{"id":1311,"date":"2025-01-13T15:56:40","date_gmt":"2025-01-13T14:56:40","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=1311"},"modified":"2025-06-08T22:16:34","modified_gmt":"2025-06-08T20:16:34","slug":"un-nuovo-orecchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2025\/01\/13\/un-nuovo-orecchino\/","title":{"rendered":"UN NUOVO ORECCHINO"},"content":{"rendered":"<p>Thibault mi ha detto che &#8220;sentirsi perso&#8221; non lo fa sentir perso.<br>Joanna invece, anni fa, mi colp\u00ec quando mi chiese: &#8220;how long are you gonna play lost?&#8221;, come se il sentirsi <em>lost <\/em>fosse un gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>In entrambi i casi, ho sentito una sorta di leggerezza posarsi sui miei abiti da <em>ragazzoIdon&#8217;tknow.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">IL TEMPO DEL TRE<\/h2>\n\n\n\n<p>Dal tavolo in salotto vedo le case di Valencia. <br>Vedo il sole posarsi stanco sulle sue facciate color estate.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal mio ritorno qui a inizio gennaio, sono ancora incerto su questo sentire.<br>&#8220;Mi sento bene&#8221;, non osa dire la bocca.<br>Come se quel <a href=\"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2025\/01\/07\/contadino-delle-ramificazioni-narrative\/\">pianto<\/a> furibondo si fosse portato via le scorie della paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre terminavo, con il gusto della fatica, l&#8217;ultima serie di squat jump ho pensato: <em>quando finisco vado a farmi un orecchino.<\/em> Era stata la farmacia di fronte al parco di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Benimaclet\">Benimaclet<\/a> a suggerirmelo. Faccio ancora qualche &#8220;suicidio&#8221; sul campo da basket, raccolgo il fiato, il telefono, le chiavi e vado. <br>&#8220;Hac\u00e9is este?&#8221;, indicando con la mano gli orecchini che porto all&#8217;orecchio sinistro.<br>&#8220;Los pendientes?&#8221;<br>&#8220;Vale&#8221;<br>&#8220;As\u00ec&#8221;, fece le farmacista prendendo in mano una carta con orecchini di diversi colori, &#8220;tenemos este, de este color, as\u00ec un poquito mas luminoso&#8230;&#8221;, sfoggiando il catalogo.<br>&#8220;Tienes negro?&#8221;, aspetto che finisca lei.<br>&#8220;Negro?&#8221;, quasi stupita, &#8220;no, negro no.&#8221;<br>&#8220;Vale, vamos por este.&#8221;<br>E dopo una decina di minuti ero fuori dalla farmacia con una bottiglietta d&#8217;alcool disinfettante in mano e un nuovo buco all&#8217;orecchio destro.<\/p>\n\n\n\n<p>Che poi ci avevo gi\u00e0 provato a Torino, durante le vacanze di Natale, a farmi un buco, ma niente, la farmacista questa volta era stata meno accondiscendente, liquidandomi con un: &#8220;deve chiamare e prenotarsi&#8221;. L&#8217;orecchio destro chiamava ed io non potevo pi\u00f9 permettermi di non ascoltarlo: la chiacchierata con Francesca il giorno prima aveva acceso una miccia, era ormai solo questione di tempo&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;\u00c8 che mi piace la Natura, la sua fermezza, la sua stabilit\u00e0; ma allo stesso tempo non riesco a non definirmi attratta dal frenetico movimento delle citt\u00e0. C&#8217;\u00e8 una sorta di contraddizione in me, che trova casa tanto nell&#8217;espessivit\u00e0 statuaria della fotografia, quanto nel ballo libero e animalesco&#8230;&#8221;, e via cos\u00ec: mentre i nostri passi intessevano una tela di nodi ingarbugliati per le vie del centro, Francesca si raccontava dando spazio a quel <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bu1Hh7NGUWI\">Fauno<\/a> che Maurizio Carucci identifica come centro di gravit\u00e0 permanente degli estremi <em>del <\/em>suo<em> essere un po&#8217; uomo un po&#8217; animale.<\/em><br>&#8220;Sai, io all&#8217;inizio credevo di essere <em>uno<\/em>. Credevo di essere un qualc<em>uno<\/em>: Jacopo, con le proprie caratteristiche, slegato dal mondo e dal circostante. Io ero: senza contesto e senza relazioni. Ecco quello era il tempo dell&#8217;<em>uno.<\/em> Era il tempo durante il quale ero cos\u00ec impegnato a definirmi che la lente d&#8217;ingrandimento che avevo puntata su di me mi impediva di vedere ci\u00f2 che c&#8217;era fuori, anche solo ad un passo da me. <br>Poi, piano piano, ho iniziato a relazionarmi con ci\u00f2 che avevo attorno. Ho iniziato ad osservare, a comprendere (nel suo senso etimologico di <em>prendere <\/em>e <em>mettere assieme: <\/em>cum-prehendere), a confrontare quell&#8217;<em>uno<\/em>, cos\u00ec apparentemente stabile, con l&#8217;altro, a volte cos\u00ec diverso, altre quasi uguale. E nell&#8217;incauto e giovane pensiero, ha iniziato a prender forma il <em>due<\/em>: c&#8217;ero io e c&#8217;era qualcos&#8217;altro, c&#8217;era ci\u00f2 che era simile a me, e ci\u00f2 che invece ne era distante. Da questo gioco di prossimit\u00e0 e lontanza \u00e8 nata poi una linea, che divideva il mondo in gente dalle caratteristiche comuni: da una parte la libert\u00e0, dall&#8217;altra la sicurezza; da una parte il dinamismo, dall&#8217;altra la stabilit\u00e0; da una parte la creativit\u00e0, dall&#8217;altra la razionalit\u00e0&#8230; e cos\u00ec via, categorizzando, seguendo i miei stereotipi mentali, ci\u00f2 che mi era affine da ci\u00f2 che credevo non lo fosse. Cos\u00ec anche la mia identit\u00e0 aveva piano piano iniziato a credere al potere della dicotomia, schierandosi in maniera netta dalla parte dei <em>liberi-dinamici-creativi-blablabla<\/em>. Bene, a quel punto avevo costruito anch&#8217;io un personaggio: ero gay, ero mancino, vivevo nei boschi, non avevo un lavoro, ero l&#8217;alternativo&#8230; ero tutto quello che poteva stare dalla &#8220;parte giusta&#8221; della linea del <em>due. <\/em>E anche la mia estetica rispondeva di questo bisogno identitario: un tatuaggio sul braccio sinistro, poi due, tre, quattro, cinque, sei&#8230; tutti a sinistra: proprio come gli orecchini, tutti a sinistra. La libera espressione era roba del corpo mancino, e senza che lo sapessi stavo iniziando io stesso a diventare una linea: da una parte <em>l&#8217;artista, <\/em>dall&#8217;altra il <em>razionale,<\/em> da una parte il <em>sagittario<\/em>, dall&#8217;altra la <em>vergine. <\/em>Il mio corpo stava diventando il tempio di tale credo, a tal punto da convincere me stesso di voler preservare questa nature duplice e in contrasto con s\u00e9 stessa. Il tempo veniva suddiviso per bisogni: da una parte quello economico, strutturale, di costruzione e di evasione, che si traduceva di solito con sessioni bi-tri-semestrali di lavoro e distrazione (il periodo del <a href=\"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2024\/11\/07\/il-ponte-dei-morti-dei-santi-e-dei-peccatori\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/averynormalguy.com\/2024\/11\/07\/il-ponte-dei-morti-dei-santi-e-dei-peccatori\/\"><em>sesso<\/em><\/a> per intenderci); dall&#8217;altra la fuga, il viaggio, la solitudine, la spiritualit\u00e0&#8230; momenti di intensa connessione e creativit\u00e0 che nutrivano il mio essere animale. Ero finito col crederci, cos\u00ec tanto da non crederci pi\u00f9, e col tempo qualcosa ha iniziato a stridere nella narrazione. L&#8217;incasellamento costante mi portava a dover fare piuttosto che a lasciarmi fare, costringendomi spesse volte ad un inutile sforzo di comprensione della realt\u00e0. <br>Da l\u00ec, piccoli segnali: &#8220;can you embrace both sides?&#8221;, mi domand\u00f2 Joanna; &#8220;Yoga vuol dire unit\u00e0&#8221;, mi insegn\u00f2 Elia; poi gli abbracci con mia sorella (da sempre collocata lontana dall&#8217;altra parte della linea del <em>due<\/em>), la voglia di ascoltare, il richiamo libero e gratuito del &#8220;fallimento&#8221;&#8230; piccole sollecitazioni alla struttura solida ma eterea del muro, che mi hanno portato ad una curiosit\u00e0 nuova. Ecco, sento che sta arrivando il tempo del <em>tre:<\/em> dove per <em>tre<\/em> si intende l&#8217;unit\u00e0, l&#8217;equazione dove 1+1 non fa 2, dove i colori si mescolano e danno vita a sfumature sempre nuove, in continua e pacifica evoluzione. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 <em>ri-voluzione<\/em> perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la <em>ri-petizione <\/em>ossessiva del gesto. Rimane l&#8217;evoluzione, intesa come consapevole accettazione del cambiamento. <br>Dove sto andando non lo so Francesca, ma sento che sto entrando in una fase nuova&#8230; sento che ne ho bisogno. Ed \u00e8 per questo che lo <em>storytelling<\/em> del mio corpo mi chiede un orecchino all&#8217;orecchio destro: perch\u00e9 non vi siano pi\u00f9 pareti tra le tanti parti del tutto.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto Francesca si era fermata e forse aveva detto &#8220;wow&#8221;, o forse non lo so.<br>Di sicuro sapevamo che saremmo andati in enoteca a comprare una bottiglia di <em>ros\u00e8,<\/em> e con la disinvoltura donataci dal suo contenuto ci saremmo improvvisato deejay con la console di Renato. <\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Thibault mi ha detto che &#8220;sentirsi perso&#8221; non lo fa sentir perso.Joanna invece, anni fa, mi colp\u00ec quando mi chiese: &#8220;how long are you gonna play lost?&#8221;, come se il sentirsi lost fosse un gioco. In entrambi i casi, ho sentito una sorta di leggerezza posarsi sui miei abiti da ragazzoIdon&#8217;tknow. 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