{"id":1509,"date":"2025-05-03T14:10:38","date_gmt":"2025-05-03T12:10:38","guid":{"rendered":"https:\/\/averynormalguy.com\/?p=1509"},"modified":"2025-05-03T14:10:40","modified_gmt":"2025-05-03T12:10:40","slug":"la-vibra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/averynormalguy.com\/fr\/2025\/05\/03\/la-vibra\/","title":{"rendered":"LA VIBRA"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Es que no es casualidad. Es causalidad.&#8221;<br>E prima di abbracciare Rosa, io e Lucas ci saremo guardati pronunciando con gli occhi quella parola che la notte precedente, sulla terrazza, aveva segnato un prima e un dopo del nostro assai recente <em>esserci incontrati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La <em>vibra&#8221;<\/em>, mi fa lui, con una calda pacca sulla spalla.<br>&#8220;La <em>vibra&#8221;, <\/em>io, completando quel suo movimento in un abbraccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi un altro. <br>E un altro ancora.<br>Valencia che pian piano andava implodendo nell&#8217;intensit\u00e0 di quegli ultimi momenti di contatto. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Nos te esperamos. Tu familia gastronomica.&#8221;, mi fa Monica all&#8217;orecchio.<br>E accumulo, senza rendermene conto, tutto l&#8217;amore coltivato in quei 5 mesi di sole, persone e biciclette.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">SINCRONICIT\u00c0<\/h2>\n\n\n\n<p>Mi \u00e8 stata regalata <a href=\"https:\/\/poesiainrete.com\/2022\/08\/07\/tabaccheria-fernando-pessoa\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/poesiainrete.com\/2022\/08\/07\/tabaccheria-fernando-pessoa\/\">una poesia.<\/a><br>Io all&#8217;inizio non capivo.<br>Ascoltavo ma non capivo.<br>Mettevo insieme immagini con la speranza che il mio senso fosse lo stesso di un poeta vissuto a chilomentri di distanza, ad anni di distanza.<br>Mettevo insieme immagini con la speranza che il mio senso fosse lo stesso di quello di Fernando Pessoa. <br>Ho lasciato che fossero i suoni a prendermi per mano. Che fosse la voce di un ragazzo appena conosciuto la mia guida.<br>Io bendato, e la musica di parole nuove a farsi vento. <br>Il lato pi\u00f9 intimo del bancone del bar si era trasformato nel teatro di una rappresentazione improvvisata, e la poesia tagliata a pezzi da clienti inconsapevoli di una delle altre infinite realt\u00e0 possibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la poesia mi sono state regalate delle lacrime, quando il giorno dopo sarebbe stata la mia lingua, la mia voce, il mio essere vela, barca, vento e mare a sovrapporre il mio senso a quello di un poeta vissuto a chilomentri di distanza, ad anni di distanza. Recito a me stesso quei versi con la voce graffiata dal fumo, e talvolta inciampo nel disallineamento delle due velocit\u00e0: quella della testa, che vuole capire, e quella del cuore, che&#8230;<br>Mi alzo in piedi, mi guardo allo specchio, e nella timidezza della prima lacrima che coraggiosa abbandona il porto del proprio occhio, cerco il volto di mia madre. <br>Cosa trovo per\u00f2, \u00e8 solo un ricordo e la suggestione di un abbraccio tenuto insieme dalla sola unanimit\u00e0 del respiro.<br>I corpi che si sciolgono. Le braccia che si fondono nella schiena dell&#8217;altro. Le gambe gi\u00e0 tronchi di alberi accarezzati da un soffio gentile. E il tempo che sembra disgregarsi in uno degli infiniti punti che compongono una retta.<\/p>\n\n\n\n<p>Esco in balcone con la voglia di una sigaretta, ma le mie dita scelgono una penna. Cos\u00ec inauguro su carta i titoli di coda di ringraziamenti, fotografie, ricordi di questi 5 mesi a Valencia. <\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Allora come ti senti? Sei pronto per partire?&#8221;, mi domanda Rosita, entrando con cura in quello spazio di silenzio e intimit\u00e0.<br>Interrompo la scrittura ormai gi\u00e0 prossima alla resa.<br>Appoggio la penna sul quaderno. E lo stesso faccio con la schiena sulla parete.<br>Respiro. <br>Stiro la fossetta della guancia destra come se, pesce, fossi stato pescato dalla giusta domanda.<br>E prendo tempo allontanando lo sguardo sui tetti senza forma della citt\u00e0.<br>&#8220;Mi sento&#8230;&#8221;, davvero mi mancavano le parole: &#8220;mi sento <em>bene,<\/em> direi&#8221;, sapendo che la vera risposta sarebbe stata un pieno silenzio.<br>Ormai intrapresa la strada della verbalizzazione, articolo, provando a rimodellare quella amorfa situazione di stasi: &#8220;mi sento come se stessi vincendo 1-0 a 10 minuti dalla fine. Non vedo l&#8217;ora che finisca. Ma non perch\u00e9 non stia andando bene, anzi, sto vincendo 1-0. \u00c8 che da un lato ho paura, in questi ultimi giorni, che qualcosa possa rovinare quanto di buono sia successo e si sia creato in questi mesi; e dall&#8217;altro ho paura di conoscere altro, che desti in me curiosit\u00e0 e fascinazione, che per\u00f2 non potrei approfondire. Per questo mi sento esattamente dove devo essere: alla fine di un qualcosa. La fine organica e moderata di un qualcosa. Questa Valencia, anzi questo modo di vivere Valencia, doveva essere una parentesi, e ora ci siamo, \u00e8 ora di chiuderla.&#8221;<br>Rosita dava tre quarti di corpo alla citt\u00e0. Seduta e sorridente, ascoltava senza invadere quello spazio di convidisione. Poi una parola, una sola, ed io che inizio a viaggiare sui nessi etimologici e simbolici di quel suono.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sincronicit\u00e0&#8221;, la sua bomba lanciata sul mio mondo bisognoso di una ripulita.<br><em>Sincronicit\u00e0,<\/em> e quella fossetta della guancia destra che gi\u00e0 si era rotta in un sorriso.<br><br><br><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Es que no es casualidad. 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