{"id":598,"date":"2023-12-31T19:10:10","date_gmt":"2023-12-31T18:10:10","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=598"},"modified":"2024-01-01T19:15:02","modified_gmt":"2024-01-01T18:15:02","slug":"sceneggiatura-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/es\/2023\/12\/31\/sceneggiatura-di-natale\/","title":{"rendered":"SCENEGGIATURA DI NATALE"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Is it your playlist? Or it&#8217;s a random one made by Spotify?&#8221;<br>&#8220;No, no, it&#8217;s mine.&#8221;, nascondendo un velo di imbarazzo tra la ripetitivit\u00e0 del conflittuale gesto del taglio di pomodori, il 30 dicembre, a Torino. &#8220;Do you like it?&#8221;<br>&#8220;I do!&#8221;, nonostante anche egli, Morti, un ragazzo con il quale condivido i turni in cucina al ristorante, sembrava doversi sforzare nel fare del <em>precario equilibrio diaframma\/corde vocali\/cavit\u00e0 orale<\/em> uno strumento di emissione di parole. <\/p>\n\n\n\n<p>Era musica priva di testi quella. Solo strumenti e suoni figli della maestria nel coccolare, violentare, suscitare speranze e rimorsi, di talentuosi suonatori. Era musica che mi rispediva indietro a qualche remota pedalata invernale, avanti in paradigmi non ancora sviscerati&#8230; musica che mi teneva l\u00ec, con le mani sul tagliere e una serie di verdure attorno, a svolgere quasi rassegnatamente la mia intrinseca mansione di cadetto di Guascogna. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;I do!&#8221;, perch\u00e9 l&#8217;inglese ci viene in aiuto e alle volte bastano davvero tre lettere per dire tutto l&#8217;indicibile con le altre <em>20epassa<\/em> dell&#8217;alfabeto.<br>Ci aspettava l&#8217;ennesimo pranzo in servizio di queste corte, cortissime, vacanze di Natale e il sabato poi aveva un sapore ancora pi\u00f9 agrodolce: condito con le note forti dell&#8217;ingiustizia su un letto morbido e accogliente di malinconia. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;I do!&#8221;, aveva risposto Morti, quando ormai aveva gi\u00e0 messo le mani sulla <em>plonge<\/em>. Lontano dagli incroci delle frasi altrui, al riparo da pensieri ancora troppo acerbi per poter essere colti e assaporati.<\/p>\n\n\n\n<p>La musica suonava, ancora e ancora, mentre la carne sulla piastra sembrava applaudire col suo scroscio di grasso brulicante.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi lo sguardo che, improvvisamente, si ferma sulla manciata di pomodorini ancora da tagliare. E come un filo, mi sono sentito tirare da dietro. <br>Mi giro, e con le ultime parole rimaste, suggello: &#8220;I&#8217;m tired of words.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-5a6b30ad2d3a8bdf3a1e86eefd9b9179\" style=\"color:#12b315\">Pi\u00f9 incazzato che turbato<\/h2>\n\n\n\n<p>Fatico a tirar gi\u00f9 due righe. <br>Sono stanco di pensiero ancor prima di mettermi seduto a scrivere.<br>Il Natale. Vorrei raccontare il Natale, di quanto mi sia sentito libero di poter mangiare e ingrassare, e mangiare ancora, libero senza risentimento alcuno. Che neanche lo cercavo quell&#8217;ospite tra le sedie tutte diverse disposte attorno al tavolo imbandito con segnaposti e centrotavola. Non lo cercavo e ne rimasi colpito quando quell&#8217;assenza rispondeva a un&#8217;azione scellerata e contraria: non l&#8217;avevo invitato.<\/p>\n\n\n\n<p>No. Non l&#8217;avevo invitato quell&#8217;ospite che sempre, con i suoi sguardi giudicanti, sa come tenermi ritto e teso come i piombini con la lenza <em>gi\u00f9 a mare.<\/em> Questo Natale no, e io manco lo sapevo. Non mi sembrava infatti di aver scritto alcuna lettera di <em>non-invito.<\/em> Nessun messaggio o telefonata per <em>non-darsi <\/em>appuntamento alla tavola dei miei genitori. Forse devo averlo <em>non-invitato<\/em> in sogno, tra Lorenza che dice di non fidarmi del silenzio di Pera e mia nonna che mi bussa alla finestra della mia cameretta al pian terreno dicendomi che si sente morire. E io che faccio? Cosa posso fare se non rimanerci nel sogno, e buttarmi sul marciapiede per abbracciarla.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;Nonna scusa. Perdonami tu e chiunque decida le sorti di questo gioco. Se quell&#8217;ospite non \u00e8 seduto alla nostra tavola, non vuol dire che non esista.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec mi sveglio turbato. Anzi pi\u00f9 incazzato che turbato. Con due turni di lavoro davanti e altri quattro consecutivi alle spalle. E l&#8217;incazzatura cresce, cos\u00ec come l&#8217;ombra di quell&#8217;ospite assente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non scrivi pi\u00f9.&#8221;, dice.<br>&#8220;Non fai pi\u00f9 sport.&#8221;, dice.<br>&#8220;E lo studio?&#8221;, incalza.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio oggi, come ieri, o <em>doman l&#8217;altro<\/em>, che a Torino ci sono rimasto solo io. Perch\u00e9 chi a Los Angeles, chi a Dublino, chi a Berlino, chi a Londra, chi qua dietro, in montagna da qualche parte&#8230; Una legge del contrappasso scaltra e suadente, che agita le proprie vesti velate, giocando con lo sguardo che sa di volersi spingere oltre, a toccare, <em>ganar<\/em> come bestia famelica, le carni di quel corpo martoriato da mille paragoni. <\/p>\n\n\n\n<p>A Natale ho mangiato.<br>Intorno lavoro.<br>Scrivo, ora che so di avere i minuti contati prima che il rumore assordante della serranda del negozio mi ricordi perch\u00e9 sono qui.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e8?&#8221;<br>&#8230;<br>Sbagliavo.<br>Me lo domanda senza che al ricordo appartenga alcuna risposta.<br>Ma non importa.<br>Io volevo solo raccontare del Natale e di quanto ho pianto nell&#8217;aprire i regali dei miei genitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Firmato<br><em>Io. Jacopo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>P.S.<br>Oggi andr\u00f2 a correre, sperando di trovare la chiave per aprire le ganasce della rabbia contro l&#8217;inquinamento. <\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Is it your playlist? 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