“RIEMPIRE IL VUO-“

by | Dec 12, 2024 | Dicembre 2024

“Como llenar un vacío”, sorrideva Gagou (sì Gagou, quella della Grecia, cioè lei è francese… insomma quella de Il dopo) mentre io mi ero stufato di far finta di non capire.
“Que?”, le rimbalzo addosso.
“Como se dice en english? No se…”, e si sforzava nell’accompagnarmi nella sua dimensione.
“Try in french”
“Combler le vide”
Peggio che andrar di notte. Ma la tecnologia ci porgeva la sua mano metallica e fredda e noi, spettatori ormai della fine del XX secolo, le siamo corsi incontro come bambini verso i lecca-lecca della nonna.
“Riempire il vuoto”, mi fa allora Gagou con uno stereotipato accento italiano.
“Riempire il vuo-“, e mi interrompo.

Riempire il vuoto, penso, subito dopo averle risposto alla sua domanda sull’amore.

bozze di un nuovo inzio

Non darti del vigliacco, solo perché sei capace ad ascoltare.
Straborda silenzio dalla mia testa.

Interrompo la scrittura di quest’articolo per provare a vedere cosa c’è fuori, anche se so, in realtà, che è il dentro che mi muove. Spengo la candela. Appoggio il computer a terra. Interrompo Coulou dal suo ammirevole assolo. E mi affaccio in salotto. Sul divano Xìmena se ne sta tutta rannicchiata al cellulare, mentre la vetrata alle sue spalle racconta di una Valencia pronta ad accogliere qualche millimetro di pioggia.
“Como fuè el examen?”, le domando con lo sguardo incollato sui tetti delle case di fronte e un infuso allo zenzero a bruciarmi le mani.
“Ha sido bien! Soy muy feliz!”.
Si sentiva dalla leggerezza del suo parlare che, comunque, si era tolta un peso.
“Es por eso que te compraste el dulce? Para celebralo?”, riferendomi al muffin al cioccolato che avevo intravisto in cucina.
“Para celebrar la vida!”, e un sorriso le invase il viso. “Y tu? Que tal?”

Mi prendo qualche secondo restando immobile a fissare quel pezzo di realtà che si nascondeva sopra i palazzi.

“Yo… yo un poco come le onde. Como se dice? Sabes el mar?”, e gesticolando provavo a farle capire il mio concetto di bene e male.
“Las olas?”
“Vale! Como las olas. A veces bien y a veces mal. Todos es nuevo aquì…”, e senza che potessi continuare a sforzarmi nel pensare a cosa dire e a come dirlo Xìmena subito mi interruppe: “Entiendo. Pero tu has viajado mucho, verdad?”
“Si, pero creo que esta es la primera vez donde, por el idioma, es muy dificil de connectarme con las personas.”
Il rumore delle chiavi nella toppa si incastrarono in quella bozza di conversazione: Ivàn e Sarah erano tornati con una torta di compleanno con il 3 e lo 0 pronti per essere soffiati via da un desiderio.

Il compleanno di Xìmena era stato una settimana prima, ma gli impegni, le geografia e la distrazione ne avevano dilatato gli effetti. Così quella sera durante la quale pensavo di rinchiudermi in camera a scrivere, arrovellandomi sulle mie paure di ragazzo straniero in un posto nuovo, la passai a condividere torta e narrazioni con quelli che saranno i miei compañeros de piso; e amen se lo spagnolo ancora poco la parlo e a tratti non lo capisco: arriverà il tempo, se non sarò troppo impegnato ad accelerarlo.

Nel mio insistere nell’essere felice mi stavo dimenticando del percorso, e di quanto Valencia in realtà me la stesse schiffando in faccia la felicità. Piccole cose, ma quotidiane, che mi davano una leggera scossa ogni qual volta mi lasciavo scivolare nel dubitare.
La corsa fino al mare.
La vecchina che mi racconta del palacio del dragòn.
Emma e Rebeka conosciute per caso mentre servivo loro del vermut.
L’improvviso messaggio di Gagou: “Hola amor <333 aquì estoy en Valencia que haces??”, e la potenza di un abbraccio che tanto mi mancava. Era un anno e mezzo che non ci vedevamo, e poco meno che non ci sentivamo. Due corpi sballotati dalla furia del tempo ritrovatisi per caso nello stesso posto, nello stesso momento.
“Vamos a comer algo?”, non mi sarei fatto sfuggire l’occasione.
“Vale! Dime donde?”, e in una mezz’ora sentii gridare il mio nome dall’altro lato della strada.
“El amor? Què dice?”, le avrei poi chiesto dopo che entrambi ci eravamo riaggiornati sulle nostre vite e i nostri movimenti.
“Todo plano”, con le sue mani a simulare una linea orizzontale, “y tu?”
“I could say the same”, perché lo spagnolo mi aveva stancato, “tired of looking for sex, for people, for… you know. Wanna the love now.”
“Como llenar un vacìo”

“Riempire il vuo-“

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