<br>Un passaggio verso casa dei miei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad Ama chiedo se \u00e8 tutto organizzato. <br>Lui dice: &#8220;Spero di s\u00ec.&#8221;<br>Io pure, tra me e me. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il <em>febbrone, <\/em>il mal di testa, le notti sudate, il corpo fetta di Groviera piena di buchi proprio l\u00e0 dove Lore aveva massaggiato con pi\u00f9 forza; dopo le intemperie di una settimana di forzato allettamento, il Kappa mi faceva un po&#8217; pi\u00f9 paura. <br><em>E se fosse l&#8217;ultimo? <br>Se, non ascoltando i segnali del corpo, qualcosa di irreversibile si impossessasse del mio sistema nervoso? <br>Se scivolassi nel fuori controllo troppo in fretta, da rincararne il carico con peccaminosa spavalderia? <br>Se la condizione di allettato diventasse una costante?<br>Se&#8230; <br>&#8230; cosa penserebbero i miei genitori?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Affogo i pensieri nel sonno e nutro la disinibizione nel rosa shock degli elefanti.<br>La palpebra sorride, mentre mi immagino le fossette attorno alle labbra fare lo stesso. <br>Dalla nuca, una morbida carezza intenerisce la fronte prima e gli zigomi poi. <br>Il collo si scolla, mentre le spalle abbassano di qualche centimetro la loro marmorea fisionomia. <br>In estasi, aspettiamo tutti che passi il treno.<br>E nell&#8217;attesa ci muoviamo fauni, dalle gambe animali e dalla testa ancora troppo umana.<br>&#8220;Tu l&#8217;hai visto passare?&#8221;, la domanda pi\u00f9 ricorrente.<br>&#8220;Il treno? No, non ancora&#8221;, trasformando quel tempo sospeso in fratellanza.<br>Ormai certi del ritardo, compriamo un altro biglietto.<br>E di nuovo, con gli zoccoli consumati dal ballo, guardiamo il punto di fuga dei binari con mistica speranza.<br><em>Qui non succede nulla<\/em>, pensiamo in tempi diversi, mentre dagli altoparlanti continuano ad annunciare gli arrivi.<br>&#8220;Basta io me ne vado!&#8221;, annuncio agli altri fauni del branco, e aggrovigliati come una matassa tra le fila delle altre specie, animali e non, cambiamo stazione. <br>Il cambio di frequenze, e di destinazione, attiva in noi nuovi, mefistofelici ritmi.<br>Le zampe, pelose, ispide di pelo e di terra rotta dal ballo, calpestano frenetiche un tappeto di polvere e polvere gialla. <br>Le braccia disegnano quadri di Kandinsky.<br>E il branco si sbranca, lasciando a ciascuno il piacere del viaggio. <br>L&#8217;Africa dal finestrino.<br>Il mare nelle sue onde piatte di cristallo.<br>Il vento di montagna che sorpassa la pelle nuda.<br>Bali era gi\u00e0 un ricordo.<br>Mentre l&#8217;Europa tornava a sbattere i pugni sulla storia. <br><br>A fine corsa, la solita domanda: &#8220;Tu l&#8217;hai visto passare?&#8221;<br>&#8220;Il treno? No, non ancora.&#8221;<br>E un altro elefante rosa travestito da controllore, era l\u00ec, pronto a venderci l&#8217;ennesimo biglietto. <br><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono pazzo.Non sono pazzo.Sono pazzo.No. Non \u00e8 possibile. Sei solo stanco. E scorporato dal mio corpo, e dal mio tutto, mi rendo conto che inizio a darmi del tu. 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