{"id":1288,"date":"2024-12-30T16:36:28","date_gmt":"2024-12-30T15:36:28","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=1288"},"modified":"2025-02-10T16:32:11","modified_gmt":"2025-02-10T15:32:11","slug":"lequazione-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2024\/12\/30\/lequazione-di-natale\/","title":{"rendered":"L&#8217;EQUAZIONE DI NATALE"},"content":{"rendered":"<p>Sogno un cucciolo di toro nero sprigionarmi addosso tutta la sua forza in potenza, e dopo essermermela cucciutamente cavata vedo il padre prendere il suo posto: adesso \u00e8 un enorme toro nero a caricarmi. Mi scaraventa al suolo, mi rialzo, mi colpisce ancora, ma a stento mi rimetto in piedi, un altro colpo&#8230; mi sveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno di essere accusato di stupro. Sarebbe successo in Olanda, quest&#8217;autunno, con una ragazza della quale non ho memoria. Io che nell&#8217;onirico ero me stesso infatuato di un ragazzo. Lo sguardo deluso e preoccupato di Joanna, i miei tentativi di spiegazioni inutili, le lacrime di lei e la mia istrionica personalit\u00e0 tramutatasi in un attimo in bestia. Mi sveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno i grattacieli del quartiere di fronte avvolti da un abbraccio di fumo e polvere, e il rimbombo di un rumore rinchiuso in una bolla. Un terremoto stava radendo al suolo la citt\u00e0 e l&#8217;attesa di essere il prossimo ad essere fagocitato dalla terra stava distruggendo qualsiasi barlume di speranza. Poi il niente: nessun crollo, nessun vetro rotto, nessuna sirena. Soltanto il terrore ingigantito dalla paura di stare vivendo in una relt\u00e0 immaginaria. Mi sveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sogno che \u00e8 il mattino del primo giorno del Salone Internazionale del Libro di Torino. \u00c8 tutto pronto e a me, come al solito, viene affidata la supervisione del padiglione del Centro Congressi. Un ultimo brief e si parte, ma manca un <em>walkie-talkie<\/em> e i sudori freddi del disastro di due edizioni fa tornano alla mente. Mi sveglio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">l&#8217;inverno dell&#8217;orso<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Vediamo se riusciranno a farmi piangere anche quest&#8217;anno, <\/em>pensavo, mentre dentro di me sapevo che c&#8217;era qualcosa di sbagliato in quella formulazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vediamo se pianger\u00f2 anche quest&#8217;anno, <\/em>e seppur il cambio di soggetto sembrasse l&#8217;aggiustamento pi\u00f9 azzeccato, sentivo che c&#8217;era ancora qualcosa che strideva. C&#8217;era la consapevolezza di un gesto per natura incontrollabile, ma per cultura controllato, a farmi risuonare il sospetto che comunque sarebbe successo. <\/p>\n\n\n\n<p>E mentre cercavo la frase giusta mi ritrovai catapultato dai 24\u00b0 di Valencia ai 2\u00b0 di Torino, con un mappamondo in mano e l&#8217;abbraccio di mamma pronto a riaccogliermi per Natale. Non avevo dubbi sul fatto che sarei tornato per le feste.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Viaggiare non \u00e8 fondamentale, ma \u00e8 importante per capire cosa \u00e8 fondamentale.&#8221;, scrivo ad un ragazzo sconosciuto in Thailandia, mentre condivide il suo malessere nello stare lontanto dalla famiglia il giorno di Natale. Dalle cucine di Masterchef alle aule dell&#8217;Universit\u00e0 di Pollenzo, oggi si trova in viaggio nel sud est asiatico da solo, con uno zaino, e la curiosit\u00e0 e la malinconia a prenderlo per mano. <em>Capisco benissimo cosa sta provando, <\/em>sento dopo aver letto le sue righe condivise su una <em>IG story, <\/em>e di getto gli mando un messaggio, che forse era un abbraccio, provando a sollevarlo un po&#8217; da quel dolore che egli stava provando, e che io avevo provato. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Non passer\u00f2 mai pi\u00f9 un Natale lontano dalla mia famiglia, <\/em>devo essermi detto dopo aver fatto del Covid la scusa per starmene lontano. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec il 24 mi ritrovo a scegliere un outifit volutamente <em>leggermente provocatorio<\/em> tra i pochi rimasti a casa a Torino. <br>Poi macchina, poi cenone. <br>Uno Champagne per iniziare la vigilia.<br>Un Franciacorta per chiudere Santo Stefano.<br>Tra i due <em>metodi classici,<\/em> una sfilza infinita di forchette, bicchieri e cucchiai veniva portata alla bocca, che, mentre compiva la magia di far scomparire il cibo, restituiva al mondo una gamma cromatica di parole, dalle pi\u00f9 superficiali a quelle trattenute perch\u00e9 ancora troppo intime.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente mi ritrovo sobbalzato, a piccole dosi, nel tavolo dei &#8220;grandi&#8221;: da quando Babbo Natale non esiste pi\u00f9, mi sono vestito da politogolo, psicologo, enologo&#8230; e tante altre parole che fanno del <em>-logos <\/em>il cuore pulsante di un essere tanto animato, quanto animale. Apparecchio discussioni che spaziano dall&#8217;affascinante potenziale delle nuove generazioni, al disagio di un abbraccio lungo 5 minuti, ricordando a me stesso l&#8217;invito di <a href=\"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2024\/02\/11\/non-sei-un-albero\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/averynormalguy.com\/2024\/02\/11\/non-sei-un-albero\/\">A.:<\/a> &#8220;E mi raccomando, stasera al cenone fatevi valere con i parenti un po&#8217; fasci&#8221;. Leggo, ascolto, metabolizzo e mi parlo: &#8220;se dovesse succedere, non deglutire Jacopo.&#8221; <br>Faccio dei passi avanti, anche se di fronte ad un&#8217;alzata per la seconda linea, mando la palla dall&#8217;altra parte con un morbido palleggio: &#8220;nessuno mi aveva chiesto di schiacciare&#8221;, il diavoletto sulla spalla destra; &#8220;nessuno ti aveva detto di non farlo&#8221;, l&#8217;angioletto su quella sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi domando ora chi mai avr\u00e0 voglia di capire questa metafora, e nel farlo sento amplificarsi nella mia testa il regolare ticchettio <em>contenuto-creativit\u00e0:<\/em> &#8220;devi scrivere!&#8221;, dice il primo.<br>&#8220;s\u00ec, ma cosa?&#8221;, risponde il secondo.<br>&#8220;del Natale, no?&#8221;<br>&#8220;ma non so cosa&#8221;<br>&#8220;ma come no? la vigilia, il tavolo dei grandi, il 25, i regali mancati, le foto, le lacrime, la techno, il 26, gli abbracci&#8230;&#8221;<br>&#8220;ma non mi viene fuori niente, e poi, a chi dovrebbe interessare? ho scritto una lettera, potrei pubblicare quella&#8221;<br>&#8220;bella scusa&#8230; cos\u00ec non ti devi impegnare nel creare un contenuto: copi la lettera qui e la pubblichi&#8221;<br>&#8220;hai ragione&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio fare.<br>Mi ero promesso che questo spazio sarebbe stato uno spazio libero.<br>Mi ero promesso che almeno qua, sul mio blog, mi sarei concesso di essere libero.<br>Di scrivere, fare, disfare, essere ridondante, ripetitivo, noioso, talvolta piacevole, altre semplicemente me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che ho vissuto questo Natale come lo spazio raccolto tra due parentesi: tra il prima, Valencia, e il dopo, Valencia. E che in questo spazio ho provato ad inserirci tante cose: la famiglia, gli amici, le emozioni, le aspettative, i ritorni, le novit\u00e0&#8230; ho provato a risolvere l&#8217;equazione racchiusa tra le tonde dando un valore alle incognite della formula, e ignorando a pi\u00f9 riprese che io, sta benedetta equazione, proprio non la volevo risolvere. Non volevo uscire dalle parentesi. Cos\u00ec posticipo la partenza per la Spagna, medito e rinvio la scrittura di queste righe consapevole che prima o poi avrei dovuto ammettere a me stesso, Jacopo, e a <em>averynormalguy<\/em>, che in questo momento a Valencia non ci voglio tornare. E non perch\u00e9 Valencia sia brutta, e Torino sia pi\u00f9 bella; ma perch\u00e9 semplicemente sento l&#8217;arrivo dell&#8217;inverno, del <em>comfort, <\/em>del <em>cozy<\/em>. L&#8217;arrivo di un periodo durante il quale raccogliersi tra luoghi noti, braccia amiche, silenzi confortevoli&#8230; senza la smania della novit\u00e0 e delle costruzione di una nuova vita. A Valencia non ci voglio tornare perch\u00e9 sento di essere stanco. Stanco di chiedere al cervello di imparare una lingua nuova, di chiedere alla curiosit\u00e0 di partorire nuove domande, di chiedere alla creativit\u00e0 di trasformare un&#8217;idea in un progetto, e alla determinazione di trasformare un progetto in una sfida. Stanco di non avere un messaggio facile da inviare all&#8217;amico di sempre. Stanco pure di pensare a cosa fare. A dove stare. A chi essere. <\/p>\n\n\n\n<p>Tre inverni fa vivevo in un bosco.<br>Ero stanco.<br>Pescai una carta: l&#8217;orso.<br>Me ne andai in letargo.<br>E mi presi cura dei miei silenzi. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Chiss\u00e0 quando pianger\u00f2 quest&#8217;anno<\/em>, era poi la frase giusta. Perch\u00e9, come ogni anno, quando io, babbo, mamon, rebe e rich, ci scambiamo i regali, improvvisamente smetto di vedere, appannando la vista di morbide lacrime calde. <\/p>\n\n\n\n<p>Natale sta tutto qua, nello spazio commosso tra due parentesi. <\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sogno un cucciolo di toro nero sprigionarmi addosso tutta la sua forza in potenza, e dopo essermermela cucciutamente cavata vedo il padre prendere il suo posto: adesso \u00e8 un enorme toro nero a caricarmi. Mi scaraventa al suolo, mi rialzo, mi colpisce ancora, ma a stento mi rimetto in piedi, un altro colpo&#8230; mi sveglio. 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