LA FIGA E IL PALLONE

par | Nov 21, 2025 | Novembre 2025

“Ei Ja. Manca solo più un mese al tuo compleanno. Questo è il tuo ultimo mese da 20enne.”
Che se il mio fiato avesse potuto parlare l’avrebbe subito interrotto con un affannoso susseguirsi di battiti e respiri.
“Cazzo.”, toccandomi il petto, abbracciandomi le spalle.
“Cazzo.”, alzando lo sguardo verso A., “Woo non me l’aspettavo.”
E dopo aver atteso che l’emotività si rintanasse sotto la logica del dialogo, A. continuò: “Ti va di dirmi 29 momenti di questi tuoi 29 anni?”

A me.
Ad uno storyteller.
Ad uno storyteller narcisista.

Sorrido. non avrei potuto fare altrimenti
“29 momenti… ripeto, per prendere tempo e iniziare il viaggio a ritroso della mia esistenza.”
A. fumava, mentre io aspettavo me la passasse, per dare alla bocca il sollievo del fumo tra l’incedere delle parole.
“Allora… quando caddi dallo scoglio in Liguria… quando, alle elementari, piansi perché volevo tornare a casa dal mio cane… quando diedi il mio primo bacio, a stampo… quando dal riflesso del bus mi giudicavo uno sfigato, con quei boccoli… quando facemmo l’ultimo giro di bar con Pigna… il 27 ottobre 2020, sì, il 27 ottobre 2020…

… quanti ne mancano?”
“2 mi sa.”
“Solo più due? No dai.”
“Eh Ja.”
“Allora la Grecia, per forza: il dolore che si tramutò in lacrime e sangue dal naso. E poi… e poi la Sicilia: non mi sono mai conosciuto così cattivo. Tu sei mai stato, consapevolmente, cattivo?”
“29.”, abbraccio.

LE MANI DEL DEMIURGO

Ho uno strano rapporto con le unghie. Anzi, con le pellicine.

🐢 che caos che c’è in questo bar

Dicevo, ho uno strano rapporto con le pellicine: vorrei tanto riuscire a non mangiarmele più, ma tre condizioni me ne impediscono il successo.

L’ansia, grande classico, che trova sbocco gaudente tra giochi bocca e denti: unghie, pellicine, sigarette, interno delle labbra… tutti vittime della bocca che, vai a capire, forse istinto primordiale, sfocia tale irrequietezza in un moto cannibale di atavica fame.

Il nulla, il vuoto, l’assenza, la noia. Ci sono momenti durante i quali il nulla mi genera ansia e quindi vedi sopra. Una bella scorpacciata di epidermide cotta a puntino tra polveri e tracce di sangue.

L’estetica: ho sempre pensato di avere delle mani da lavoratore, mani da contadino, mani consumate. Dalla presa salda e le dita forti. Poca eleganza all’estremità delle mie braccia, pochissima. E tra le mani, le dita, tonde, adulte, secche, dalle unghie corte e dalla cuticola vogliosa di crescere. Ecco è la cuticola la causa della mia fissazione estetica: divorarla con ferocia mi dona sangue e bellezza, ferro e autostima, cerotti e sollievo che, tra le mani del mondo, anche le mie passino inosservate.

🐢 sempre al bar chiassoso, la coppia davanti a me ha appena ordinato, lei pancakes cioccolato e fragole (a novembre…) e lui agonolotti affogati nel formaggio

Adesso che scrivo e mi guardo le mani, noto che di pellicine me ne sono rimaste ormai poche.
Forse perché poca è anche l’ansia.
L’ansia di un lavoro, l’ansia di una casa, l’ansia dei soldi.
Perché se nell’articolo precedente scrivevo che tutto pareva essersi allineato… beh, non credetemi, non ancora. Era l’entusiamso a parlare.
Qualcosa certo si muove, ma è ancora nelle mani plasmatrici del Demiurgo. E io le mani del Demiurgo non le ho mai viste: chissà se anche lui/lei si mangia le pellicine per l’ansia di dover generare una vita ad un narcisista storyteller…
Il lavoro arriverà. Chi mi piaccia o no. E farò pace con le mille altre vite che bussano alla porta: lo sport troverà il suo spazio, la socialità le sue notti, la scrittura i suoi bar caotici e tutti uguali. Forse sarà il tempo libero a mancare, ma nella lista dei desideri, in effetti, non l’ho scritto. E mo’ chi glielo dice al Demiurgo che la comanda era sbagliata? Chissene. Guardo lontano: tutto fieno in cascina. Il vino e gli eventi, come la figa e il pallone di quando ero adolescente.

Altro capitolo è invece la casa. Inevitabilmente legata al lavoro, e ai soldi. E inevitabilmente legata ad uno status che sì, voglio raggiungere, ma che ancora ho difficoltà ad inquadrare.

“Perché anziché andare in affitto, non compri?”, mi fa babbo al pranzo del sabato.
Già, perché non compro?, penso mentre mi osteggio per aver già fissato tre visite in tre appartamenti in affitto.

Il tema abitativo genera scompiglio. E disinteresse. Rimango un’ostracista del fare organizzativo a lungo termine. E questo forse solo un orto me lo toglierà.

🐢 ma che fa? adesso la tipa al tavolo davanti a me fa la scarpetta nel piatto macchiato di sugo di lui?! dopo i pancakes? ma le regole? non che ci tenga alle regole… e che mi chiedo: che significato hanno avuto le regole in passato? che significato hanno avuto nella creazione del genere homo che viviamo oggi? e poi che cazzo ci fa una bandiera accartocciata dell’UDC appesa al muro?

I soldi… ecco i soldi sono un tema. A lavoro pensavo mi pagassero di più. Sul conto credevo di averne un pizzico di meno. Uscite, tantissime: una bella botta per il mio compleanno (“famo er panico” dico al mondo), un paio di scarpe, un giubbotto, il regalo per Frenco, il regalo per Fede, il regalo per Ama, la pizzica, la ruota anteriore della bicicletta, il merch di Augusta, 100€ di vino, l’affitto, la benza, la bagna càuda, il Natale… spargo il seme del Dio denaro manco fossi l’unico leone in mezzo ad un branco di fertili feline. L’Universo mi ha insegnato così, anzi no, Sofia mi ha insegnato così: più ne dai, più ne tornano. Quando spero che non fosse stata l’erba a parlare.

Nel frattempo pago il mio caffè americano.
Rimetto al mondo i miei debiti, diretto verso una riunione non retruibuita, e poi un’altra, invece riconosciuta.

Chissà se stasera mi butterò via…

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