{"id":516,"date":"2023-10-06T15:24:56","date_gmt":"2023-10-06T13:24:56","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=516"},"modified":"2023-10-11T14:11:28","modified_gmt":"2023-10-11T12:11:28","slug":"vendage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/es\/2023\/10\/06\/vendage\/","title":{"rendered":"VENDANGE"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Sono contento di rivederti.&#8221;<br>&#8220;Sono contento che per un po&#8217; non ci siamo visti.&#8221;<br>&#8220;Anche io.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato uno scambio, forse azzardato, ma giusto, quello tra me e La Julienne, al  km 6 di un&#8217;improvvisata corsetta al parco de Le Vallere. Erano 6 mesi che non ci vedevamo: l&#8217;ultima volta era stata quando vivevamo ospiti della <a href=\"https:\/\/averynormalguy.com\/es\/2023\/03\/14\/intro\/\">Tenuta di Spannocchia<\/a> nel senese.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante il fiato spezzato dal ritmo della corsa, non avevamo resistito nel darci vicendevolmente degli assaggi di quell&#8217;ultimo periodo: lui un po&#8217; a casa un po&#8217; in America; io tra la Grecia, Torino, l&#8217;Umbria e la Sardegna. <br><br>Perch\u00e9 vedersi, anzi rivedersi, era bello s\u00ec, ma anche il non averlo fatto per cos\u00ec tanto tempo lo era stato, prendendosi entrambi il diritto di sentirsi persi e di ritrovarsi senza il supporto incondizionato dell&#8217;altro. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color\" style=\"color:#15b312\">Mussy sur Seine<\/h2>\n\n\n\n<p>Sono in Francia, a Mussy sur Seine, un paesino ad un&#8217;oretta a Sud di Troyes, che a sua volta si trova ad un&#8217;ora, quasi due, a sud-est di Parigi. <\/p>\n\n\n\n<p>Il mio secondo anno di vendemmia pare una passeggiata di salute rispetto al primo. Dormire in un castello mi fa venir voglia di indossare coppole, accavallare le gambe e bere un po&#8217; dello champagne che io e gli altri 10 scanzonat* prima, 8 poi, abbiamo aiutato a produrre. <\/p>\n\n\n\n<p>La schiena, durante la vendemmia, sembra ripercorrere con minuziosa appartenenza le canoniche fasi del lutto. <\/p>\n\n\n\n<p>Prima nega lo sforzo, dimenticandosi della sua funzione di supporto nel ruolo evolutivo e posturale della specie: &#8220;animale bipede implume&#8221;, avrebbe detto la mio professoressa di filosofia. Trittico di parole che, dopo ore e ore di taglio dell&#8217;uva tra i filari, ha catturato la mia attenzione, ricordandomi che quel mio essere piegato, accovacciato o strisciante, mi rendeva tanto distante quanto raro nel mio non essere pi\u00f9 uomo. <\/p>\n\n\n\n<p>Alla negazione segue la rabbia: la schiena ribollisce e inizia a mandare segnali di fuoco, <em>Charmander scelgo te<\/em>, a tutto l&#8217;apparato muscolo scheletrico. La smorfia raggrinzita delle labbra ogni volta che ci si solleva tra i filari per scaricare il <em>panier <\/em>pieno d&#8217;uva nel cassone che pieno d&#8217;uva sar\u00e0, dimostra lo strapotere del dolore sul tentativo di controllo dello stesso. <\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la rabbia arriva la paura e soprattutto la depressione: &#8220;<em>ho quasi 30 anni, cosa ci sto a fare spezzato in due in vigna con 35\u00b0 a raccogliere uva? Sono un fallito. Il prossimo anno col cazzo che ci torno a vendemmiare! Mi odio. Ti odio. Odio anche te Giulio-con-la-i che sei davanti a me tagliare uva. E te Camilla che sei dietro. Tutti e tutte. Ma me stesso e la mia schiena un po&#8217; di pi\u00f9.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fine del baratro. Tristezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduto tra i filari alzo lo sguardo: una leggera pioggerellina bagna i miei pantaloni cerati e imbrattati di polpa d&#8217;uva schiacciata. Davanti a me un bosco di pini. Non l&#8217;avevo mai visto. Non lo ricordavo pi\u00f9. Metto della musica classica e il taglio si fa melodia. Manca il ritmo, ma c&#8217;\u00e8 continuit\u00e0, manca il controllo, ma c&#8217;\u00e8 fluidit\u00e0. In fondo, per quanto tagliare uva sia noioso e ripetitivo e stancante e debilitante, vedo la luce in fondo al tunnel. La mia schiena accetta, perdona e come recita l&#8217;ultima fase del lutto: <em>ricerca un senso di rinascita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Io intanto mi sollevo da nascosto tra i filari, afferro la cesoia tra i denti e mi godo le schiene degli altri e delle altre scanzonat* che condividono questo romantico massacro con me. <\/p>\n\n\n\n<p><s>La Julienne, Giulia, Giulio-con-la-i, Giuse, Camilla&#8230;<\/s> Ho rinunciato a chiamarl* per nome, un po&#8217; per pigrizia un po&#8217; perch\u00e9 la noia si miscela sempre molto bene alla creativit\u00e0. Sono belle persone, addirittura ogni tanto ci abbracciamo. Ho raccontato loro la storia della mia vita, e poi li ho ringraziati per il disagio e l&#8217;attenzione regalatemi. <\/p>\n\n\n\n<p>Se oggi, al settimo giorno di vendemmia, dicessi che sono a fare la vendemmia, mentirei. <br>Sono a conoscere gente e tagliare uva.<br>Conoscere me stesso e tagliare uva.<br>Osservare, patire, esercitare la leadership e tagliare uva.<br>Cantare e tagliare uva.<br>Litigare con Lag e tagliare uva.<br>Ascoltare bestemmie inventate in francese e tagliare uva.<br>Scrivere, con la coppola e le gambe incrociate, e pensare che s\u00ec, fra qualche ora sar\u00f2 a tagliare uva.<br>Io, un tot di scanzonat* e una valigia colma di sensazioni contrastanti. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><br><br><\/h2>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Sono contento di rivederti.&#8221;&#8220;Sono contento che per un po&#8217; non ci siamo visti.&#8221;&#8220;Anche io.&#8221; Era stato uno scambio, forse azzardato, ma giusto, quello tra me e La Julienne, al km 6 di un&#8217;improvvisata corsetta al parco de Le Vallere. 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