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	<title>A very normal guy</title>
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		<title>SEMPRE&#038;COMUNQUE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 20:26:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marzo 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi rimetto a scrivere come se ancora sapessi come si fa.Lo faccio dopo un messaggio pervenutomi dal Marocco, in sella al selvaggio web. &#8220;Oh ma l&#8217;ultimo articolo risale quasi a un mese fa? Che facciamo qua?&#8221; Già, che facciamo? Il lavoro si sta pigliando tutto. Proprio come nelle vite degli altri. Proprio come nelle vite [&#8230;]]]></description>
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<p>Mi rimetto a scrivere come se ancora sapessi come si fa.<br>Lo faccio dopo un messaggio pervenutomi dal Marocco, in sella al selvaggio web.</p>



<p>&#8220;Oh ma l&#8217;ultimo articolo risale quasi a un mese fa? Che facciamo qua?&#8221;</p>



<p>Già, che facciamo?</p>



<p>Il lavoro si sta pigliando tutto. Proprio come nelle vite degli altri. Proprio come nelle vite che giudicavo con indignazione. Io ho avuto solo il merito (riconosciuto talento, il mio) di arrivarci in ritardo, come quasi sempre. Scrivo mail, prendo appunti, annoto una <em>to do list</em> dopo l&#8217;altra&#8230; ma la scrittura amica, quella sana, quella figlia del silenzio, della noia e della creatività: beh quella sembra essersi nascosta ben bene, lontana dal mostro della <em>produttività.</em></p>



<p><em>Produttività</em> è un post it attaccato al sughero che tengo sul tavolo.<br>Ed è l&#8217;etichetta sgualcita e irreverente cucitami addosso da A.<br><em>Produttività </em>è la matrigna di Biancaneve che, travestendosi da strega, mi sta offrendo la mela avvelenata del denaro e della realizzazione professionale. Come se organizzare eventi fosse stata l&#8217;ambizione repressa dal fuoco di un bimbo color sagittario. <em>E se poi perdo i capelli?</em>, mi chiedo evitando le bici in sella ad una buca, mentre penso a quando, distrattamente, devo aver fatto <em>swipe up</em> con lo stress. Manco un aperitivo che eccoci, accrocchiati nello stesso letto a fare a botte per appropriarsi dei sogni dell&#8217;altro. </p>



<p>Da quando il lavoro mi riempie il conto in banca di stress, la notte sogno la morte.<br>Ho capito il nesso: niente stelle, astri, cartomanzia, lune piene&#8230; persino le spiegazioni si stanno facendo noiose e prevedibili: è lo stress che bussa alla porta delle mie mattine stanche:<br>&#8211; A Franca piovono meteoriti sulla casa vetrata in cui vive.<br>&#8211; Mio padre mi picchia, mio padre mi violenta.<br>&#8211; Uccido mio padre spaccandogli il mento.<br>&#8211; Peppa mi manda in montagna dove tre lupi sono pronti a sbranarmi.<br>&#8211; La testa di un mio amico viene smaciullata in una gabbia di ferro.<br>&#8211; Mentre scio, bare di giovani travolti da una valanga vengono trascinate da motoslitte dei vigili del fuoco.<br>Un elenco putrido e nauseabondo di inutili spiegazioni.</p>



<p>Come ci sono finito qui?<br>&#8220;Non ha senso&#8221;, mi dico, &#8220;non ha senso che te lo chiedi. Ormai ci sei. Stacci e poi vedi.&#8221; <br>E con una pacca sulla spalla mi accorgo che non è tutto <em>male</em> quello che accade. Non sarà il lavoro della mia vita, ma mi permette di mettermi da parte dei soldi per poter finalmente scegliere che tipo di futuro desidero. Perché certo, era bello viaggiare <em>homeless and jobless</em>: ma quelli erano di scoperta. Ora, che i tempi di scoperta si fanno radi e puntuali nel manifestarsi in intervalli di tempo scanditi dallo sfarzo della precisione, non ho più voglia del nuovo <em>sempre&amp;comunque.</em> Ora, ciò che mi muove è la scelta. C&#8217;è un imbarazzo quasi erotico nello scoprirsi capace di scegliere. C&#8217;è un sadico piacere nel poter osservare l&#8217;istinto che si sgonfia sotto i colpi violenti della presa di posizione. Fuga, rimorso, conflitto, tradimento&#8230; tutte pratiche viste e riviste di un <em>ego</em> dominante e capriccioso. <em>Ora fermati, indomito ribelle.</em> Accetta, impara e scruta, nell&#8217;attesa calma e saggia, del prossimo orizzonte.</p>



<p>C&#8217;è una consapevolezza che, ogni mattina, mi ripete: <em>non sarà per sempre. </em><br>Ed è quella stessa consapevolezza che mi riempie l&#8217;immaginazione del verde dei campi e del sole che riscalda. </p>



<p>Forse non scrivo più perché sono semplicemente stanco.<br>Anche se mi era piaciuto quel tizio alla radio che, parlando del nuovo film di Checco Zalone e del nuovo album di Caparezza, aveva detto: &#8220;loro escono solo quando hanno qualcosa da dire.&#8221;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Ringrazio il Marocco per essermi stato così vicino nonostante un mare pieno zeppo di dialetti a dividerci.</p>



<p>Mi sono divertito ad incastrare gli aggettivi con la libido del cleptomane quando vede brillare la luce del diamante. Perché le parole troveranno sempre il modo per porgermi la CARTA DEGLI IMPREVISTI: VAI DRITTO IN PRIGIONE E RIPOSA. ALMENO PER UN TURNO, RIPOSA. <br></p>
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		<title>SEI OCCHI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 07:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Febbraio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;La vedi quella cresta? È lì che devi andare. Prendi la macchina e raggiungi la montagna prima che si faccia notte.&#8221;Tra i miei ricordi non v&#8217;era più alcun resto del come fossi finito in India. Forse in India non c&#8217;ero mai arrivato.Ma vedere Peppa avvolta dal sari aveva sicuramente contribuito ad offuscarmi la mente.I tornanti [&#8230;]]]></description>
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<p>&#8220;La vedi quella cresta? È lì che devi andare. Prendi la macchina e raggiungi la montagna prima che si faccia notte.&#8221;<br>Tra i miei ricordi non v&#8217;era più alcun resto del come fossi finito in India. <br>Forse in India non c&#8217;ero mai arrivato.<br>Ma vedere Peppa avvolta dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sari_(indumento)" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Sari_(indumento)">sari</a> aveva sicuramente contribuito ad offuscarmi la mente.<br>I tornanti erano morbidi e familiari, ma il giorno sembrava voler chiudere il turno prima del solito.<br>Giunto in cresta, scendo dall&#8217;auto e inizio a camminare: non sapevo esattamente dove stessi andando, ma Peppa mi aveva detto che una volta giunto là avrei capito.<br>Pochi minuti, o chissà forse tantissimi, e il buio s&#8217;era già fagocitato la mia ombra.<br>Spaventato e confuso da quel rito che sembrava non volersi compiere mai, decido di tornare alla macchina.<br>All&#8217;erba preferisco l&#8217;asfalto, meno onirico e più schietto.<br>Ho paura di essermi perso, di non ritrovare più la macchina, di venire fagocitato anch&#8217;io dalla tersa notte.<br>D&#8217;un tratto mi volto, aggiungendo alla paura il sospetto: prima due, poi tre, cinque, sei. <br>Sei occhi verdi e gialli contavano i miei passi.<br>Tre lupi, capisco immediatamente.</p>



<p>Mi sveglio.<br>Sudato.<br>Prima di venire sbranato.<br>Forse era quello il rito&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">MI SIEDO AL TAVOLO E L&#8217;ASPETTO</h2>



<p>Le do appuntamento al bar.<br>Quello dalle pareti ingiallite e con il parquet che scricchiola.<br>Le do appuntamento al bar, senza prendermi troppo cura dell&#8217;apparenza: indosso i pantaloni di ieri, che erano gli stessi di due giorni fa, bucati sul retro della coscia destra e <em>umidati</em> dalla pioggia che al mattino rifiuta di alzarsi. Sopra una maglietta, quella di babbo, oversize e con una piccola, irremovibile, macchietta. Ai piedi le Birkenstock, finalmente le Birkenstock, nonostante le Olimpiadi invernali siano appena iniziate.</p>



<p>Arrivato al posto concordato, disturbo la barista chiedendole di quella ventina di barattoli colmi di erbe e spezie, ignorando cosa cercassi veramente. <em>Bancha, thé verde, Bicierin, con caffè e vaniglia, l&#8217;Avana, thé nero al rhum, Bella Torino, nocciole e karkadè&#8230; </em>&#8220;qualcosa alla liquirizia?&#8221;, sferzo a partita finita.<br>&#8220;Forse l&#8217;<em>Aria di montagna&#8221;,</em> e sparisce dietro il bancone per annusarne il barattolo, &#8220;no, mi spiace.&#8221;<br>&#8220;Vai, va bene quello lì rosso&#8221;, indicando uno dei tanti barattoli che le avevo fatto prendere dallo scaffale.</p>



<p>Mi siedo al tavolo e l&#8217;aspetto.<br>La porta del bar si apre, mossa da una miriade di mani diverse.<br>Mani che afferrano calici di vini rossi e Campari come se fosse davvero domenica, e il grigio di una silenziosa Torino non avesse fatto effetto sugli umori della gente.</p>



<p>&#8220;Quiero una buena vibra para este domingo&#8221;, avevo scritto a Maikol, confidando nelle buone e nelle cattive intenzioni, ancora sotto effetto dei sanatori <em>om</em>. E tra le fusa e la malinconia, fu proprio l&#8217;appuntamento a farmi rinsavire dal torpore delle coperte. </p>



<p>Seduto al tavolo, impercettibilmente troppo alto per poter essere definito comodo, la aspetto, iniziando a sospettare che non arriverà mai. Premedito la fuga: non ho più niente da dire neppure a me stesso.<br>La pancia ribolle.<br>Gli occhi stanchi si portano via pure la mente.<br>Dal petto sibila un sospiro lento e silenzioso.</p>



<p><em>Perché c&#8217;è sempre quello che non hai?</em>, mi domando pensando a lei, e alle tre ragazzine sorridenti attraversare la vetrina. </p>



<p>Sono circondato di libri.<br>Di infusi.<br>Di torte.<br>Di persone quiete come Torino sotto la pioggia sottile.</p>



<p>Eppure lei&#8230; <br>Forse mi ha visto entrare, e disgustata dallo strappo sul retro della coscia destra, ha preferito dare un altro volto alla sua domenica. E arresomi al tempo presente, già mi proietto nell&#8217;altrove: <em>e adesso? le riscrivo? e se poi passo per pesante? forse dovrei accettare la realtà e passare oltre&#8230; </em>si incuneano i pensieri, giocando a tiro alla fune con una sola verità. Lì lì per accettare il verdetto, incalzo: è che la frequenza abbatte le aspettative; e l&#8217;idea di non vederla più la vestirebbe di un abito non più soltanto suo. </p>



<p>È andata.<br>Lei non verrà.<br>Ed io&#8230;</p>



<p>io non so più se ci siamo dati davvero un appuntamento. <br></p>
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		<title>SE MI INTUASSI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 14:53:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Se m&#8217;intuassicome tu t&#8217;inmii&#8221; Dante Alighieri, Canto IX, Paradiso Origlio Dante mentre confessa ad uno sparuto pubblico il potere dell&#8217;accoglienza.&#8220;Come definireste la sensazione dell&#8217;essere accolti?&#8221;, chiese loro il sommo poeta, definendo indicibile la risposta a tale domanda. &#8220;Se m&#8217;intuassicome tu t&#8217;inmii&#8221;continua, scomodando gli allora teutonici e il loro einfühlung: il sentire dentro, o meglio il [&#8230;]]]></description>
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<p>&#8220;Se m&#8217;intuassi<br>come tu t&#8217;inmii&#8221;</p>
<cite>Dante Alighieri, Canto IX, Paradiso</cite></blockquote>



<p>Origlio Dante mentre confessa ad uno sparuto pubblico il potere dell&#8217;accoglienza.<br>&#8220;Come definireste la sensazione dell&#8217;essere accolti?&#8221;, chiese loro il sommo poeta, definendo <em>indicibile</em> la risposta a tale domanda.</p>



<p>&#8220;Se m&#8217;intuassi<br>come tu t&#8217;inmii&#8221;<br>continua, scomodando gli allora teutonici e il loro <em>einfühlung</em>: il sentire dentro, o meglio il sentire <em>da</em> dentro. <br>Lo osservo che si sbraccia, muovendo sovversiva la rossa mantella all&#8217;aria. Si sbraccia nel tentativo di dire col corpo ciò che le parole non sono in grado di esprimere. Non l&#8217;avevo mai visto così: sopraffatto dall&#8217;impotenza del linguaggio. </p>



<p>Il pubblico assorto mostrava, silenzioso, il piacere della scoperta, mentre lui sparigliava tentativi inutili di immedesimazione. Il microfono era ormai un oggetto d&#8217;arredamento, così come le slides impolverate sul telo bianco. Sorde erano le orecchie che ascoltavano e basta, muta la bocca che si limitava alla parola. Le mani, fitte di calli, facevano della presa il loro unico scopo, e gli occhi non andavano oltre lo sguardo. Ad ogni cosa il proprio scopo: il proprio unico, fermo, immutabile scopo.</p>



<p>&#8220;Se m&#8217;intuassi <br>come tu i&#8217;inmii&#8221;<br>fu l&#8217;ultima poderosa supplica, prima di sciogliersi sul pavimento del palcoscenico: asciutto e sfatto, tra le vesti del proprio vagare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CHIUSO PER FERIE</h2>



<p>&#8220;Conoscersi è impossibile.&#8221;, mi disse un giovane ubriaco mentre gli stavo servendo del vino, e &#8220;conoscersi è impossibile&#8221;, mi ha suggerito la trama di un libro da poco, distrattamente, terminato. È impossibile perché lo dice il <em>tempo.</em> <br>Non io, che faccio del ricordo il mio unico mestiere. <br>Non il giovane ubriaco, intermezzo tra un saggio e un barman.<br>Non il libro, <em>sbratto</em> di un blaterare convulso e privo di aspettativa.<br>Lo dice il tempo, e lo fa con una chiarezza che sfianca.</p>



<p>Conoscersi è impossibile perché è il risultato di un processo all&#8217;interno del quale vi sono tre momenti, chiari e distinti, che si rincorrono all&#8217;infinito. Mentre scrivo, riconosco in me determinati <em>patterns:</em> uno su tutti? ad esempio la vocazione per la complicanza. Complico fuori misura l&#8217;atto del racconto, perché vuoto è il contenuto, o pieno lo spazio che aleggia dietro il suo compimento. Riconosco così un gesto, e indago, indago al di sopra di ogni ragionevole dubbio, quali siano i genitori di tanta presunzione (se di presunzione si tratta). E se, per grazia, dovessi scoprire che non è Presunzione il nome della figlia, indago ancora, alla ricerca della sorgente di questo fluire storto e fitto di ramificazioni. </p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Il tempo della sconfessione.<br>Nasci vittima, ti scopri complice, muori omicida.<br>In primo luogo sono i comportamenti a comportarsi. <br>In seconda battuta scopri che sei tu a compierli.<br>E in ultimo, rilanci, definendo chi sei attraverso ciò che fai. Definendo chi sei, attraverso i comportamenti che adotti.</li>



<li>Il tempo dell&#8217;indagine.<br>Individuato un comportamento, indaghi sul significato che esso assume nella formazione della tua personalità<br>&#8220;Perché bevo?&#8221;<br>&#8220;Perché non trovo un lavoro?&#8221;<br>&#8220;Perché tutte le mie relazioni finiscono?&#8221;<br>&#8220;Perché non la smetti, e inizi a muovere il corpo al ritmo di una musica che sparge il seme del sesso in tutti gli anfratti della tua cameretta?&#8221;<br>E mentre indaghi, scopri che il ticchettio del tempo della vita ti dice che sei in ritardo.<br>Quello del tempo della scuola, ti dice che sei giusto.<br>Quello del tempo della moralità s&#8217;è rotto la prima volta che hai gettato una sigaretta per terra, e ti sei sentito in colpa per averlo fatto. </li>



<li>Il tempo della scoperta.<br>Ottieni finalmente le tue risposte.<br>Sai chi sei.<br>Cosa fai e soprattutto perché lo fai.<br>Scopri che bevi perché hai ucciso ormai tutte le mattine.<br>Che non lavori perché temi la definizione.<br>Che scopare è meglio di amare.<br>Che l&#8217;immobilità ostenta giudizi ma non prerogative.<br>E contento, affiggi il cartello CHIUSO PER FERIE convinto che il tuo lavoro sia finito.</li>
</ol>



<p>Salvo poi accorgerti di aver scoperto chi era la persona che ha iniziato l&#8217;indagine.<br>Ne è trascorso da allora di tempo.<br>E tu sei diverso. Cambiato. Cambiata. Morta, sepolta e rinata dallo sperma delle nuove certezze e l&#8217;ovulo di mutevoli illusioni.<br>Ti è chiarissimo chi eri.<br><em>Foggy</em>, dannatamente <em>foggy</em> chi sei.<br>E riparte il loop.<br>Mentre solfeggi quella canzone che dapprima manco avresti ballato.</p>



<p>Benvenuta al mondo nuova era, e ancora&#8230;<br>e ancora&#8230;<br>e ancora&#8230;</p>



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<p>*leggere nuoce gravemente alla salute<br></p>
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		<title>LA GUERRA D&#8217;INDIPENDENZA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 10:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Sto pensando molto ultimamente al tema della casa, sai Jacopo?&#8221;, mi fa Villa durante l&#8217;inconsueta (per ora) passeggiata post-prandiale. &#8220;Sto pensando che il fatto di vivere da soli, in fondo, sia anche questa tutta una narrazione: sai, l&#8217;indipendenza, l&#8217;età adulta, i cosiddetti propri spazi&#8230; ma propri spazi di che? Tanto se vuoi startene da solo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>&#8220;Sto pensando molto ultimamente al tema della casa, sai Jacopo?&#8221;, mi fa <a href="https://averynormalguy.com/2025/06/02/quando-ho-smesso-di-scrivere/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/06/02/quando-ho-smesso-di-scrivere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Villa</a> durante l&#8217;inconsueta (per ora) passeggiata post-prandiale. &#8220;Sto pensando che il fatto di vivere da soli, in fondo, sia anche questa tutta una narrazione: sai, l&#8217;indipendenza, l&#8217;età adulta, i cosiddetti <em>propri spazi&#8230;</em> ma <em>propri spazi </em>di che? Tanto se vuoi startene da solo ti chiudi in cameretta e fai le tue cose. Ma almeno quando metti il muso fuori dalla tana sei costretto, in qualche modo, ad interagire con il <em>coinqui </em>che cucina, che mangia, che lava per terra&#8230; sei costretto ad uscire dalla tua testa e sostenere, chissà, un&#8217;apparentemente inutile conversazione sul Napoli a -6 dalla vetta della classifica.&#8221;</p>



<p>Ascolto in silenzio, convinto sin da subito dall&#8217;apologia della salute mentale.</p>



<p>&#8220;Vivere da soli amplifica ciò che hai dentro. Senza nessuno scambio, senza nessuna interazione, quei pensieri ti perseguiteranno ovunque: in doccia, in cucina, a letto, sullo yoga mat, alla finestra mentre ti fai le zanchette&#8230;&#8221;</p>



<p>Abbiamo normalizzato troppo in fretta un qualcosa che appartiene al genere <em>homo occidentalis</em> da forse mezzo secolo.<br>L&#8217;indipendenza non è una condizione necessaria (nel suo significato etimologico: <em>ne + cedere</em>, ossia da cui non ci si può ritirare, cioè che è inevitabile o indispensabile); eppure, come tutti i trent&#8217;enni del mondo che conosco la bramo, la ammiro, la contemplo.</p>



<p><strong>Trent&#8217;enni di tutto il mondo unitevi, non avete da perdere che i vostri sovraprezzati monolocali. </strong>✊</p>



<h2 class="wp-block-heading">È UN MOMENTO</h2>



<p>Una grossa crisi ha colpito il fragile sistema di credenze che tessevano le fila della mia autostima.</p>



<p>&#8220;Allora Jacopini, che succede?&#8221;, sfodera la pistola Lorenza.<br><em>Ah si fa così? Mi chiedo, mentre sforno la sugnosa parmigiana preparata di corsa per le mie lovely commensali.</em><br>&#8220;Bah&#8230; diciamo che ci sono 3 temi&#8221;, e prendo tempo, un po&#8217; indaffarato un po&#8217; insicuro. <br>&#8220;Ah li dobbiamo indovinare?&#8221;, Salvini, dalla parte contemplativa del tavolo.<br><em>Ottima idea, non ci avevo pensato.</em><br>&#8220;Vai, sparate&#8221;, faccio io.<br>&#8220;Allora: lavoro, amore e famiglia&#8221;, Lorenza e Salvini senza essersi consultate, almeno a parole.<br>&#8220;Mmm ci siamo. Amore sì. Lavoro quasi, diciamo un po&#8217; più in alto del lavoro: il lavoro appartiene a?&#8221;, suggerisco.<br>&#8220;Ai soldi?&#8221;, Lorenza.<br>&#8220;Ma no ahahah&#8221;<br>&#8220;Alla socialità?&#8221;, Salvini.<br>&#8220;Eh quasi&#8230; non è socialità, ma?&#8221;<br>&#8220;Ma?&#8221;, Salvini.<br>&#8220;Dai, soc&#8230;?&#8221;<br>&#8220;Soc&#8230;&#8221;, Salvini e Lorenza, in coro.<br>&#8220;Società. Un tema è la società. Uno è l&#8217;amore e il terzo?&#8221;<br>&#8220;Se non è famiglia, è salute!&#8221;, Salvini.<br><em>Bingo. Centro. Strike. Din din din alla slot machine.</em></p>



<p>Se il weekend fosse durato tre giorni, almeno 2 e mezzo li avrei trascorsi da solo, ad incimpriarmi il naso nella solitudine del mio monolocale sovraffollato di pensieri. Sfoglio annunci di case come se fossero i volantini del CRAI: mozzarelle in offerta, <em>non mi servono, </em>le prendo subito! Salvo poi rendermi conto che quelle mozzarelle non me le posso permettere, mettendo in crisi il sistema enogastronomico nazionale: catastrofe.</p>



<p>&#8220;Rosico perché non mi posso permettere una casa&#8221;, riassumo in una manciata di parole il mio essere ascoltato dalle orecchie più giuste del mondo. &#8220;Poi a me che me ne frega di organizzare eventi? Io voglio lavorare la terra. Il mio sogno è fare il contadino, ma quando ci vado in campagna? A 50 anni, che manco potrò più muovere la schiena?&#8221;, ormai capitolato nel disfattismo. E mentre Salvini e Lorenza prendono appunti nelle loro testoline magiche, persino io mi stufo di ascoltarmi lamentoso: &#8220;ma vabbè, chissenefrega.&#8221;<br>&#8220;No, il cazzo <em>chissenefrega </em>Jacopini!&#8221;, Lorenza, con ormai la pistola fumante in mano, &#8220;tante volte uno non si rende conto del proprio percorso perché ci è dentro fino al collo, ma io lo vedo. Io vedo che in qualche modo tu stai unendo quei puntini che ti sembrano così lontani e isolati. La realtà è fatta di tante cose, tra le quali i soldi, inutile negarcelo. Forse in questo momento non riesci a vedere dove stai andando, ma vuoi per i soldi, vuoi per le opportunità, vuoi per il disegno immaginifico che chissà chi ha predisposto per te, ti tocca farlo. Eh beh, succede. È un momento.&#8221;<br>&#8220;È un momento.&#8221; ripeto per imparare.</p>



<p>E poi l&#8217;amore: quella roba che si incaglia lì, in mezzo alla gola. <em>Dove stiamo andando?,</em> mi chiedo e via a cascata con le mille mila altre paranoie del distretto suburbano del cuore.</p>



<p>&#8220;Ma tu credi davvero che le persone non si guardino attorno? Credi davvero che non vi siano tentazioni, pensieri, sudori sanguinolenti? Siamo tutti lì Jacopo, è assolutamente normale&#8221;, Salvini Cupido delle relazioni sotterranee.<br>&#8220;Eh sì, ma sta roba mi destabilizza, perché sento che ancora una volta potrei buttare nel cesso tutto. Sto sempre lì a raccontare che voglio l&#8217;amore, <em>bla bla bla&#8230;</em> poi quando ce l&#8217;ho, scappo. E mi sento in colpa! Mi sento in colpa perché <em>Dio bono, Ja non ti va mai bene niente!</em> È sempre stato così, pure con la ragazza che amavo com&#8217;è finita? Che sono andato a letto con un tipo&#8230;&#8221;<br>&#8220;Sì, ma quanto tempo fa?&#8221;<br>&#8220;Eh 5 anni fa.&#8221;<br>&#8220;Eh cazzo. Va che sei cambiato eh! Il solo fatto che tu non voglia ripercorrere quelli stessi passi. Che tu non voglia riscrivere la stessa storia all&#8217;infinito. Sono tutti segnali di un cambiamento in atto. È un momento, Ja: datti il tempo di comprenderle le cose, prima di etichettarle.&#8221;<br>&#8220;È un momento.&#8221; ripeto per imparare.</p>



<p>In fondo mi sembra di capire che sia tutto un momento. <br>Che sia sempre tutto la fotografia di un istante.</p>



<p>&#8220;È un momento.&#8221; ripeto per imparare e per passare oltre, al prossimo momento.</p>
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		<title>CONFIDO IN FREUD</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 19:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho chiesto a Gemini cosa significa uccidere il proprio padre in sogno, ma non ho trovato nessuna illuminante verità. Voglio bene al mio babbo. Tanto. E la notte che lo uccisi, senza nemmeno toccarlo, ne rimasi scioccato. &#8220;Babbo&#8221;, spero di averlo chiamato a forza.&#8220;Babbo 🥺&#8221;, sono sicuro di aver strozzato tra le lacrime.L&#8217;ho visto cadere, [&#8230;]]]></description>
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<p>Ho chiesto a <a href="https://www.google.com/search?q=uccidere+il+padre+in+sogno&amp;sca_esv=727911a362dc4a92&amp;sxsrf=ANbL-n7J8CtC_p1aFjhc6R4t1CO1P7YBCg%3A1767892450712&amp;udm=50&amp;fbs=ADc_l-ZANp2e_QKCXb27elGbVDkVtYrvHDDMkm2KkfwlZ2f9RmOIN-M0T4-BcFxMUAF6j93C_bvFMjZN-3jFWA4Q2hR4_tr2Ux3Q5K15mWXN28kdFcPMPSAXR1U-7YCr_aEatxbHpowQ-0lZd5nz0vcYrnoL7Bdih5UkEeRQjM8nWdYzTPBYz9qGJ26BFH4RF8HeLB81l_PE&amp;aep=1&amp;ntc=1&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjZiZrMuPyRAxVw87sIHX3POsgQ2J8OegQIDxAE&amp;biw=1366&amp;bih=607&amp;dpr=1&amp;aic=0&amp;mstk=AUtExfBdG9PRf5y6ibxv7Byau5EfD7hdbCp9rp5Z5-4yhUC-rWGyyHlX73_bX6FFZrMeJZyl14x1WLhg8p_XjK5mPGbLkqLTmJGH6MFHRH0Px5Yjxgew4RfY7ioMTXBY7EiOSciqFRLCXU0B3Xf1fVRcaRCexcbm97gxZUJsqN7Ufo4ZcXOGDCExTw9AjynqWiOlxI0P5mQOMB2yZhmzPnTwSfZa4FSlEUFRgwc3V-ZUbcB2WjPLTDcAfYPMu93AfakZ0bjjY78-ZKcwa-BIzili5phlntJ_8w43eqbiOMhFKaPZBCozFsbIf6XKJIgXMBI_Z1C2y3tuLgVyEA&amp;csuir=1&amp;mtid=BuZfaZ3xAfX_7_UPv6zUiAs" data-type="link" data-id="https://www.google.com/search?q=uccidere+il+padre+in+sogno&amp;sca_esv=727911a362dc4a92&amp;sxsrf=ANbL-n7J8CtC_p1aFjhc6R4t1CO1P7YBCg%3A1767892450712&amp;udm=50&amp;fbs=ADc_l-ZANp2e_QKCXb27elGbVDkVtYrvHDDMkm2KkfwlZ2f9RmOIN-M0T4-BcFxMUAF6j93C_bvFMjZN-3jFWA4Q2hR4_tr2Ux3Q5K15mWXN28kdFcPMPSAXR1U-7YCr_aEatxbHpowQ-0lZd5nz0vcYrnoL7Bdih5UkEeRQjM8nWdYzTPBYz9qGJ26BFH4RF8HeLB81l_PE&amp;aep=1&amp;ntc=1&amp;sa=X&amp;ved=2ahUKEwjZiZrMuPyRAxVw87sIHX3POsgQ2J8OegQIDxAE&amp;biw=1366&amp;bih=607&amp;dpr=1&amp;aic=0&amp;mstk=AUtExfBdG9PRf5y6ibxv7Byau5EfD7hdbCp9rp5Z5-4yhUC-rWGyyHlX73_bX6FFZrMeJZyl14x1WLhg8p_XjK5mPGbLkqLTmJGH6MFHRH0Px5Yjxgew4RfY7ioMTXBY7EiOSciqFRLCXU0B3Xf1fVRcaRCexcbm97gxZUJsqN7Ufo4ZcXOGDCExTw9AjynqWiOlxI0P5mQOMB2yZhmzPnTwSfZa4FSlEUFRgwc3V-ZUbcB2WjPLTDcAfYPMu93AfakZ0bjjY78-ZKcwa-BIzili5phlntJ_8w43eqbiOMhFKaPZBCozFsbIf6XKJIgXMBI_Z1C2y3tuLgVyEA&amp;csuir=1&amp;mtid=BuZfaZ3xAfX_7_UPv6zUiAs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gemini</a> cosa significa <a href="https://averynormalguy.com/2026/01/03/cerano-tutt/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2026/01/03/cerano-tutt/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uccidere il proprio padre in sogno,</a> ma non ho trovato nessuna illuminante verità. <br>Voglio bene al mio babbo. Tanto. <br>E la notte che lo uccisi, senza nemmeno toccarlo, ne rimasi scioccato. <br>&#8220;Babbo&#8221;, spero di averlo chiamato a forza.<br>&#8220;Babbo 🥺&#8221;, sono sicuro di aver strozzato tra le lacrime.<br>L&#8217;ho visto cadere, a peso morto, dopo avermi sferrato un attacco, e subito dopo sbattere violentemente il mento a terra, senza più reagire al colpo. <br>Con la morte nei suoi occhi spenti, e la speranza nel mio cuore, invece, vivissimo, ho soffocato il mio respiro: il mio primo da colpevole orfano. <br><em>perché?, </em>ho domandato all&#8217;Universo. <em>Perché?</em><br>Ma dall&#8217;alto nessuna risposta.  </p>



<p>Da quella notte, l&#8217;autorità ha cambiato volto. <br>Il timore ha lasciato spazio alla resa.<br>Non voglio più avere paura. Piuttosto mi arrendo: mi arrendo al mio essere remissivo ed accondiscendente, se questo è il prezzo da pagare per poter ancora una volta chiamare <em>babbo.</em></p>



<p>Secondo Freud, il fatto che Edipo abbia ucciso inconsciamente suo padre sosterrebbe la tesi secondo cui i desideri proibiti agiscono al di fuori del controllo razionale. </p>



<p>Confido in Freud. <br>Confido nell&#8217;inconscio.<br>Ma soprattutto confido che non si tratti di parricidio. Ma di un vertiginoso volo verso la libertà.</p>



<p>E se tu, babbo, leggerai mai queste righe, sappi che io, Jacopo, ti ho ucciso, perché è anche grazie a te, se sono diventato grande. </p>



<h2 class="wp-block-heading">SMACK</h2>



<p>Appena solcati i mari dei 30 anni ho, cautamente, deciso di aprire la partita IVA. <br><strong>Lavoro:</strong> presso me stesso.<br>Potrei ora <em>swaggare</em> sulla bio di facebook.</p>



<p>😒 Reagisco contrariato al mio stesso stato.</p>



<p>Ho aperto la partita IVA, essenzialmente per 2 motivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Mi sta simpatica. Mi è sempre stata simpatica. E spesso mi erano simpatiche anche le persone che ce l&#8217;avevano. Donava un non so che di funky, di brillantinoso e squatter allo stesso tempo. Avere la partita IVA, ai miei occhi da studente/tirocinante/precario appariva un po&#8217; come un grido di battaglia: &#8220;ho partita IVA e faccio quello che voglio&#8221;, ma soprattutto &#8220;ho partita IVA e lo faccio <strong>quando</strong> voglio.&#8221; Perché per me, più che il cosa, è il <strong>quando</strong> a fare la differenza. Col tempo ho sempre più maturato la consapevolezza che io non sono una linea retta. Non ho la benché minima capacità di ignorare i segnali del corpo, del vento, del cielo squarciato dal sole, o della geografia dei calendari. Un sinusoide: ecco, oggi mi riconosco molto di più nell&#8217;ondeggiare costante da un abbisso a una vetta, e viceversa. E allora perché non dare di più quando si ha la forza di scalare una montagna? E perché non fermarsi quando si desidera che sia al mare a cullarci? La partita IVA mi è sempre stata simpatica per questo motivo: perché quando vuole, al mattino lei si alza e anziché in ufficio, va dal contadino al mercato a comprare scarola e patate rosse. </li>



<li>Mi vende meglio.<br><em>Uuh che roba brutta.</em><br>Sì, la partita IVA vende meglio la mia professionalità.<br><em>Quale professionalità?</em><br>Non ne ho idea, ma la gente (i miei capi come vorrebbe volgarmente chiamarli l&#8217;istituzionalità della Crusca) pare sia disposta a comprarla. E chi sono io, per non vendergliela? Non di certo un anarchico: ho fatto pace con me stesso. <br>&#8220;Io non sono un rivoluzionario!&#8221;, ho gridato alle montagne mentre camminavo in solitaria lasciandomi alle spalle i compagni <em>proPal. </em>Io non la faccio la rivoluzione: la sostengo, la appoggio, la diffondo, ma non la faccio. Per fare la rivoluzione bisogna essere violenti e narcisisti. E sebbene narcisista lo sia eccome, violento io mai (forse solo a letto, dopo esplicito consenso). Piuttosto schivo i colpi del quotidiano, ma non alimento più l&#8217;idealismo sul quale facevo <em>skate </em>in età adolescenziale. Sono diventato adulto e l&#8217;idealismo deve essere morto lì, proprio dove ha battuto il mento mio padre. </li>
</ul>



<p>Appena solcati i mari dei 30 anni ho, sfacciatamente, fatto tutti i test delle malattie sessualmente trasmissibili del mondo.<br>&#8220;Ora le farò qualche domanda&#8221;, mi fa Loredana, l&#8217;infermiera con i tatuaggi e almeno 20 anni di rave, &#8220;se vuole può non rispondere. Andiamo?&#8221;<br>&#8220;Daje&#8221;<br>Così parte un spiedino di : Quanti anni aveva la prima volta? Con quante persone ha avuto rapporti sessuali? Si intende anche rapporti orali. Con quante persone negli ultimi 6 mesi? Erano donne, uomini o entrambi? Era attivo, passivo o entrambi? Meglio Kati Parry o Queen B? Quanto sono stereotipati gli omosessuali. Lo sa che, se dichiara di avere avuto rapporti con gli uomini, ha diritto al vaccino contro il papilloma virus gratis? Per farle capire, normalmente costerebbe 250€.<br>&#8220;Ma che davero?&#8221;,  burino e a mio agio con la mitica Loredana.<br>&#8220;Oh yess&#8221;<br>&#8220;E poi dicono che siamo discriminati!&#8221;<br>Risate.<br>Tampone in gola.<br>Tampone in culo.<br>Pipì nel brick.<br>E la consapevolezza di aver fatto una cosa bella, buona e giusta.</p>



<p>Ho da poco 30 anni: ho già ucciso un uomo, ingabbiato i miei sogni nei meandri del regime forfettario e piantato il tampone del mio senso civico nel culo. <br>Bye bye twenties. I&#8217;m a bitch <s>boy</s> man. <br>Smack. 💋<br></p>
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		<title>C&#8217;ERANO TUTT*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 23:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gennaio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[S&#8217;è fatto il Natale. Sordido e loquace, come sempre. Un Natale fatto di grassa immaginazione e parole rapite dal mondo, dove dovrebbero, e vorrebbero stare. Zio dice: &#8220;ma come? siete in 4 (donne) e i piatti li lava Jacopo?&#8221;&#8220;Embé?&#8221;, io, subito sulla difensiva.Starà scherzando, penso, e spero, un secondo dopo. Nonna dichiara di essere razzista, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>S&#8217;è fatto il Natale. <br>Sordido e loquace, come sempre. <br>Un Natale fatto di grassa immaginazione e <em>parole rapite dal mondo,</em> dove dovrebbero, e vorrebbero stare.</p>



<p>Zio dice: &#8220;ma come? siete in 4 (donne) e i piatti li lava Jacopo?&#8221;<br><em>&#8220;</em>Embé?&#8221;, io, subito sulla difensiva.<br><em>Starà scherzando, </em>penso, e spero, un secondo dopo.</p>



<p>Nonna dichiara di essere razzista, senza sapere bene cosa significhi.</p>



<p>Un altro zio si fa le canne.<br>E io con lui.<br>La notte della vigilia, travestiti da amici, intellettuali e babbi natale.</p>



<p>Rich corre 8,5km la mattina del 26.</p>



<p>Mia cugina parla sempre del suo moroso.<br>Difende a spada tratta il suo moroso.<br>Va al cinema il 25 sera col suo moroso.<br>Mia cugina è il suo moroso. </p>



<p>I nuovi bambini stentano a dire &#8220;grazie&#8221;, sia pure a Babbo Natale.<br>Mentre i vecchi stentano ormai a crederci, a Babbo Natale. </p>



<p>Svelo a Marina un segreto.<br>&#8220;Inter nos&#8221;, esordisco, con in faccia le bianchissimissime montagne, che rendono Torino sempre più bella (nonostante i soldi del PNRR).<br>Le dita chiuse sulle labbra fanno la zip al gossip.<br>&#8220;Mi sono fidanzato&#8230;&#8221;<br>&#8220;Lo stavo pensando: <em>chissà se Jacopo ha una ragazza&#8230;&#8221;</em><br>Per un attimo ho temuto il KNOCKED OUT!<br>Ma per fortuna <a href="https://www.youtube.com/watch?v=NH-o9U8G7-4" data-type="link" data-id="https://www.youtube.com/watch?v=NH-o9U8G7-4">Rey Mysterio</a> mi ha insegnato il <em>colpo di reni. </em><br>&#8220;Un ragazzo&#8221;, faccina sorridente. <br>E crollo, messo KO dalla tavola ipercalorica, e la bile un po&#8217; più amara.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ARRIVERÀ</h2>



<p>Scrivere è diventato ormai un atto impuro.<br>Chi ne è più capace?<br>Io no.<br>Non lo sono stato due settimane fa, quando ho fatto una grande festa.<br>Non lo sono stato una settimana fa, quando la grande festa l&#8217;ha fatta qualun altro, ormai più di 2000 anni fa.<br>Non lo sono stato 2 giorni fa, quando alla grande festa ci ho lavorato.</p>



<p>Ho smesso di scrivere, e ho iniziato a festeggiare.<br>Come se le due cose fossero in antitesi.<br>Come se <em>o si balla con i piedi,</em> a ritmo di musica, <em>o con le dita,</em> a ritmo di fascinazione.</p>



<p>Ho smesso di scrivere ed ho iniziato, allo stesso tempo a frequentare la gente e impaurirmi del silenzio. <br>Ogni giorno mi chiedo: &#8220;stasera che faccio?&#8221;<br>E ogni sera: &#8220;sarò capace di tornare alla normalità?&#8221;</p>



<p>Da tempo latente, ormai, fuggo questo momento. Il momento della scrittura. <br>Faticano le parole a dare forma ai ricordi, perché troppi si sono appiccicati alle pareti della memoria, che adesso a stento riescono a uscirne. I miei 30 anni, di ballo, puro ballo, fatiscente ballo. Gli amici che continuano, con adorabile ritardo, a prolungarne la festa, fatta di auguri perenni e sorrisi bambineschi. C&#8217;erano tutt*. Era <strong>La Festa di Tutt*.</strong> Con tanto di locandina e ceneri sparse qua e là, a frammentare la lunga linea del tempo in fotografici istanti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://averynormalguy.com/wp-content/uploads/2026/01/WhatsApp-Image-2025-12-11-at-09.30.01-724x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-1843"/></figure>



<p>Non sto dicendo niente. Ma quando è l&#8217;insieme a fare il quadro, è impossibile soffermarsi su un dettaglio senza che l&#8217;attenzione venga catturata dalle distrazioni dell&#8217;orizzonte. </p>



<p>C&#8217;erano tutt*. E questo basta a descrivere un momento.<br>C&#8217;erano le <em>basic,</em> pavonesse dalle piume sgargianti.<br>C&#8217;era albus, gru stabile e salda.<br>C&#8217;erano gli Squali, i colombi, da sempre, della mia città.<br>C&#8217;erano Pigna, Noce e Labella, oche ubriache dalle zampe claudicanti.<br>C&#8217;erano i <a href="https://open.spotify.com/intl-it/artist/29pkkNTs01Wq7kv2zdoAUf?si=bV_OlvqWTOeOrEn_NoBiUg" data-type="link" data-id="https://open.spotify.com/intl-it/artist/29pkkNTs01Wq7kv2zdoAUf?si=bV_OlvqWTOeOrEn_NoBiUg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jassies,</a> stormi di storni di Roma e dintorni.<br>C&#8217;era Az, gufo della notte.<br>C&#8217;era mia sorella col suo moroso, gallina e gallo nello starsi vicino.<br>C&#8217;era Maurino, passero solitario, e Claudietto, pinguino piacione.<br>C&#8217;erano le matricole, gli infiltrati, gli invitati, gli imbucati, gli sconosciuti, le conoscenze, le sorprese, gli abbracci: una voliera di piumati con le ali ben aperte per chissà quale cielo.</p>



<p>Ho festeggiato così il mio compleanno, con la voracità del megalomane, e la smania del sognatore.<br>L&#8217;ho fatta grossa, e mi sono divertito.</p>



<p>Non è bastata una boccata d&#8217;aria che la mia testa si era poi, di nuovo, immersa nel convenire che <em>insieme è meglio.</em><br>Allora il pre-vigilia: a casa di tutti, e poi a casa di lui.<br>La vigilia, sempre da loro, con una nuova notte, molto più corta del solito.<br>Il Natale, in potenza, come sempre.<br>Santo Stefano, lungo e stanco.<br>E poi il lavoro, perché &#8220;che fai a Capodanno?&#8221;<br>&#8220;Non lo so, perché?&#8221;, io ingenuo e beffardo.<br>&#8220;Vuoi venire a lavorare nell&#8217;organizzazione del <a href="https://eventi.comune.torino.it/calendario/capodanno-2026/" data-type="link" data-id="https://eventi.comune.torino.it/calendario/capodanno-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Capodanno di Torino?</a>&#8220;<br>&#8220;Sì.&#8221;, deciso e contento di non dover, invece, organizzare il mio di Capodanno.<br>Così turni indecenti, <a href="https://averynormalguy.com/2025/12/07/giorno-1-senza-caffeina/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/12/07/giorno-1-senza-caffeina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la caffeina nonostante l&#8217;illusione di un fioretto,</a> la cacca nella suite del sindaco (questo è un segreto 🤫), perché quando scappa non c&#8217;è cravatta che tenga, il prefetto che mi sequestra il gin come il bulletto al parco quando il pallone era il suo. Abbiamo pure sbagliato il countdown. Davvero: abbiamo pure ciccato il countdown. <br>Forse l&#8217;evento peggiore a cui abbia partecipato come organizzatore.<br>Forse quello più, inspiegabilmente, divertente.</p>



<p>Il 2025 che se ne va senza manco salutare.<br>E il &#8217;26 che ancora fatico a nominare. <br>&#8220;A me sembra di essere nel 2021!&#8221;, faccio ad A. sotto le coperte dell&#8217;ennesima zanchetta, prima di metterci a dormire.<br>Poi il silenzio.<br>Gli abbracci.<br>E i respiri che allungandosi, svaniscono.<br>&#8220;Ho spaccato il mento a mio padre!&#8221;, mi sveglio di soprassalto.<br>&#8220;Ssshhhh&#8221;, si sveglia A, e si addormenta A.<br>Mi chiudo stringendolo forte a me, ancora scosso dalla realizzazione del complesso edipico.</p>



<p>Ho ucciso mio padre in sogno.<br>Senza toccarlo.<br>Schivando il suo tentativo di afferrarmi violento e predatore.<br>Io mi sposto.<br>E lui cade, di faccia, col mento che spacca la terra.<br>E il suo volto, spento.<br>Spaventosamente,<br>tremendamente,<br>spento.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Domani è Luna Piena, e spero che quelle <em>parole rapite dal mondo,</em> tornino qui, nel luogo dove sono state create.</p>
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		<title>IL GIOCO DEI SIGNIFICATI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 16:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Aspetta la neve, e sali in montagna.Aspetta la neve, e solo allora, sali in montagna. Nun ce pensà alle scarpe che si infracicano.Nun ce pensà. Aspetta la neve, e mentre guardi la montagna dal cavalcavia, pensa: &#8220;che ci mangiamo stasera?&#8221;Roba semplice. Non strafare, che poi chissà come vanno a finire ste cose.Facile. Acchitta un aperitivino, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Aspetta la neve, e sali in montagna.<br>Aspetta la neve, e solo allora, sali in montagna.</p>



<p>Nun ce pensà alle scarpe che si infracicano.<br>Nun ce pensà.</p>



<p>Aspetta la neve, e mentre guardi la montagna dal cavalcavia, pensa: &#8220;che ci mangiamo stasera?&#8221;<br>Roba semplice. Non strafare, che poi chissà come vanno a finire ste cose.<br>Facile. <br>Acchitta un aperitivino, due crostini, un piatto e il dolce.<br>Una bella bottiglia che fa sempre, e dico semprissimo, bene. <br>E al gran finale ci penseranno le luci soffuse.</p>



<p>Così: acciughine al verde, tomini e pane.<br>Agnolotti fatti in casa.<br>Boccia di <a href="https://www.callmewine.com/semplicemente-vino-rosso-cascina-degli-ulivi-bellotti-2024-P63551.htm?tw_source=google&amp;tw_adid=&amp;tw_campaign=21666650543&amp;tw_kwdid=&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=21666692309&amp;gbraid=0AAAAADtQTsVI4IuAp4Q4t9F_gYETrfMvC&amp;gclid=Cj0KCQiA6Y7KBhCkARIsAOxhqtPzGS4LnbUqWZ_Mtl5KMdgrYl8e-oyQp0V-RuLir7Z6w4GjlbMY3_IaAmVJEALw_wcB" data-type="link" data-id="https://www.callmewine.com/semplicemente-vino-rosso-cascina-degli-ulivi-bellotti-2024-P63551.htm?tw_source=google&amp;tw_adid=&amp;tw_campaign=21666650543&amp;tw_kwdid=&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=21666692309&amp;gbraid=0AAAAADtQTsVI4IuAp4Q4t9F_gYETrfMvC&amp;gclid=Cj0KCQiA6Y7KBhCkARIsAOxhqtPzGS4LnbUqWZ_Mtl5KMdgrYl8e-oyQp0V-RuLir7Z6w4GjlbMY3_IaAmVJEALw_wcB" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Semplicemente Vino di Cascina degli Ulivi.</a> <br>Dolce, delegato all&#8217;artefice di questa minuscola <em><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuitina#:~:text=La%20fuitina%2C%20regionalismo%20estratto%20dal,atto%20sessuale%20completo%2C%20in%20modo" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuitina#:~:text=La%20fuitina%2C%20regionalismo%20estratto%20dal,atto%20sessuale%20completo%2C%20in%20modo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fuitina.</a> </em></p>



<p>Nello zaino mettici pure il kit per l&#8217;evasione sensoriale 🍄, un abbondante set di abbracci, traboccante fantasia, e l&#8217;elogio dei silenzi. </p>



<p>A quel punto parti.<br>Datti appuntamento ad un&#8217;ora sommaria e lascia che sia il treno il punto d&#8217;intersezione delle vostre rette.<br>Seduti uno di fronte all&#8217;altro, discutete animatamente su come due mondi possano toccarsi senza però invadersi. Di come l&#8217;egoismo sia contraddittorio nel suo essere sistemico. Discutete delle responsabilità, individuali e collettive, e poi, quando improvvisamente dopo una galleria, dal finestrino compare la neve, fatela finita. E statevene in silenzio a dire quanto è importante, ancora una volta, meravigliarsi. </p>



<p>A casa fate il calduccio.<br>Il calduccio si fa con i divani, le poltrone, le coperte, le coccole, la musica lenta, la finestra sugli alberi, il tappeto, il legno. <br>Fatto il calduccio, lasciatevi trasportare dalle psichedeliche visioni.<br>Ci vorrà del tempo.<br>E quel tempo trasformatelo in istante.<br>Sarà la neve a scandirlo. Mentre le lancette si sciolgono al sole della monotonia.<br>Godetevi quel pizzico di paura che vi ha impedito di andare oltre.<br>E che vi ha concesso una lunga passeggiata azzurra neve e bianca cielo. </p>



<p>Poi, con lo stomaco mezzo pieno, e i passi stanchi, rientrate per giocare al <em>gioco dei significati.</em><br>Svestite la realtà dai significati con i quali si è cicatrizzata ormai la pelle.<br>Alternate il sublime al vorace, il peccato all&#8217;amore, lo scherzo all&#8217;agonia delle profondità.<br>Rompete con la mente gli schemi, e con i fatti le azioni.<br>Giocate al <em>gioco dei significati</em> anche quando avete paura, perché è proprio lì che rattrappiscono le essenze.</p>



<p>E dopo aver assaggiato un po&#8217; del vostro amore, fate della tavola l&#8217;ennesimo scenario di quest&#8217;esodo dal reale. <br>Il vino non sarà più solo vino.<br>Il pane non sarà più solo pane. <br>L&#8217;augurarsi buon appettito non sarà più solo educazione.<br>Tutto inizierà a ruotare vorticosamente attorno al <em>micromondo</em> di fantasie che da ore fioriscono nella stanza.<br>A quel punto sarà già troppo tardi.<br>E il momento più significativo dell&#8217;anno sarà di nuovo lì, di fronte a voi, come in una fotografia sgualcita nel portafoglio. </p>



<p>Mezzanotte arriverà troppo presto.<br>Così come i 30 anni.<br>&#8220;Insomma, che ne è stato di questi 20?&#8221;, ti chiederà lui, naturalmente curioso.<br>E tu non potrai evitare di sorridere mentre ripenserai al cortometraggio della tua vita.<br>Certo che non potrai.<br>Troppa la gratitudine, e troppo lo spavento nel voltarsi indietro.<br>Un sorriso che è riconoscenza ed esorcizzazione.<br>&#8220;È stato il decennio delle Ceres e dei Camparini&#8221;, gli dirai con gli occhi lucidi. <br>&#8220;Delle Ceres e dei Camparini&#8221;, sottolineerai emozionato, &#8220;il decennio dei bar, dei tavolini, della socialità. Il decennio dell&#8217;evasione, degli eccessi, degli aperitivi come fuga dal mondo. Ferma tutto. Siediti. E bevi. Non c&#8217;è niente da correre. Il decennio delle Ceres e dei Camparini come prolungamento dello stare insieme: come quando sei stato in gita con gli amici e al ritorno, prima di rientrare a casa, proponevi sempre l&#8217;ultimo bicchiere; così, per estendere il tempo. Il decennio delle Ceres e dei Camparini come ponte, zona franca per intavolare nuove inebrianti conoscenze.&#8221;</p>



<p>A quel punto avrai già soffiato le candeline.<br>Il dolcino lo portava lui. Così come la voglia empatica di celebrare un momento importante.<br>&#8220;Grazie&#8221;, gli dirai nella calda morsa di un abbraccio.<br>&#8220;Auguri Ja&#8221;, nella bellezza della sua semplicità.</p>



<p>La neve avrà cessato di cadere.<br>I corpi di vibrare.<br>I fumi di inebriare.</p>



<p>E per la prima volta, sarà notte, una notte stracolma di stelle.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Sono stati questi i miei vent&#8217;anni: un susseguirsi incessante di racconti.</p>



<p><br><br></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>CREPO IL SILENZIO</title>
		<link>https://averynormalguy.com/2025/12/12/crepo-il-silenzio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 19:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Giorno meno 2 senza caffeina. Crepo il silenzio con la lama affilata del ghigno. Ghigno: risata abbozzata. Smorzata. Orfana della pancia. Strozzata tra la gola e le narici, nasce come sbuffo e muore come sibilo. Il ghigno è il pensiero manifesto. È l&#8217;incontinenza di una perversione. Il ghigno è l&#8217;ammissione di colpevolezza di un reato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Giorno meno 2 senza caffeina</em>.</p>



<p>Crepo il silenzio con la lama affilata del ghigno.<br><br><em>Ghigno: risata abbozzata. Smorzata. Orfana della pancia. Strozzata tra la gola e le narici, nasce come sbuffo e muore come sibilo. Il ghigno è il pensiero manifesto. È l&#8217;incontinenza di una perversione. Il ghigno è l&#8217;ammissione di colpevolezza di un reato commesso nel solo spazio dell&#8217;immaginifico. È il serial killer che lascia di proposito il dettaglio di una prova che lo incastra.</em> <em>Colui, o colei, che ghigna ama che gli vengano fatte domande, dalle quali poi, tenta di divincolarsi con falsa disinvoltura.</em></p>



<p>Crepo il silenzio con la lama affilata del ghigno.<br>Ghigno.</p>



<p>Innesco una spasmodica reazione: il mio interlocutore si desta dal suo <em>mini_mondo</em> <em>fanta_creato</em> dal connubio tra cannabis e pensieri intrusivi. Il flusso è ormai diga, morto e sepolto dallo sbuffo: omicida di silenzio. Il ghigno uccide e la morte, si sa, cinica com&#8217;è, non concede diritto di replica. Il silenzio non esiste più, e se esiste sarà nuovo e diverso da quello precedente.</p>



<p><em>Tu quoque, Brute, fili mi</em>!</p>



<p>Il silenzio ormai crepato, evapora tra i fumi confusi dei Pink Floyd.<br>Cazzo. <br>Cazzo. Come si chiama quel pezzo?! <br>Aaaaah<br>È di <a href="https://open.spotify.com/intl-it/album/4LH4d3cOWNNsVw41Gqt2kv?si=xy1z4pilReO9I-IzjP3Ktw" data-type="link" data-id="https://open.spotify.com/intl-it/album/4LH4d3cOWNNsVw41Gqt2kv?si=xy1z4pilReO9I-IzjP3Ktw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The Dark Side of the Moon,</a> sicuro!<br>Aaaaa memoria del cazzo.</p>



<p>Ho deciso che inizierò a prendermi cura della mia memoria. <br>L&#8217;ho deciso a pranzo dai miei, un paio di settimane fa con mia mamma che, seduta di fronte a me, stentava a ricordarsi qualcosa, mia sorella di fianco che lamentava una scarsa capacità mnemonica, mia nonna ormai colpita da demenza senile, e io, che da anni gioco la parte del <em>&#8220;rimasto&#8221;</em>, ma che per la prima volta ho messo insieme i pezzi: <em>e se fosse congenita?</em> <em>Se ci fosse una bastarda predisposizione alla dimenticanza?</em></p>



<p>Non ci sto. <br>Anzi prima mi spavento.<br>Poi mi preoccupo.<br>Poi reagisco.<br>Non ci sto. </p>



<p>La mia memoria è pessima, scarsa, assente, ma nulla mi vieta di allenarla. <br>Meno zanchette, Jacopo.<br>Più noci.<br>Meno telefono, Jacopo.<br>Più immagini visive all&#8217;interno delle quali incastrare nozioni base, come vie, nomi e canzoni.<br>Meno autocommiserazione, Jacopo.<br>Più disciplina, interiore e spirituale.</p>



<p>Farò <em>microdosing </em>di <a href="https://www.instagram.com/fun_gaia_/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/fun_gaia_/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lion&#8217;s mane,</a> mi dico. E lo dico ad Afrodite che, amazzone, verrà in guerra con me.</p>



<p>Intanto prolungo l&#8217;astinenza dalla caffeina.<br>Arrivo al <em>giorno 6 senza caffeina,</em> senza né sforzi né fatiche. <br>&#8220;Ma perché?&#8221;, mi fa mia sorella, ormai abituata ai capricci attraverso i quali mi illudo di poter elevare la mia anima.<br>&#8220;Perchè devo tenermi sotto controllo&#8221;, rifiutando lo strudel di mele comprato da babbo in panetteria, &#8220;oggi niente alcol, niente caffè, niente zuccheri&#8230; sennò qua&#8230;&#8221;<br>&#8220;Niente droghe&#8221;, babbo, inaspettatamente babbo.<br>&#8220;Ma smettila&#8221;, la mamon, chissà forse <em>maternamente preoccupata.</em><br>Sorrido come chi sa di essere stato beccato con le mani nella marmellata: &#8220;no no, devo, altrimenti mi faccio prendere dalle cose. Ho bisogno, ogni tanto, di tirare le briglie. Ieri mi sono mangiato due fette di torta, l&#8217;altro giorno un gelato&#8230; poi bevo, fumo (nessun cenno alle droghe, credo)&#8230; insomma cose ne faccio. Ci sono dei momenti durante i quali la testa deve prendere il controllo e dire <em>&#8220;hey man, calm down!&#8221;.</em><br>Soffia mia sorella, e non ghigna: &#8220;sì, ma perché il caffè?&#8221;<br>&#8220;Perché la mia è una dipendenza psicologica, è un legame contestuale. Bevo il caffè o prima di studiare o prima di fare sport, e così cosa succede? Che il mio corpo lo impara, e senza caffeina non si concentra più o non mi dà più energie. È questo che voglio evitare: di rendere il mio corpo dipendente da un intruglio contestuale. Proprio come il bere quando esco con gli amici, o il fumare dopo il sesso&#8230; tutte ripetizioni meccaniche di dinamiche tossiche.&#8221;<br>&#8220;Bah&#8221;, mia sorella.<br>&#8220;Bah&#8221;, babbo.<br>&#8220;Bah&#8221;, la mamon.</p>



<p>Adoro la rassegnata approvazione della mia famiglia.</p>



<p>Mi alzo da tavola convinto di aver preso l&#8217;ennesima discutibile decisione. E ripensando al ghigno, mi ritrovo <a href="https://averynormalguy.com/2025/12/07/giorno-1-senza-caffeina/" data-type="link" data-id="https://averynormalguy.com/2025/12/07/giorno-1-senza-caffeina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nella solita caffetteria</a> a sorseggiare orzo filtrato: dopo l&#8217;ultimo, legnoso sorso, il numero 17. La caffeomanzia dice che il numero che compare indica fra quanti giorni succederà qualcosa di importante&#8230; Se la mia memoria non mi tradirà, il 28 dicembre avrà gli occhi puntati addosso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">CON LA LAMA AFFILATA DEL GHIGNO</h2>



<p>Crepo il silenzio con la lama affilata del ghigno.</p>



<p>&#8220;Che?&#8221;, mi fa A. ormai abituato ad un certo intercalare.<br>Un tempo teatrale, di attesa.<br>Un altro, di discomfort.<br>Poi esordisco: &#8220;ci pensi che tutto questo è dovuto agli elettroni? Ai minuscoli elettroni!&#8221;<br>A. guarda la mia mano coricarsi piena sul suo petto.<br>&#8220;Il solo contatto tra gli elettroni della mia mano e quelli del tuo petto genera energia. E questa energia, che ha una sua frequenza, si muove lungo tutte le cellule del braccio, della spalla, fino all&#8217;ipotalamo. Lì, si traduce, chissà perché in ossitocina. La frequenza che si crea tra i nostri atomi viene letta dal mio sistema endocrino come ossitocina, o dopamina, o chissà&#8230; comunque in qualcosa di positivo.&#8221;<br>A. fa del proprio petto una cassa di risonanza.<br>Io, della mia mano, un microfono pronto a captare le frequenze dei nostri elettroni.<br>&#8220;Io e te non contiamo un cazzo in tutto questo.&#8221; condanno in via definitiva l&#8217;epoca dell&#8217;ego.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>GIORNO 1 SENZA CAFFEINA</title>
		<link>https://averynormalguy.com/2025/12/07/giorno-1-senza-caffeina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 10:23:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[Giorno 1 senza caffeina.Scrivo dal mio solito tavolino di ORSO &#8211; Laboratorio Caffè.So benissimo come mettermi in difficoltà. Ordino un orzo + americano.Al momento dell&#8217;ordinazione non sapevo ancora che sarebbe stato il Giorno 1 senza caffeina.&#8220;Orzo + americano?&#8221;, mi fa, l&#8217;avrei scoperto poi affabile, cameriere.&#8220;Eh boh, sta scritto là: orzo filtrato + americano&#8221;, indicando con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Giorno 1 senza caffeina.</em><br>Scrivo dal mio solito tavolino di <a href="https://maps.app.goo.gl/c4asosrF1X5kW1Fj9" data-type="link" data-id="https://maps.app.goo.gl/c4asosrF1X5kW1Fj9">ORSO &#8211; Laboratorio Caffè.</a><br>So benissimo come mettermi in difficoltà.</p>



<p>Ordino un orzo + americano.<br>Al momento dell&#8217;ordinazione non sapevo ancora che sarebbe stato il <em>Giorno 1 senza caffeina.</em><br>&#8220;Orzo + americano?&#8221;, mi fa, l&#8217;avrei scoperto poi affabile, cameriere.<br>&#8220;Eh boh, sta scritto là: orzo filtrato + americano&#8221;, indicando con la mano la voce del menù scritta sulla parete.<br>&#8220;Ah certo, scusami. In realtà il + americano si riferisce a tutti coffees&#8221;</p>



<p>La versatilità del + americano mi spiazza.</p>



<p>L&#8217;affabile cameriere sferruzza la mia indecisione con dita sapienti: &#8220;Ma tu hai mai provato il nostro orzo? È un orzo un po&#8217; particolare&#8230;&#8221;<br>&#8220;E sia&#8221;, senza troppi indugi.<br>Accendo il computer felice di aver scoperto che oggi sarà il mio <em>Giorno 1 senza caffeina.</em><br>Ma dopo pochi istanti: &#8220;Ho una brutta notizia: l&#8217;orzo è finito&#8221;, mogio mogio Mr. affabile.<br>&#8220;Vuol dire che era buono!&#8221;, festeggio il suo successo.<br>Ride lui.<br>Sorrido io.<br>E finisco col bermi una cioccolata calda all&#8217;acqua: acida, lunga, astringente.<br>La cioccolata più funky che abbia mai provato.</p>



<p>Nessun ORSO è stato malmenato durante la stesura di questa recensione non richiesta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A SPROPOSITO</h2>



<p>A volte mi chiedo se dovrei iniziare a recensire il cibo.<br>La risposta è: &#8220;di cibo ne sai troppo poco, Jacopo.&#8221;<br>E mi taccio.</p>



<p><em>Giorno 1 senza caffeina.</em></p>



<p>Quando ormai avevo finito di scrivere.<br>La cioccolata funky era ormai una tazzina finita in lavastoviglie.<br>E le mie perplessità sulla bontà di questo articolo si facevano elefantiche.</p>



<p>L&#8217;affabile cameriere mi si è avvicinato con fare proprio affabile: &#8220;Senti maaaaa&#8230; visto che siamo in chiusura, e abbiamo delle brioches invendute, che ne diresti se te ne regalo una?&#8221;</p>



<p><em>Giorno 0 senza zuccheri.</em></p>



<p>Al diavolo i sensi di colpa di una dieta bilanciata: stanotte è Luna Piena.<br>Torno a casa a piedi, con un cornetto alla marmellata nello zaino. Ormai i piedi hanno sostituito le ruote della bicicletta: è tempo di letargo e la stagione impone lentezza e contemplazione. L&#8217;aria fredda e pungente della neve si incastra negli anfratti lasciati liberi dalle pieghe del giubbotto. In risposta incasso il collo tra le scapole, dando vita ad alterazioni posturali che il mio <em>feed </em>di Instagram spamma come il male assoluto. <em>Ci vorrebbe più calma,</em> penso mentre affondo le dita sulla tastiera.<br>A casa ciondolo tra le 18:35 (troppo presto per cenare), il buio (troppo tardi per andare a correre), un libro (troppo mattone per questo cervello affamato di stimoli rapidi e inconsistenti) e il telefono (troppo hipster per chi si veste da santone).<br>Non voglio bere. <br>Non voglio fumare.<br>Non voglio impelagarmi in storie da ascoltare.<br>Eppure penso a chi potrei scrivere per un fugace aperitivo.<br>Nella mia contraddizione fallisco, ma prendo tempo e, dopo essere giunto all&#8217;epilogo di <a href="https://www.bompiani.it/catalogo/nexus-9788830137998" data-type="link" data-id="https://www.bompiani.it/catalogo/nexus-9788830137998" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nexus</a> (lascio due righe alla fine dell&#8217;articolo, come se fosse il mio quaderno degli appunti: per ricordare, più che per divulgare), divido una melanzana in due, e poi le due metà a cubetti: una parte la friggo, l&#8217;altra va in forno. Se solo Galeno fosse a conoscenza dell&#8217;ereticità della mia cucina, a quale dio rivolgerebbe le sue preghiere? Approfitto del tempo di attesa di tale guazzabuglio per bagnare una padella con della salsa di soia, per poi scaldarci del riso sopra. Ancora ignoro l&#8217;aspetto bellico della mia cena, ma lascio fare all&#8217;intraprendenza dell&#8217;inconscio che, un attimo prima di gettare i cubetti di melanzana impanati nell&#8217;olio, mi indica il freezer: menta! Prendo la menta, la taglio a striscioline e la lascio lì, sul tagliere. <br>Finalmente posso friggere.<br>Così, friggo.<br>Mi aspettavo più rumori. Più bolle. Più pareti gocciolate dall&#8217;olio. <br>Invece niente. Pure l&#8217;olio è incerto su quale profilo essere.<br>Mentre i cubetti si indorano, rubo dal forno l&#8217;altra metà della melanzana: di questo sentore un po&#8217; <em>smoky</em> decido di farne una crema. Aggiungo olio, sale, pepe, menta, tahina e limone. Il mixer cigola un po&#8217;. Altro olio. Ora va meglio. </p>



<p>Rinvengo da questo trip di pura e mistificante coscienza.<br>Davanti a me vedo del riso imbrunito dalla salsa di soia.<br>Dei cubetti di melanzana indorati e fritti.<br>Una crema imperfetta che sa un po&#8217; di affumicato.<br><br>Mischio tutto.<br>Senza esitazione. <br><br>Sul piatto aggiungo, kitsch, della scorza di limone.</p>



<p>Mi siedo al tavolo, da solo. <br>Il televisore 22&#8221; trasmette Bologna-Parma di Coppa Italia.</p>



<p>Mangio senza troppa fame, ma con fare famelico. <br>Dopo il gol di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=BDznqUisEaA&amp;feature=onebox" data-type="link" data-id="https://www.youtube.com/watch?v=BDznqUisEaA&amp;feature=onebox" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Castro,</a> il piatto si svuota, la pancia si riempie e io mi sento di nuovo in colpa: non ho asciugato i cubetti fritti di melanzana nello scottex. </p>



<p><em>Esco per una passeggiata?,</em> mi chiedo per stimolare la digestione.<br><em>No, finisco il libro e mi giro una zanchetta</em>, risponde il me ancora vittima della scoperta.</p>



<p>Esco sul balcone, e mentre fumo, vedo le nuvole riflettere il bagliore della Luna Piena.<br>La cerco tra i comignoli dei tetti della Torino borghese, ma a separarci ci sono almeno una ventina di metri di cemento. <br>Fumo, ricordando a me stesso di farlo con calma. <br>Non soddisfatto dell&#8217;articolo scritto da ORSO, penso che potrei approfondire il tema della <em>vita adulta.</em><br>Ma la noia, il silenzio, l&#8217;attrazione per l&#8217;altrove mi inchiodano a letto, con il libro da finire e il cellulare in mano. </p>



<p><em>Fa che resista, fa che resista, fa che resista&#8230; </em>sussurro alla Luna.<br>E crollo, dopo aver impostato la sveglia alle 7:25. </p>



<p><em>La sveglia suonerà fra 9 ore e 2 minuti.</em></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><br>Da Nexus ho imparato che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il collante del mondo sono le realtà intersoggettive. Praticamente tutto è finzione che si tramuta in racconto. Lo era l&#8217;animismo in epoca preistorica, lo era Zeus, Giove o chi per loro in epoca greco-romana, lo era il cristianesimo, l&#8217;Islam e tutte le altre religioni monoteiste belle cazzute, lo era l&#8217;imperialismo, il colonialismo, il comunismo, il nazismo, e oggi lo è il capitalismo. <br>Sono tutti racconti che tengono uniti i pezzi del mondo. </li>



<li>Ogni volta che c&#8217;è stata una rivoluzione dell&#8217;informazione, è cambiato il mondo: dall&#8217;invenzione della scrittura, alla stampa, dalla radio, il telegrafo alle moderne tecnologie di fine anni &#8217;90. E ciascuna rivoluzione è come fosse inciampata nell&#8217;incapacità della gestione del suo potenziale: la scrittura ha dato vita alla schiavitù; la stampa alla caccia alle streghe e alle guerre di religione; la radio all&#8217;imperialismo e al nazismo; le moderne tecnologie&#8230; chissà.</li>



<li>La differenza con l&#8217;IA è che l&#8217;IA non è un&#8217;intelligenza organica, bensì aliena: ossia decide per sè (<em>dal latino alienus, che significa &#8220;appartenente ad altri&#8221; o &#8220;estraneo&#8221;</em>), basandosi su comportamenti umani, dei quali talvolta, noi stessi non siamo a conoscenza. </li>



<li><em>&#8220;mai evocare poteri che non si possono controllare&#8221;</em></li>
</ul>
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		<title>LE REGOLE DELLO STOMACO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jacopo.masi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 10:33:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dicembre 2025]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Qual è il sentimento?&#8221;, mi fa Villa, seduto sul tappeto.&#8220;Eh?&#8221;, gli faccio io, morente sul divano.&#8220;Il sentimento, qual è?&#8221;, come se cambiando l&#8217;ordine degli addendi&#8230;&#8220;Sto bene, in quiete.&#8221; distante anni luce dal cuore, &#8220;Ascolto un po&#8217; voi, un po&#8217; loro.&#8221;, indicando con le mani le due coppie ai miei fianchi perdersi tra una traversata oceanica [&#8230;]]]></description>
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<p>&#8220;Qual è il sentimento?&#8221;, mi fa Villa, seduto sul tappeto.<br>&#8220;Eh?&#8221;, gli faccio io, morente sul divano.<br>&#8220;Il sentimento, qual è?&#8221;, come se cambiando l&#8217;ordine degli addendi&#8230;<br>&#8220;Sto bene, in quiete.&#8221; distante anni luce dal cuore, &#8220;Ascolto un po&#8217; voi, un po&#8217; loro.&#8221;, indicando con le mani le due coppie ai miei fianchi perdersi tra una traversata oceanica in barca a vela e il tripudio dei segnali di una <em>vita adulta.</em></p>



<p>Villa mi guarda e si intasca quella mia risposta nel silenzio di chi è in grado di assecondare.</p>



<p>Poi ascolto il mio corpo.<br>La mia pancia.<br>Il mio <em>gastro.</em><br><br>&#8220;Pienezza. Il sentimento è di pienezza&#8221;, dentro e fuori: nel ventre colmo di bagna càuda, e negli occhi, colmi di amici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">STA SETTIMANA TI CI METTI</h2>



<p>&#8220;Perché parliamo del vino?&#8221;, domando alla classe durante la mia prima lezione di enogastronomia.<br>I loro volti mi guardano in silenzio.<br>&#8220;Perché esiste questa materia: l&#8217;<em>eno</em>gastronomia?&#8221;, batto un ulteriore colpo alla pigrizia dell&#8217;adolescenza.<br>Da dietro i banchi tante perplessità, e quasi nessuna certezza.<br>&#8220;Perché parliamo del vino e non, ad esempio, dell&#8217;acqua?&#8221;, faccio un massaggio cardiaco al corpo privo di segni di vita. <br>Dall&#8217;angolo alla mia destra, Leonardo, con la schiena appoggiata al muro entra in campo: &#8220;per gli abbinamenti cibo-vino.&#8221;<br>&#8220;Mmm&#8230; quella potrebbe essere una conseguenza. Perché il vino è diventato importante a tal punto da prendersi lo spazio di una materia scolastica? Perché ne si studiano gli abbinamenti? Pensate alla storia&#8230;&#8221; e con le mani disegno un globo gigante fluttuare nell&#8217;aria.<br>&#8220;Perché di vini ce n&#8217;è tanti&#8221;, Prince, dal lato diametralmente opposto della classe. <br>&#8220;Vero. Di vini ce n&#8217;è tantissimi. Ma la sua varietà lo ha reso famoso, non importante.&#8221;</p>



<p>Aspetto altre frecce scagliate dall&#8217;incosciente fame di sapere. </p>



<p>&#8220;Perché è buono.&#8221;<br>&#8220;Perché siamo in Italia.&#8221;<br>&#8220;Perché muove tanti soldi.&#8221;</p>



<p>Giusto. Giusto. Giusto.<br>Gli incoraggio a buttarsi.<br>&#8220;Ma come ci siamo arrivati fin qui, oggi, nel 2025, a parlare del vino?&#8221;, prendo una pausa e osservo una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Guernica_(Picasso)" data-type="link" data-id="https://it.wikipedia.org/wiki/Guernica_(Picasso)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guernica</a> di corpi vivere vite immensamente diverse: c&#8217;è chi partecipa e che fa del banco il tavolo su cui imbandire la partita della crescita, chi dorme e lo trasforma in un letto, chi legge e lo fa nascosto dietro allo zaino, chi osserva in silenzio con volto giudicante&#8230; dalla prospettiva del prof. è impossibile annoiarsi. Lo pensavo quando ero studente. Lo credo fortemente ora che sto giocando a cambiare ruolo.<br>&#8220;Insomma, nella storia dell&#8217;umanità, che ruolo ha avuto il vino?&#8221;, vado al cuore della questione.</p>



<p>Abbiamo parlato due ore.<br>Dalla vite al Budda, dallo storytelling alle realtà intersoggettive <em><a href="https://www.ibs.it/nexus-breve-storia-delle-reti-libro-yuval-noah-harari/e/9788830137998?gad_source=1&amp;gad_campaignid=18175224655&amp;gbraid=0AAAAAC9c54Ga2B5mz-p1CNmCFr_9VfoRf&amp;gclid=CjwKCAiAlrXJBhBAEiwA-5pgwlN5TkFI4an4Ce64Ukkt7Rf60OSlEw2HyLjycLwJfO5Bz7yZLOHcuhoCUH8QAvD_BwE" data-type="link" data-id="https://www.ibs.it/nexus-breve-storia-delle-reti-libro-yuval-noah-harari/e/9788830137998?gad_source=1&amp;gad_campaignid=18175224655&amp;gbraid=0AAAAAC9c54Ga2B5mz-p1CNmCFr_9VfoRf&amp;gclid=CjwKCAiAlrXJBhBAEiwA-5pgwlN5TkFI4an4Ce64Ukkt7Rf60OSlEw2HyLjycLwJfO5Bz7yZLOHcuhoCUH8QAvD_BwE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(Harari docet),</a> </em>dai vinaccioli al Mezcal. <br>Tutto collegato dai legami del mondo che fanno di un <em>unicum</em> una parte infinitesimale del tutto.</p>



<p>Io non lo so fare il professore.<br>Non insegno nulla.<br>Parlo, e faccio parlare.<br>Ho fatto delle slide che non ho ancora mostrato. <br>Abbozzato un programma che ogni qual volta provo ad iniziare, prende un&#8217;altra strada, fatta di parole e collegamenti che funzionano al mio personalissimo modo di osservare il mondo.</p>



<p><em>Sta settimana ti ci metti,</em> mi sono quasi minacciato, dopo aver smarrito la presa sui doveri autoimposti che col tempo, hanno costruito l&#8217;identità della mia persona. <em>Scegli un argomento, studialo, e prepara del materiale</em>, mi impongo con tono che non permette repliche. <em>E poi fai sport. E scrivi per averynormalguy, che ancora non hai pubblicato</em>, rincaro la dose, colpevolizzandomi per avere ceduto alla lussuria della prima settimana del Sagittario. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Certain aspects of you have long been dormant but are about to sprout. Some of your potentials have been waiting for conditions that you haven&#8217;t encountered until recently. Is there anything you can do to encourage these wondrous developments? Be alert for subtle magic that needs just a little nudge.</p>
<cite>Rob Brezsny, <a href="https://freewillastrology.com/horoscopes/sagittarius">www.freewillastrology.com</a> (Sagittarius, Week of November 27th, 2025)</cite></blockquote>



<p>22 novembre: un club dai muri londinesi e una <em>lineup</em> facile facile. Ufficialmente 8 del mattino, ufficiosamente tutto il giorno dopo.<br>23 novembre: A.<br>24 novembre: Ufficio.<br>25 novembre: Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne.<br>25 novembre: compleanno di Lorenza.<br>26 novembre: come fosse domenica. <em>Awake and bake,</em> zanchetta appena svegli e giornata a Porta Palazzo.<br>26 novembre: riatterro sul pianeta terra con una consulenza personalizzata sulla p.iva.<br>27 novembre: &#8220;Maurì, bicchierino?&#8221; 4 del mattino, 3 bocce, e Mauro che, sfatto, si ferma a dormire.<br>28 novembre: lezione in hangover. Non si fa Jacopo. Pessimo inizio.<br>28 novembre: vedo una casa da affittare.<br>28 novembre: mangio da A. Dormo da A. Mi sveglio da A.<br>29 novembre: lesso il cavolfiore per la bagna càuda. Preparo il <a href="https://www.tavolartegusto.it/ricetta/banana-bread-ricetta-originale/" data-type="link" data-id="https://www.tavolartegusto.it/ricetta/banana-bread-ricetta-originale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">banana bread</a> per il post bagna càuda. Preparo la marmellata di cachi e mango da abbinare al banana bread post bagna càuda. Preparo e congelo gli agnolotti per Natale con la nonna. Improvviso delle acciughe al verde per la mia feroce fame delle ore 17.<br>29 novembre: compleanno di Cler e maledetto Tiramisù all&#8217;1 di notte.<br>30 novembre: bagna càuda con il team Sale. Scopro che ricotta e bagna mi fa volare. Ne mangio troppa. Muoio sul divano.<br>30 novembre: zanchetta con A., nonostante la puzza d&#8217;aglio. <br>1 dicembre: <em>Sta settimana ti ci metti</em>.</p>



<p>Punto. </p>
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